È ripetitivo e scontato sentire frasi come ” la droga amplifica la mente” eppure, di fronte ad affermazioni del genere spesso non riusciamo mai a capirne il vero significato, limitandoci a fare un passo indietro restando scettici nei confronti di certe espressioni. Il modo in cui ciò funzioni, anche in rapporto ad uno stile di vita afrodisiaco, mistico, poetico ci viene però esposto dal “padre” dei poeti maledetti Charles Baudelaire. Nella sua serie di trattati racchiusi all’interno de “i paradisi artificiali” (“Les Paradis artificiels”), l’autore mostra esperienze vissute sia in prima persona che non riguardanti gli effetti di sostanze stupefacenti quali oppio, hashish e vino.

I paradisi artificiali come condanna dell’uomo
All’interno dell’opera Baudelaire spiega dettagliatamente il modo in cui queste droghe suscitino in chi ne usufruisce una sorta di paradiso artificiale, una visione splendida e magica destinata però a scomparire per lasciare posto ad effetti indesiderati. Secondo l’autore l’uomo, alla ricerca del “gusto dell’infinito”, utilizza vie secondarie per arrivare più velocemente a quel sapore che tanto ricerca; ciò porta irrimediabilmente a conseguenze che rendono l’uomo schiavo di queste per ricercare una maggiore creatività. l’hashish e l’oppio portano ad un annullamento della volontà nel singolo, iconica è la frase di Baudelaire : “orrenda è la sorte dell’uomo la cui immaginazione, paralizzata, non sia più in grado di funzionare senza il soccorso dell’hashish o dell’oppio“. L’uomo si ritrova cosi, dopo aver provato l’ebbrezza del “paradiso artificiale” in un inferno terrestre dettato dai danni di queste droghe. Non viene però condannato il vino, visto dall’autore come unico strumento possibile per esaltare veramente la grandezza e la creatività del soggetto fino ad elevarlo all’infinito.

Le sostanze stupefacenti permettono di fare arte?
Sarebbe un insulto ai veri poeti affermare che la condizione mentale a cui portano le sostanze stupefacenti permetta di fare vera arte. L’arte è un dono di pochi, di chi desidera uscire dalla normalità per buttarsi nell’assurdo, non saranno piante o liquidi a determinare a 360 gradi la visione poetica di un uomo. Eppure è innegabile il fatto che queste sostanze riescano a portare l’individuo in una condizione quasi trascendente, lontano dalla normalità del reale; riuscire a vedere da un’altro punto di vista tutto ciò che circonda il soggetto può dare una “spinta” allo sviluppo di una concezione tutt’altro che ordinaria. Dopotutto l’arte, cosi come dice Schopenhauer, non è altro che conoscenza pura e disinteressata che riesce a sottrarre l’individuo dalla sua natura per brevi istanti, cosi come le sostanze stupefacenti, sarebbe quindi contraddittorio porre su due piani diversi due concetti che hanno una differente partenza ma che giungono al medesimo traguardo.
