Sempre più avvalorata la tesi che vede la Sardegna come porto franco nuragico per il commercio metallurgico nell’età del Bronzo.

Questa colloca l’isola non solo al centro dello scenario economico e produttivo dell’epoca, ma la situa anche all’interno di un indispensabile contesto di credibilità.
Soft Power
Si tratterebbe, in una parola del cosiddetto soft power. Il termine è stato coniato per la prima volta alla fine degli anni ’80 del XX secolo dal professore statunitense Joseph Nye, che ha parlato di Soft Power per indicare la capacità di un popolo di esercitare influenza sulla scena globale senza utilizzare la coercizione, la forza militare o le sanzioni economiche (hard power), ma tramite l’attrazione e la persuasione generate da un potere di convincimento “morbido”. Un esempio classico è il soft power degli Stati Uniti che ha dominato il Novecento costruendo un nuovo immaginario attraverso il cinema hollywoodiano, il jazz e il rock, la cultura pop, le merci-simbolo del proprio stile di vita come centri commerciali, fast food e blue jeans, la tecnologia della Silicon Valley, ma anche una potente narrativa di libertà, opportunità e modernità. Parlando di superpotenze culturali, si può anche dire che il soft power dell’Italia non ha eguali: oltre ad avere tesori storici, artistici, architettonici e paesaggistici unici, vanta più siti del patrimonio mondiale UNESCO di qualsiasi altro Paese, ha un’onnipresenza globale della sua cucina e dei suoi iconici marchi di lusso di fama internazionale, trasmette un’arte di vivere che veicola un’immagine di eccellenza e raffinatezza, gusto, design, creatività e bellezza attraverso i prodotti e le esperienze del “made in Italy”.

Il Soft Power internazionale
Impossibile ignorare, poi, l’esempio più recente e dinamico a livello globale: il soft power della Corea del Sud, noto come Korean Wave o Hallyu. Questo fenomeno è trainato dall’esportazione massiva e strategica della sua cultura popolare: il K-Pop (con gruppi musicali amatissimi come i BTS), i K-Drama e la moda. L’Hallyu ha trasformato l’immagine della Corea del Sud da nazione tecnologicamente avanzata a un centro di creatività e stile giovanile a livello globale. L’attrazione esercitata dalla sua cultura non solo aumenta la domanda di prodotti coreani, ma consolida la posizione geopolitica del Paese, rafforzandone l’influenza diplomatica e il prestigio internazionale. Esercitare i propri dominio in un contesto globale rappresenta sicuramente una forma di potere, culturale e non, che non va sottovalutato. Moltissimi europei infatti guardano con interesse e come punto di riferimento queste realtà ormai ormai consolidate, ci aiutano a comprendere come anche l’industrie culturale possa esercitare una forma di potere, persino nelle nostra società.

Soft Power nella storia
Ma il concetto di soft power ha radici millenarie ed è stato esercitato, ad esempio, anche nell’antica Atene che offriva la propria lingua, la filosofia, la democrazia, il teatro e l’epica come un modello a città e popoli anche molto lontani. Tanto che l’egemonia culturale ellenica si impose persino sugli invasori: Macedoni prima, Romani poi. E la civiltà nuragica? Anch’essa poteva aver trasformato la propria identità culturale in un vero e proprio strumento di soft power, proiettando un’immagine di autonomia, sofisticazione e capacità strategica nell’Età del Bronzo, coerentemente con il modello interpretativo del “porto franco sardo” fra due mondi, quello del Mediterraneo orientale e dell’Egeo, e quello della parte più occidentale dell’Europa affacciata sull’oceano Atlantico. Non una terra isolata, dunque, ma un hub strategico e una zona franca: una ricostruzione non priva di fondamento archeologico, come indica il ritrovamento in Sardegna di una grande quantità di lingotti di rame oxhide provenienti da Cipro, i migliori per formare le leghe di bronzo nelle fucine nuragiche, ma anche il rinvenimento di manufatti sardi sbarcati nella penisola iberica e a Creta: materie prime e prodotti in entrata e in uscita che mostrano la centralità dell’isola sarda nella trasformazione di metalli strategici e nel circuito degli scambi commerciali dell’epoca, in linea con la sua funzione di “porto franco”.