Dopo 14 anni di attività, lo spazio “Wow” ha chiuso i battenti il 15 giugno 2025.

Sono stati in tantissimi a partecipare all’ultimo giorno di “Wow, spazio fumetto” a Milano. Dopo 14 anni di attività, sono state molte le matite che hanno partecipato all’ultimo saluto al tempio milanese del fumetto. La chiusura è dovuta ad un contenzioso con Palazzo Marino, ma la petizione per la riapertura del museo ha già raccolto diverse firme. I cittadini sono colpiti da una chiusura di questo tipo. Sono molti, infatti, ad essere contrariati alla chiusura di un museo, dove oltre alla celebrazione di un’arte, si era creato anche come luogo di aggregazione e di ricreazione. Negli ultimi anni, infatti, è cresciuto notevolmente il numero di lettori ed appassionati e perdere un luogo come “Wow” sembra anacronistico.
La forza del fumetto
Le prime mostre di “Wow” sono dedicate proprio a Milano e all’Italia. La mostra inaugurale riguarda proprio gli editori di Milano, considerando che proprio in questa città è nata la casa editrice Bonelli. In questo senso, è ancora più significativa la chiusura dell’unico museo dedicato a quest’arte presente nella città metropolitana. Personaggi come Dylan Dog, diventati iconici in tutto il mondo, nascono proprio in questa città. Ma nel corso degli anni, sono tanti i personaggi, gli autori e i temi toccati dalle mostre. Si passa dal fumetto italiano al manga giapponese, tornando poi col fumetto franco-belga. Si tratta di vari percorsi di celebrazione di un’arte che non rimane più residuale. Il fumetto non è più solamente un passatempo per bambini o per letture di poco conto. Alcuni grandi nomi hanno reso il fumetto un modo di trasmettere valori alti, scegliendo appositamente questo strumento.

Non più residuale
Seguendo la teoria di Spinazzola, la letteratura si distingue in 4 macro-generi: sperimentale, istituzionale, d’intrattenimento e residuale. Il fumetto, in linea teorica, si collocava all’interno dell’ultimo macro-genere, ovvero quello residuale. Si tratta di un genere che non è possibile associare a letterature di altro tipo, ma che ha comunque influenza sui lettori e sulla cultura dell’epoca storica in cui è inserita. In tal senso, il fumetto, in questi ultimi anni, ha creato una subcultura sempre più ampia, diventando quasi capillare. Il numero di volumi venduti è cresciuto a dismisura, rendendo alcuni autori di fumetti più celebri di autori di letteratura. Se la suddivisione di Spinazzola può ancora avere un senso, bisogna che lo si applichi in maniera totalmente distaccata al fumetto. Infatti si tratta di un mondo vasto, in cui possono rimanere ancora dei titoli di genere residuale, ma sicuramente è diventato un genere di intrattenimento (vedendo soprattutto i manga giapponesi). Allo stesso modo, vi sono autori ormai istituzionali. Sono grandi nomi del fumetto, che tutti, anche solo per sentito dire, conoscono. In più vi sono autori che osano un po’ di più, rientrando per cui nel macro-genere sperimentale.
Uccidere la cultura
La chiusura dello spazio milanese dedicato al fumetto è compromettere uno spazio dedicato alla cultura. La chiusura di un museo, in generale, comporta per qualsiasi comune una perdita, un fallimento. In un mondo che ormai pensa solo al fatturato, al margine, ai numeri, avere uno spazio dedicato a qualcosa di arricchente culturalmente, non sembra una cattiva idea. Proprio per queste ragioni, però, lo spazio si è visto costretto a chiudere i battenti. L’intervento di cittadini, lettori, appassionati e autori stessi, non sembra aver prodotto ancora una risposta da parte del comune. Eppure, lo spazio in questione sembrava proprio destinato a “Wow”. Nato come deposito ATM, trasformato in fabbrica di dolciumi e poi finalmente dedicato alla cultura. L’importanza dell’edificio stesso rispecchia il valore della cultura cittadina che “Wow” ha saputo trasmettere.