La ribellione e la dicotomia bene/male nella serie tv ‘Lucifer’

La Ribellione e il suo potere di dire ‘no’ al potere costituito. La storia dei ribelli è antica quanto le prime società umane.

La ribellione

Il termine deriva dal latino ‘Rebellio’, che significa letteralmente ‘riprendere la guerra’. Già la mitologia sumera parla del dio ribelle Enki, creatore degli uomini, che si sarebbe ribellato contro il fratello Enlil che voleva distruggere la razza ominide. In età romana, il gladiatore Spartaco tentò di guidare una rivolta contro il sistema schiavistico imperiale. Mentre nel ‘500 Martin Lutero riformava la Chiesa, nell’800 Marx seminava i presupposti per la nascita della nuova era rivoluzionaria del XX secolo. Perfino nella mitologia biblica, il simbolo della Ribellione (e tradizionalmente del male) è incarnato dalla figura antitetica al Dio abramitico: Lucifero. Quest’ultimo guidò una ribellione di angeli dissidenti contro il volere del creatore, finendo con l’essere sconfitti e piombare nella famigerata dimensione infernale. L’omonima serie televisiva, Lucifer, si ispira ai racconti biblici e rovescia il concetto di “ribellione”, spesso associato a un qualcosa di negativo. Il protagonista, ovvero il diavolo, decide di trasferirsi sulla Terra, perché annoiato dalla cupa vita infernale. Nella sua permanenza si innamorerà di una giovane detective, aiutandola a risolvere numerosi casi di omicidio. Nel corso delle puntate, il nuovo acquisto di successo targato Netflix evidenzia come talvolta l’essere umano sia più “spregevole” e “disumano” di una divinità, talvolta semplicemente relegata al ruolo di giudice e, in questo caso, di “detective” infernale, che paradossalmente difende l’ordine etico e non lo destabilizza. Perfino la ribellione luciferina appare, nella serie, come una semplice parentesi familiare spiacevole, il frutto di un’incomprensione paterna (Dio) nei confronti del figlio “satanico”, costretto a ribellarsi per la mancanza di libertà e capovolgendo il dualismo bene/male. Divertenti sono le esclamazioni di Lucifer in più momenti: “Papà mi odia”, “Papà si prende tutti i meriti”.

 

La ribellione

 

Nel corso della storia, si può sempre parlare di “ribellione” come di un concetto vitale e necessario per la sopravvivenza e l’evoluzione di una società?

Come già anticipato, la ribellione ha da sempre costituito un concetto dalle mille sfumature, il più delle volte necessario al cambiamento della società, soprattutto nel mondo occidentale. Dinanzi alla corruzione della Chiesa cattolica, Martin Lutero ripudiò la tradizione e redasse le famose 95 Tesi, dove il clero veniva esautorato e i fedeli avrebbero potuto interpretare la Bibbia da sé, considerata come ‘sola scriptura’, senza l’ausilio di intermediari. Numerose furono le rivolte dei braccianti agricoli contro i signorotti feudali, che spesso e volentieri esercitavano un dominio assoluto sul ceto rurale. La Rivoluzione francese del 1789 ha segnato per sempre il destino dell’uomo, con l’avvento della democrazia e della ‘cosa pubblica’, non più appannaggio di una classe elitaria, legittimata da vincoli di sangue e presunte ‘volontà divine’. Allo stesso modo, nella Russia monarchica degli inizi del ‘900 il potere zarista veniva rovesciato da operai e contadini, segnando l’inizio di una nuova alba socialista e di un’emancipazione delle classi popolari. La stessa ‘emancipazione’ fu un concetto ampiamente propugnato durante la stagione del’68, che potrebbe essere definita quale ‘rivoluzione culturale’ e democratica. Studenti e operai lottarono strenuamente contro il conservatorismo dei costumi (legge contro l’aborto, divorzio ecc..), l’elitarismo delle università chiuse, ma soprattutto per i diritti dei lavoratori. Dinanzi a questi esempi, si può riscontrare come la ‘ribellione’ abbia costituito un fattore di mobilità e rinnovamento sociale e culturale del continente europeo.

