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L’ARAZZO DI BAYEUX: UNA STORIA CENTENARIA CON UN RUOLO IMPORTANTE ANCORA OGGI

Dichiarato dall’Unesco patrimonio della memoria del mondo, l’arazzo di Bayeux è una meravigliosa testimonianza di medievalismo pop nonché politico – religioso dell’arte tessile medievale.

L’opera descrive per immagini gli accadimenti relativi alla conquista normanna dell’Inghilterra del 1066 d.C., culminanti con la battaglia di Hastings. Sorta di proto-cinema, il manufatto è citato nei titoli di apertura di film come Robin Hood: Prince of Thieves (1991), The Vikings (1958) e Pomi d’ottone e manici di scopa (1971). Inoltre, a causa della sua forza narrativo – demagogica, Napoleone, a fini propagandistici, lo volle esporre a Parigi per la sua progettata invasione dell’Inghilterra nel 1803.

Un’icona Pop

 Grazie ai Simpson, in una delle “gag del divano” (S19E10), l’arazzo è consacrato definitivamente alla cultura pop. La scena mostra Ned Flanders e la sua famiglia rubare il divano, con i Simpson che poi se ne reimpossessano sterminando i vicini. Anche in Shrek Terzo (2007), uno dei grandi revival medievali, compare appeso in una delle pareti della Worcestershire Academy.

Data la sua fama non poteva sfuggire alla HBO, casa di produzione del Trono di Spade, che in un inconsueto parallelismo con gli artigiani di nove secoli fa coinvolge tessitori e disegnatori al fine di realizzare 80 metri di tessuto decorato con le storie degli episodi della serie televisiva, oggi esposti nella magnifica cattedrale gotica di Bayeux.

 L’arazzo inoltre appare, anacronisticamente oltre che fuori contesto geografico, in El Cid (1961) ricamato in una delle scene da Sophia Loren e nel recente Dracula Untold (2014) come tremendo trash medievale.

Manifesto di propaganda politica: dal Medioevo fino alla seconda guerra mondiale

 Con finalità non propriamente di celebrazione trionfale, ma piuttosto di affermazione della legittimità del dominio normanno sull’Inghilterra l’arazzo, nel complesso moderno, fu soggetto ad una debole e discontinua attenzione ai legami con i contemporanei processi di elaborazione politico – culturale, tendente a ridefinire i funzionamenti del potere.

L’opera è l’espressione di una serie di ideali politici, una lettura del sistema di potere che ruota attorno al Regno (normanno) e si fonda sulla preminenza aristocratica. In altri termini, l’arazzo esprime riflessione che lo pongono al pari e in parallelo con fonti giuridiche coeve, infatti contiene un’importante rappresentazione della convergenza dei tre ordini della società a sostegno del potere regio.

L’analisi dell’arazzo da un punto di vista dei legami vassallatici ci permette di evidenziare elementi di coerenza nel quadro dei diversi ideali politici attivi nell’Europa occidentale in questi decenni e in quelli avvenire; difatti tale impronta è tracciabile nelle maggiori monarchie europee in età moderna, ove persiste questo “doppio binario vassallatico -beneficiario”.

Richiami all’opera normanna si colgono in accezione di traslatio imago in una convincente dialettica “ammagliatrice”  a supporto della propaganda hitleriana, portata avanti appunto dal ministro della propaganda Paul Joseph Goebbels che, non a caso, ha svolto una tesi di dottorato sulla produzione letteraria romantica, corrente culturale che esalta l’età di mezzo e le sue tradizioni.

Medioevo fra noi

Tutti questi fenomeni di risemantizzazione del medioevo in chiave moderna, riuniti sotto forma di “medievalismi o medioevalismi” sono tendenze a tronare a forme di vita che furono proprie del medioevo, che si dissolvono in esaltazioni ideologiche e di forme artistiche proprie di quell’epoca.

In Italia, paese ove in età rinascimentale è stata elaborata l’dea stessa di medioevo, si colgono: città, borghi e paesaggi impregnati di cultura medievale, lo stesso non è da dirsi per la disciplina che, a detta del professor T. di Carpegna in Medievalismi Italiani secoli XIX-XXI “in Italia rileva ancora una qualche difficoltà nell’attribuirgli una collocazione disciplinare.

A tutti gli effetti siamo condizionati “dall’epoca buia”, ne siamo figli e genitori: figli in quanto tutt’ora cogliamo i frutti dei suoi lasciti e allo stesso tempo genitori poiché in buona parte ce lo siamo inventati, mediante espressioni pop alle più vicine sfere politico e religiosa.

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