Superano tutte le previsioni europee i dazi provenienti dagli Stati Uniti, in attesa che l’UE scelga la strategia da attuare per contrastare la coercizione commerciale.

Le conseguenze delle tariffe doganali non ricadranno solo sul mercato europeo, ma verranno riscontrati problemi anche in altri Paesi a cui sono stati applicati dazi perfino superiori a quelli per l’UE.
I dazi imposti
Lettere minacciose sono state inviate dal Presidente degli Stati Uniti indirizzate a numerosi Paesi, insieme all’Unione Europea, al fine di migliorare la condizione che, come ricorda il Presidente su Truth, gli USA stanno subendo perché “derubati nel commercio da amici e nemici per decenni” rendendo la situazione “non più sostenibile”.
Il contenuto della lettera inviata alla Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, annuncia infatti l’introduzione di nuovi dazi al 30% dal primo agosto, una percentuale molto più elevata rispetto alle ipotesi e quasi punitiva, nonostante l’atteggiamento non aggressivo dell’UE verso le minacce commerciali americane precedenti. In caso di contromisure eventuali che implichino un aumento delle tariffe agli USA, Trump afferma nella lettera che l’importo previsto verrà aggiunto al 30% già imposto. Ma anche Paesi extra-Ue sono stati bersaglio delle tariffe commerciali americane, tra i quali ricordiamo Tunisia, Sud Africa, Bosnia, Serbia, Myanmar e Laos, previsti per questi ultimi due dazi al 40%.

Le contromisure
Il rammarico e la delusione espressi dal commissario al Commercio europeo, Maros Sefcovic, non ostacolano la possibilità di “prendere misure ponderate e proporzionali per ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche” dice il ministro, scongiurando quella politica di appeasement che fino ad ora l’Europa ha preferito, ma non escludendo comunque i negoziati e il dialogo con gli USA. Nel caso in cui Bruxelles decidesse di prendere dei provvedimenti economici per contrastare la situazione creata dai dazi, una risposta potrebbe prevedere l’attuazione del meccanismo anti-coercitivo (Aci), pensato per arginare coercizioni commerciali provenienti da altri Paesi. Dopo che la Commissione europea ha confermato l’esistenza di misure economiche punitive, il Consiglio ha circa tre mesi per chiedere l’interruzione al Paese in considerazione. Successivamente viene intensificata l’offensiva diplomatica dell’Ue e solo in extremis l’Unione attua contromisure economiche per compensare al danno subito. Definito il “bazooka commerciale”, l’Aci è considerato dalla Presidente della Commissione europea come una contromisura estrema e ancora troppo precoce, quindi per ora sono soltanto stati rimandati i dazi previsti su 21 miliardi di prodotti americani, in attesa che la situazione evolvi.
Una linea divisa
La nuova situazione commerciale porta il commissario del commercio Sefcovic a dichiarare un secondo pacchetto di contro-dazi del valore di 72 miliardi di euro, ma lo spettro di una guerra commerciale potrebbe realizzarsi se gli Stati Uniti si sentissero minacciati, oltre ad aumentare la tariffe già elevate. Sposa infatti la linea filo-appeasement il ministro degli esteri italiano Tajani, che sostiene una posizione cauta per evitare ulteriori minacce, invece in modo diverso si pone il Presidente francese Macron che esorta la Commissione a trovare “contromisure credibili, mobilitando tutti gli strumenti a disposizione”. Sembra che trovare una linea unitaria da seguire sia per l’Europa un obiettivo ancora da perfezionare, possibilmente entro il mese di agosto.