Il sistema immunitario: l’arma più potente contro i tumori
Il nostro sistema immunitario è un apparato fenomenale. È costituito da innumerevoli guardie, con compiti specializzati, che scandagliano il corpo 24 ore su 24. I linfociti T sono le unità di punta: una volta che gli viene detto che aspetto ha il nemico, lo vanno a stanare, richiamano gli latri soldati e lo attaccano. In questo caso, i tumori non sono altro che spie travestite da civili: qualche volta sfuggono alle guardie normali, ma non ai linfociti T. Una volta addestrati a riconoscere le spie, non c’è più scampo. Purtroppo, tutti i tumori si travestono in una maniera del tutto particolare, quindi per ogni paziente bisogna addestrare da zero i linfociti T affinché funzionino. Le guardie del nostro corpo comunicano tra di loro con un linguaggio chimico, così intricato che il suo studio è valso a due ricercatori il premio Nobel.
Nel corpo i linfociti T sono cellule potenti e versatili: capaci di eradicare di netto un batterio dall’organismo come di aiutare a riparare i danni in seguito ad un’aspra battaglia. Sono perfino già utilizzate in terapie antitumorali. Il sistema immunitario deve essere strettamente regolato, per evitare che possa attaccare cellule sane. Particolari sostanze, dette immunoglobuline, dicono ai globuli bianchi come quando e dove attaccare. La scoperta di come queste immunoglobuline funzionano, è valso il Nobel allo statunitense James P. Allison e il giapponese Tasuku Honjo.
La scoperta del Nobel

I tumori, ad un certo punto della loro progressione, diventano organismi dentro l’organismo. Trovano modi per nascondersi, per sopravvivere e si evolvono. In questo modo i tumori arrivano a modellare l’area intorno a sé. Producono sostanze che di solito si hanno dopo un’infiammazione, quando il corpo ripara i danni lasciati dalle battaglie. In questo ambiente l’azione riparatrice agevola il tumore, che riceve più sostanze e più nutrienti per crescere velocemente. Questo ambiente, inoltre, induce i linfociti T a non attaccare, ma piuttosto ad aiutare il tumore! Il cancro riesce quindi sfruttare i freni regolatori del sistema contro di lui.

La scoperta di questi meccanismi ha permesso lo sviluppo di nuovi medicinali, che annullano in maniera controllata i freni. In questo modo i linfociti T non sono più trattenuti dalle subdole tattiche del tumore, e sono liberi di distruggerlo. I trattamenti sono già in uso in tutto il mondo, e bloccano l’effetto dei regolatori PD-1 e CTLA-4. Non mancano tuttavia gli effetti collaterali: levando questi freni, diminuiscono anche quelle autodifese che impediscono ai globuli bianchi di attaccare cellule sane del corpo. Se gli effetti collaterali più comuni sono infatti fatica e rush cutanei, si può arrivare a danni più gravi su polmoni, intestino e fegato. La commissione del premio nobel ha rilasciato un documento con la storia completa della scoperta.