La ribellione in Lucifer e il fumoso dualismo bene/male

Le ribellioni presenti in tutte le epoche furono bollate come un ‘male‘ e ‘strumenti del demonio’ dalla Chiesa e dal mondo cristiano-borghese, sia per il timore di delegittimazione popolare del potere temporale ecclesiastico, sia per il mito della ben nota rivolta biblica degli angeli ribelli nei confronti di Dio. Lucifero, un tempo il più ‘splendente’ degli angeli, desiderando di diventare come il suo superiore, si rivoltò contro quest’ultimo venendo sconfitto per mano dell’arcangelo Michele, che lo spedì nel famigerato inferno. Da qui l’associazione del ‘male’ all’onnipresente ‘diavolo’ dell’immaginario collettivo.
C’è chi, tuttavia, nel corso della storia ha rivalutato la figura del maligno. Il poeta Giosué Carducci compose l’ Inno a Satana, una poesia provocatoria che loda Lucifero e vi attribuisce il merito delle scoperte scientifiche e del progresso dell’umanità. Allo stesso modo, Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata trasforma la figura medievale di Lucifero, spesso comica e grottesca, in un principe decadente e raffinato, non privo di fascino. Questo diabolico seduttore è presente anche nel Doctor Faust di Christopher Marlowe e nella versione più recente di Goethe, dove un mago ottiene la conoscenza assoluta al costo di vendere la propria anima al diavolo.

La ribellione

Anche al giorno d’oggi, la figura di Lucifero e la sua ribellione vengono spesso associati al fascino della trasgressione rispetto alla monotonia dell’obbedienza. Non solo la musica rock è stata spesso e volentieri associata a una predisposizione diabolica, simpatica e ‘ribelle’, ma anche le serie Tv sembrano contribuire al nuovo immaginario collettivo.
‘Lucifer’, la serie targata Netflix (precedentemente lanciata da Fox), capovolge nuovamente il paradigma della diabolicità di Lucifero, senza questa volta attribuirgli una connotazione tradizionalmente ‘buona’ o ‘cattiva’. Il protagonista, Lucifer, dopo millenni di ‘lavoro’ e punizioni nell’Inferno si stanca della monotonia del proprio compito e decide di giungere sulla terra sotto le mentite spoglie di un seducente playboy miliardario di Las Vegas, per divertirsi in maniera sfrenata e godere un’esistenza da persona ‘normale’ sulla Terra. In seguito al suo coinvolgimento accidentale in un’indagine, Lucifer conoscerà la Detective Chloe Decker della quale resterà innamorato. Quest’ultima lo inviterà a utilizzare le sue abilità ipnotiche e intuitive per risolvere numerosi casi di omicidio, portando l’angelo ribelle a compiere in Terra ciò che già svolgeva nella dimensione infernale: punire i cattivi. Questa peculiarità, unita ai comportamenti che Lucifero avrà in ogni puntata, lo condurranno ad assumere una condotta talvolta più umana di quella dell’omonima specie, talvolta mettendone in crisi l’identità.

La ribellione

 

La dimensione della ribellione nella serie TV è fondamentalmente ridotta a due atteggiamenti, presenti in quasi ogni episodio: 1) il ricordo della rivolta per giustificare la propria convinzione di essere nel ‘giusto’ contro l’atteggiamento tirannico del ‘Padre’; 2) le lamentele di Lucifero davanti all’amica psicologa per le incomprensioni del padre e i litigi familiari, che spesso sfociano nel ridico e in un atteggiamento divertente nel suo essere infantile. Anche la ribellione come concetto epico viene, in questo contesto, ridotta a un aspetto concreto e del quotidiano, dove anche il nostro famigerato diavolo può avere qualche scaramuccia con Dio. In questo contesto per esempio, Lucifero si lamenta delle espressioni comuni dell’uomo come ‘grazie a Dio’, alle quali il demone è solito rispondere “che scocciatura, mio padre si prende sempre tutti i meriti”, o ‘vai all’inferno’ cui è solito ribattere “ci sono già stato e ti assicuro che non ti piacerà”. Un altro aspetto messo in evidenza è la prerogativa tradizionalmente insita nel male, l’egoismo. Il protagonista, non privo di un giro di amicizie (sia umane che sovrannaturali) sarà spesso rimproverato dai suoi amici per il proprio egotismo e narcisismo nel relazionarsi agli altri, senza che tuttavia quest’ultimo riesca a realizzarlo. Nella serie TV viene dunque enfatizzata la sfumatura ingenua e infantile del male, piuttosto che l’idea di una divinità perfida e calcolatrice. In fondo, il profilo psicologico di Lucifer corrisponde a quello del figlio ribelle in preda alla sindrome di Peter Pan, che viene più volte ripreso (oltre che dal Creatore) dal fratello angelico, prevedibilmente più mauro e responsabile. In virtù di questa ‘buona fede’ e ‘impulsività’ nel commettere errori, talvolta Lucifer appare più buono e altruista del fratello, non scevro da errori, e dei criminali che nel corso delle puntate commettono gli omicidi.

Se pensate che il bene e il male siano concetti poco netti e facilmente alternabili nella vita di ciascuno di noi, se vi piace lo sfondo psicologico e credete che il male possa avere un volto angelico, questa serie potrebbe fare al caso vostro.

                                                                                          Francesco Colaci