La battaglia di Slivnitsa, 17 novembre 1885

Parliamo di Storia.

 

Terminata la guerra Russo-Turca (1877-1878) con la vittoria della coalizione guidata dallo Tsar Alessandro II, le grandi potenze d’Europa si riunirono a Berlino il 13 giugno 1878 con lo scopo di delineare ex novo l’aspetto geopolitico della regione dei Balcani. Le popolazioni della penisola riacquistavano finalmente l’indipendenza (almeno a livello nominale) dopo quasi cinquecento anni di dominazione ottomana, grazie anche alla volontà dei Vecchi Imperi di suddividere l’area all’interno delle rispettive aree d’influenza. Dalle ceneri dei protettorati ottomani sorsero i nuovi stati di Serbia, Montenegro, Romania e Bulgaria.

 

 

In particolare, la formazione di quest’ultimo destava le preoccupazioni di Gran Bretagna ed Austria-Ungheria: con il precedente Trattato di Santo Stefano del 3 marzo 1878, i russi avevano avanzato la pretesa della formazione di un unico principato bulgaro a guida russofila allo scopo di instaurare una presenza competitiva nella regione, una mossa che avrebbe sicuramente destabilizzato i preesistenti equilibri invogliando i movimenti nazionalisti di etnia slava (presenti in Serbia e nella ancora ottomana regione della Macedonia) a schierarsi con lo Tsar. Al fine di prevenire detto incontrollato ingrandimento dell’influenza russa, i partecipanti occidentali al congresso (tra i quali spiccava il neonato Regno d’Italia) costrinsero la Russia al compromesso, dividendo nelle disposizioni finali del nuovo Trattato di Berlino la Bulgaria in due parti: il Principato di Bulgaria (de jure sottoposto all’autorità ottomana, de facto indipendente), e la Rumelia Orientale (stato cuscinetto vassallo degli ottomani).

 

Alessandro I, knyaz di Bulgaria

 

L’intera collettività delle Potenze sapeva perfettamente che tale disposizione avrebbe avuto breve durata:  si verificò di conseguenza un’intensa attività diplomatica al fine di trarre beneficio dall’unificazione bulgara, che ormai appariva imminente. Infatti, a meno di dieci anni dopo dal Trattato di Berlino le milizie della Rumelia (con l’ausilio degli ufficiali militari russi, che tra tutti avrebbero tratto il maggior beneficio dall’unificazione) occuparono il governatorato ottomano a Plovdiv, dichiarando l’intenzione di ricongiungersi al governo di Sofia. L’allora Principe di Bulgaria, lo knyaz Alessandro I,  si trovò quindi di fronte ad una scelta inaspettatamente critica: sapendo che i russi avrebbero fornito assistenza militare contro un’eventuale rappresaglia ottomana soltanto in cambio del vassallaggio bulgaro, e che i bulgari non avrebbero tollerato un’unificazione manovrata ancora una volta da interferenze esterne, correva il rischio sia di perdere il trono che di condannare la Bulgaria all’ennesima dominazione straniera. Infine, Alessandro decise di rischiare il tutto per tutto schierandosi col governo provvisorio di Plovdiv: la Bulgaria sarebbe stata unita ed indipendente, a costo di venire cancellata dalle mappe.

 

La risposta dello Tsar non si fece attendere: constatando che l’ascesa di un governo forte divorziava nettamente con gli interessi russi nei Balcani, ordinò il ritiro di tutti gli ufficiali dalla Bulgaria, i quali al momento dell’annessione della Rumelia costituivano la totalità della struttura di comando dell’appena formato esercito bulgaro. Lo knyaz Alessandro I presto si rese conto della gravità della situazione (dato che senza gli ufficiali russi virtualmente il grado più alto nel proprio esercito era quello di capitano, e che la situazione diplomatica e l’assenza di un efficiente leadership militare rendevano la Bulgaria una preda debole e molto invitante), e decise di schierare la quasi totalità dell’esercito al confine con la Macedonia ottomana, identificando nella Sublime Porta la minaccia più plausibile e pericolosa in quanto il Sultano avrebbe sicuramente cercando di riprendersi la ribelle Rumelia.

