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L’aggressività maschile sembra essere scritta nei geni. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications riporta una drastica riduzione della diversità del cromosoma Y (quello maschile) avvenuta 7 mila anni fa. Questo significa che il numero di uomini fertili si era dimezzato, ma non conosciamo epidemie o cataclismi che abbiamo colpito solo la popolazione maschile. Gli autori propongono un’ipotesi angosciante: gruppi geneticamente simili hanno iniziato a competere fino a sterminarsi.

aggressività maschile
La prima scena del film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, 1968 (https://goo.gl/images/q34KQn)

La violenza preistorica

Il film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) si apre con una scena che riprende un gruppo di ominidi. In questa prima parte, intitolata L’alba dell’uomo, un primate scopre la tecnologia, la violenza e la supremazia sugli altri. L’ominide, infatti, trova lo scheletro di una bestia e scopre che un osso può essere utilizzato come strumento per risultare più forti. La sua tribù attacca quella rivale, contro cui compete per controllare una pozza d’acqua, e grazie all’arma vincono il conflitto. In queste scene è racchiusa tutta la storia dell’umanità, e una certa visione di come sia la natura umana: “l’alba dell’uomo”, ossia il mitico passaggio dalle scimmie all’uomo, avviene quando un primate impara che gli oggetti possono essere manipolati (nasce la tecnologia) e li sfrutta per dominare il nemico (nasce la guerra e la violenza).

Un “collo di bottiglia” inspiegato 

Nel maggio 2018 esce un articolo su Nature Communications in cui gli autori si interrogano su un avvenimento accaduto tra i cinque e i sette mila anni fa. I ricercatori hanno analizzato un set di sequenze genetiche del cromosoma Y e hanno rilevato un momento in cui si è verificato un bottleneck: una riduzione della diversità “a collo di bottiglia”. La diversità genetica permette la sopravvivenza: una stessa specie ha numerose versioni, simili ma diverse, dei propri organismi, e questo spiega perchè ogni essere umano somiglia a tutti gli altri, ma tutti differiscono leggermente. Più varietà esiste, più possibilità ci sono che la specie sopravviva in caso di eventi traumatici. Questi eventi, come epidemie, cataclismi o guerre, possono causare la riduzione bottleneck: il corredo genetico di una popolazione viene ridotto drasticamente. Durante il Neolitico è avvenuto un calo della popolazione maschile: è sopravvissuto solo un ventesimo degli individui pre-Neolitico.

L’aggressività maschile

I ricercatori spiegano l’accaduto con un’ipotesi socioculturale e ipotizzando un’inquietante aggressività maschile innata. Nell’immagine vediamo a sinistra la diffusione del cromosoma Y, mentre a destra la diffusione del DNA mitocondriale, che viene trasmesso solo dalla madre. Si nota, qualche migliaio di anni fa, una riduzione della popolazione maschile.

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A sinistra la distribuzione del cromosoma Y, a destra la distribuzione del DNA mitocondriale

Il bottleneck viene dunque spiegato attraverso un’ipotesi che intreccia cultura e genetica.
Innanzitutto, all’interno di gruppi biologicamente simili, si evolvono norme sociali e culturali che limitano l’accoppiamento con membri di altri gruppi. Questo porta a una grande diversità genetica tra le diverse popolazioni e a una grande somiglianza genetica all’interno delle singole popolazioni.
Dunque, la presenza di questi aggregati porta a una violenta competizione: non tanto tra quelli molto distanti, ma soprattutto tra quelli vicini e simili.
Infine, la competizione, scrivono gli autori “tende a concentrarsi tra maschi imparentati, e l’estinzione del gruppo è una vera e propria estinzione della discendenza”.

Il ruolo del testosterone

I risultati presentati da Marcus Feldman, autore dello studio, sono convalidati da numerose prove tratte dagli studi di archeogenetica, la branca della genetica che si occupa di studiare i campioni di DNA antico, e da modelli matematici che simulano quanto descritto finora. Non conosciamo eventi traumatici come cataclismi o epidemie che hanno risparmiato totalmente le donne colpendo invece gli uomini. Sembra dunque che l’aggressività maschile sia una caratteristica intrinseca alla loro biologia. Da anni gli studi sul testosterone, l’ormone prodotto soprattutto nei testicoli, hanno evidenziato come esso determina una maggiore aggressività nei maschi. Gli esperimenti sugli animali appartenenti alla classe dei Vertebrati, la stessa dell’umanità, hanno infatti dimostrato come la castrazione in fase puberale riduce drasticamente l’aggressività.

Mattia Grava

 

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