I soldi (non) fanno la felicità: tra epicuro e la ricerca sociale

I soldi fanno la felicità? Le cose materiali arrecano davvero così tanto piacere? Ed infine, è possibile liberarsi del tutto dalla materia per poter sperimentare la felicità dell’animo? 

Durante tutta la storia umana, la ricchezza è sempre stata vista come un ente che crea squilibri. La figura del “ricco” è stata infatti più volte stereotipata come quella dell’uomo potente ma povero nell’animo. Questa povertà d’animo, secondo l’opinione pubblica, deriva da un esagerato accanimento verso cose materiali e sull’apparenza. Insomma, l’uomo ricco sarebbe quindi edonista, cinico, freddo ed anti-umano. Ma queste considerazioni sono vere? torniamo indietro nel tempo, in un’epoca ricolma di saggezza, dove tra il III ed il IV secolo a.C. un filosofo atipico fonda una dottrina ed un Giardino aperto ai suoi seguaci. Sto parlando del filosofo greco Epicuro.

Epicuro e la felicità 

Epicuro credeva fermamente che l’amicizia, il dialogo, un buon pasto, lo studio ed il pensiero fossero elementi fondamentali per vivere una vita tranquilla e serena. Epicuro non aveva paura della morte in quanto diceva: “Se ci sono io non c’è lei e se c’è lei non ci sono io“, per cui, capiamo bene che il filosofo greco cercava di trascendere in tutti i modi il materiale e di nutrire l’anima. Ma la grandezza di Epicuro è proprio quella di riuscire a mediare il piacere ed il dolore, non assolutizzando e cercando di fare dell’elemento sociale, il fondamento della propria dottrina. Insomma, non è di certo un frate. Allo stesso tempo però, nella dottrina epicurea, c’è una prevalenza dell’aspetto valoriale e virtuoso rispetto a quello edonistico. il filosofo greco si teneva lontano dal commercio e dalla politica, visti come una privazione della libertà umana: il motto epicureo era quello di guadagnare meno (nel giardino si coltivavano ortaggi) ma di sentirsi più liberi.

Materia, anima e felicità

Slide biografica.

Uno studio condotto da un team di sociologi ed economisti, all’inizio del 2000, in Germania, dimostra però che Epicuro non aveva totalmente ragione. In questo studio, si osservava come fino ad uno stipendio mensile di 2000 euro, il livello di felicità medio tendeva a crescere. Per cui, se un individuo passava dal guadagnare 1000 euro al guadagnarne 1500, la sua felicità media cresceva notevolmente. Allo stesso tempo, però, stipendi sopra i 2000 euro, non sembravano incidere molto sul livello di felicità. A questo punto, possiamo arrivare alla conclusione aristotelica: la dimensione materiale è la base per quella psico-emotiva. Se i nostri bisogni di base ed il nostro stile di vita sono dignitosi, allora possiamo fare a meno della riflessione epicurea per essere davvero sereni e felici. Vi è però un problema.

Busto di Epicuro.

Anche se con uno stipendio di 2000 euro al mese possiamo permetterci un ottimo stile di vita, il nostro appagamento individuale è sempre basato sulla correlazione. Per esempio, se il livello medio di salario mensile nella nostra città è di 3000 euro, allora tendiamo a sentirci infelici perché non rientriamo in quella media. Per cui, anche se possiamo permetterci tanto, non possiamo comunque permetterci ciò che la maggioranza delle persone può comprare. Qui rientra in scena il nostro saggio filosofo greco che ci insegna, nelle sue lettere, come riuscire a mediare le due dimensioni e come trarre il massimo da ciò che abbiamo. Se ad una dimensione materiale decente aggiungiamo una dimensione psico-emotiva ottimale (dottrina epicurea), riusciamo a distaccarci dalla materia ed allo stesso tempo farne parte: il denaro diventa uno dei mezzi e non il mezzo o addirittura il fine. Concludo con una sua massima: “Niente basta a colui a cui non basta poco“.

Giacomo Di Persio

 

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