 

Re Milan I di Serbia

 

Incredibilmente, accadde l’imprevedibile. La Serbia di re Milan I, spalleggiata dagli interessi austro-ungarici, percepiva l’unificazione bulgara come un ostacolo intollerabile alle sue mire espansionistiche verso la Macedonia (visione condivisa anche dalla Grecia, che dal Trattato di Berlino riuscì ad ottenere la regione della Tessaglia), decidendo così di dichiarare guerra alla Bulgaria invadendola di sorpresa il 14 novembre 1885. Re Milan intendeva sfruttare la rada presenza militare bulgara sul confine serbo per condurre un’operazione di guerra lampo ante litteram, mirando alla rapida conquista della capitale Sofia (pericolosamente vicina alla frontiera con la Serbia) e alla capitolazione del fragilissimo governo di Alessandro I.

 

Alessandro I sul campo di battaglia.

 

 

Colto totalmente di sprovvista, lo knyaz Alessandro ordinò immediatamente alle truppe sul confine Macedone di ripiegare sul fronte serbo, nella speranza che le poche truppe della guarnigione occidentale resistessero al soverchiante contingente serbo fino all’arrivo dei rinforzi. Fortunatamente, spinti dall’amor di patria, migliaia di volontari di ogni estrazione sociale si unirono alle fila bulgare, attestando sulle alture di Slivnitsa l’ultima linea di difesa utile alla capitale. Il 17 novembre 1885 ebbe inizio l’offensiva serba, ma nonostante la brutalità dell’assalto e la schiacciante inferiorità numerica, i bulgari posero una strenua e fiera resistenza, anche grazie alla coordinazione dei capitani in comando ai reggimenti ( si ricordi che dall’unificazione l’esercito era privo di alti ufficiali) e allo spirito combattivo delle truppe. Il 18 novembre, l’aggiramento serbo della linea di Slivnitsa e il crollo del fronte fu prevenuto dal sacrificio del giovane capitano bulgaro Stefan Ivanof Kisov, permettendo ai rinforzi giunti in serata di fortificarsi per il giorno seguente. La mattina del 19 novembre, le alture di Slivnitsa videro il confronto tra ventisettemila soldati serbi e ventiduemila bulgari al netto dei rifornimenti. Lo scontro perdurò fino al pomeriggio, quando improvvisamente le linee serbe crollarono grazie all’aggiramento del capitano Benderev e allo sfondamento centrale del capitano Panov.

 

Le truppe bulgare respingono i serbi oltre il confine.

 

L’esercito serbo andò in rotta totale, e venne ricacciato oltre i confini dai bulgari, che incredibilmente riuscirono anche a penetrare massivamente in Serbia e a imporre a Re Milan l’armistizio e il ripristino dello status quo ante bellum il 28 novembre. L’eroica vittoria bulgara a Slivnitsa naturalmente confermò definitivamente l’unificazione del paese (l’indipendenza formale arriverà solo nel 1908) , ed ebbe un enorme impatto sullo scenario geopolitico della Belle Époque: con l’affermazione di un grande stato bulgaro indipendente, la fitta rete di alleanze e sfere d’influenza nei Balcani venne completamente stravolta (divorzio diplomatico tra Serbia e Austria-Ungheria, perdita ottomana d’interesse per la Rumelia, alleanza ed armamento intensivo tra Serbia e Russia) delineando per la prima volta i nuovi presupposti diplomatici che condurranno 29 anni dopo allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

 

Memoriale dei capitani sul sito della battaglia.

 

Ad oggi la battaglia di Slivnitsa viene tenuta in alta considerazione dai bulgari in quanto evento cruciale per l’unificazione e indipendenza del paese, ed è conosciuta in ambiente accademico come la “battaglia dei capitani contro i generali”. Il poeta bulgaro Ivan Vazov ha dedicato ai caduti di Slivnitsa la raccolta L’epopea dei dimenticati.

 

Andrea Vigorito

 

 

 

 

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