Vediamo l’evolversi dell’amore nel tempo con Catullo, Dante e i Pink Floyd

Analizziamo i componimenti di questi tre autori, che appartengono a tre epoche diverse, e vediamo come cambia l’espressione dell’amore. 

Oggi vedremo il “Carme V” di Catullo, la “Vita Nova” di Dante e “Wish you were here” dei Pink Floyd; analizzeremo come cambia in questi componimenti e nel tempo la rappresentazione dell’amore.

“Carme V” di Catullo

In questo carme possiamo vedere l’amore tra Catullo e Lesbia. Lesbia non è il vero nome della donna amata dal poeta, ma è un riferimento a Saffo, più nello specifico all’isola da cui veniva, Lesbo; il vero nome di Lesbia è Clodia, una donna appartenente all’aristocrazia romana coinvolta in vari scandali, moglie di Quinto Metello Celere (morto nel 59 a.C., forse ucciso da lei). Catullo e Clodia intrattengono una relazione basata soprattutto sulla passione, ma per Catullo non è solo passione, è amore, tanto che quando Clodia lo abbandona per un altro uomo, Catullo parla di tradimento. Lo stile del carme è semplice e colloquiale. In questo componimento vengono analizzate la passione e la fugacità della vita. Il bacio ha una grande importanza perché è il modo in cui dimostrare l’affetto per la donna amata; ma è anche una manifestazione spontanea di questo amore.

La brevità della vita la possiamo notare quando Catullo dice “soles occidere et redire possunt: nobis, cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda” (i giorni possono tramontare e risorgere: noi, una volta tramontata la nostra breve luce, c’è un’unica perpetua notte da dormire). Il carme continua con la parte più nota a tutti dove si può notare come la potenza dell’amore venga messa per iscritto, un amore che vede il bacio come l’atto di manifestazione di tale sentimento, “da mi basia mille deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, dein usque altera mille, deinde centum” (dammi mille baci, e poi cento, poi altri mille, poi ancora cento, poi di seguito altri mille, poi cento), e continua aggiungendo “dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum” (poi quando avremo totalizzato molte migliaia, le metteremo in disordine, per non sapere, o perché qualche maligno non possa gettarci il malocchio, sapendo che ci sono tanti baci).

Riusciamo a percepire l’amore del poeta per la sua donna e vediamo la voglia di “mettere in disordine” i baci per non sapere quanti sono alla fine. Adesso passiamo però al secondo autore, Dante.

“Vita Nova” di Dante

Dante Alighieri scrive “Vita Nova” tra il 1294 e il 1295. In questa raccolta di liriche accompagnata da parti in prosa (e quindi parliamo di prosimetro) Dante descrive il suo amore per Beatrice, il loro primo incontro avvenuto quando aveva 9 anni, e poi quello avvenuto a 18 anni, quando lei lo saluta. Dante non menzionerà mai Beatrice, tanto che per nascondere i sentimenti nei confronti dell’amata dedicherà i suoi componimenti a donne diverse; questo gesto non sarà apprezzato da Beatrice, tanto che lei gli negherà il saluto. Dante diventa consapevole della felicità, una felicità che non si basa su un “do ut des” tra se stesso e la donna che ama, ma può amarla senza avere nulla in cambio; in questo momento il poeta deciderà di far diventare l’amore per Beatrice il fulcro della sua narrazione, la ama da lontano, la ammira, ne descrive gli aspetti che la rendono unica ai suoi occhi. L’amore salvifico, che poi troveremo anche nella “Divina Commedia”, prende il sopravvento rispetto al sentimento carnale. Alla fine dell’opera ci troviamo di fronte alla morte di Beatrice e al dolore del poeta, che decide di voler “dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna”; secondo molto studiosi questo è un’anticipazione della “Divina Commedia”.

Questa visione della donna apre allo stilnovismo, in cui la donna viene vista come una donna-angelo; lei diventa il tramite che riesce a innalzare spiritualmente l’uomo e avvicinarlo al divino. Adesso proseguiamo nel tempo e avviciniamoci ai nostri giorni.

“Wish you were here” dei Pink Floyd

“Wish you were here” è una canzone dei Pink Floyd del 1975, composta da D. Gilmour e R. Waters; viene dall’omonimo album. La canzone è dedicata a Syd Barrett, fondatore della band e allontanato nel 1968 per problemi personali. La grandezza del brano sta nel sapersi adattare a chiunque, pur parlando di una persona specifica. Potrebbero essere i pensieri di ognuno di noi; quando nei primi due versi sentiamo “so, so you think you can tell Heaven from Hell” (quindi, quindi tu pensi di saper distinguere il Paradiso dall’Inferno), chi saprebbe davvero distinguere tra Paradiso e Inferno? Quante volte ognuno di noi si è trovato a dover fare una scelta, “did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?” (hai preso un ruolo da comparsa in guerra in cambio di un ruolo da protagonista in gabbia?”). Nell’ultima parte della canzone invece ci troviamo di fronte ai versi più malinconici, infatti possiamo ascoltare “how I wish, how I wish you were here, we’re just two lost souls swimming in a fishbowl, year after year, running over the same old ground, and what have we found? The same old fears, wish you were here” (come vorrei, come vorrei che tu fossi qui, siamo solo due anime perse, che nuotano in una boccia di pesci, anno dopo anno, correndo lungo lo stesso terreno, e cosa abbiamo trovato? Le stesse vecchie paure, vorrei che tu fossi qui). Vorrei riflettere su questa parte guardandola dal punto di vista dell’amore. È difficile riuscire a spiegare così bene la sensazione che possono provare due persone che si trovano e poi si perdono, l’idea di essere anime perse, o che stanno in una boccia per pesci, facendo intendere che giriamo in tondo senza trovare un’uscita. Ripercorrendo lo stesso terreno ci troviamo di fronte alle stesse vecchie paure, forse qui possiamo pensare agli errori che commettono sempre le persone per paura di cambiare. “Vorrei che tu fossi qui” è l’ultimo verso della canzone e riprende il titolo (della canzone e dell’album); tutti abbiamo qualcuno a cui vorremmo dire questa frase, che sia l’amore, un parente o un amico, che sia perché una relazione finisce o perché qualcuno ci lascia troppo presto.

In questo brano vediamo un modo di amare diverso dai due precedenti, questo è più consapevole, più malinconico e forse anche troppo “in ritardo”; dovremmo tutti prendere esempio da queste parole e cogliere le occasioni, prima di trovarci a dover dire “vorrei che tu fossi qui”.

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