Indagato il sindaco Sala: cosa prevede l’inchiesta urbanistica di Milano

La procura sospetta della nascita di un “sistema” di favori tra il sindaco, i funzionari del comune e i progettisti.

Tancredi lascia l’incarico, mentre il sindaco Sala ricorda nel discorso al Consiglio Comunale l’estraneità ai fatti indagati dalla procura milanese nell’inchiesta urbanistica.

La posizione di Sala

Forte dell’appoggio del PD, il primo cittadino di Milano conclude il discorso in Consiglio Comunale ribadendo la sua determinazione a continuare l’incarico. Erano infatti incerte le dimissioni del sindaco in seguito alla bufera sull’ inchiesta urbanistica di Milano, che lo vedeva coinvolto in un giro di favori tra uffici, progettisti e costruttori. “Le mie mani sono pulite” ricorda il sindaco Sala, ma il PD si aspetta “segnali di cambiamento per rispondere alle nuove esigenze della città”, sperando che la vicenda possa servire da monito per l’amministrazione lombarda.

persone che camminano vicino a un edificio in cemento marrone durante il giorno

Le accuse

Oltre al sindaco Sala, la maxi-inchiesta conta circa 74 indagati, protagonisti di “una rete occulta di rappresentanti delle istituzioni, professionisti e/o faccendieri, operatori privati del settore immobiliare, finanziario e del credito”, come ricordano i pm che lavorano al caso, facendo riferimento a Giancarlo Tancredi (assessore alla rigenerazione urbana), Manfredi Catella (presidente del gruppo immobiliare Coima), Giuseppe Marinoni ( ex presidente della Commissione Paesaggio e Giovanni Oggioni (ex direttore dello Sportello Unico edilizia), per citarne solo alcuni. In particolare i dipendenti dell’amministrazione di Milano vengono accusati di aver agevolato la costruzione di edifici nella città in modo illecito, chiedendo autorizzazioni specifiche per palazzi molto piccoli su progetti urbanistici che invece riguardavano costruzioni di dimensioni maggiori. La “Scia” è infatti un documento con cui il progettista segnala l’inizio dell’attività, evitando di attendere controlli preliminari e ulteriori verifiche da parte del comune, e si differenzia dal permesso per costruire che è riservato ad edifici che hanno un impatto maggiore sulla zona urbana dal punto di vista economico e abitativo. Le accuse rivolte al primo cittadino di Milano riguardano “false dichiarazioni su qualità personali proprie o di altre persone” e induzione indebita a dare o promettere attività”, facendo riferimento alla nomina dell’architetto Giuseppe Marinoni a presidente della Commissione Paesaggio, considerato non adatto per la vicinanza al gruppo immobiliare Coima, coinvolto nella bufera dell’inchiesta. Inoltre una prova dell’esistenza di un “sistema” di favori per concedere permessi edilizi tra sindaco e costruttori, teorizzato dalla procura, viene individuata nel caso del “Pirellino”, un ex edificio comunale acquistato proprio dalla Coima nel 2019. Poco dopo l’acquisto, il comune cercò di imporre al progetto del Pirellino il nuovo piano di governo del territorio (Pgt), secondo il quale il 40% degli edifici che superavano una certa altezza doveva essere riservato all’edilizia sociale. Ma mentre il primo ricorso fatto dalla Coima al Tar, il tribunale amministrativo regionale, ebbe un esito negativo, nel 2023 il Consiglio di Stato disse che il comune non poteva applicare il vincolo in modo retroattivo, se non per motivi particolari. La Commissione Paesaggio quindi ha espresso due pareri negativi, uno “favorevole condizionato” e uno finale positivo, condizionato dalle pressioni fatte dalle società coinvolte e “mediate” dal sindaco Sala.

Le conseguenze dell’inchiesta

Nonostante l’inchiesta non sembra aver lasciato un vuoto nella figura del sindaco di Milano, comunque le conseguenze potrebbero ricadere sul decreto Salva-Milano, promosso da Matteo Salvini e Beppe Sala, che prevede il superamento del limite di volume e altezza per alcuni edifici nel comune milanese in ambiti urbanizzati. Il decreto avrebbe dovuto sbloccare la situazione dei cantieri, fermi a causa dell’inchiesta urbanistica, ma sia il sindaco Sala che il PD hanno rinnegato il sostegno, lasciando il decreto bloccato in Commissione Ambiente.

 

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