Chiara Saraceno ci spiega perché la famiglia naturale non esiste

Uscito il 21 febbraio 2025, l’intervista a Chiara Saraceno ripercorre gli anni e i temi che influenzano l’attuale dibattito sulla famiglia naturale.

Ancora oggi si dibatte su quello che è possibile considerare famiglia e quello che invece non deve essere chiamata tale. Il dibattito, per molti, non dovrebbe nemmeno esistere, poiché la codifica della famiglia si basa su un costrutto sociale. Ma anche la politica sta prendendo in esame questo tema, nei termini  forse più sbagliati. Il lavoro di Chiara Saraceno parte dai primi anni settanta ed è negativamente sorprendente quanto ancora oggi, alcuni temi siano salienti. All’interno di questa intervista, scritta a quattro mani con Maria Novella De Luca, si ripercorre la carriera accademica e da consulente politica di Chiara Saraceno, toccando temi come la gestazione per altri, la povertà, l’immigrazione e il genere. Tutti questi elementi sono significativi per un dibattito completo sul tema della famiglia.

La famiglia naturale

Prima di approfondire ogni altro aspetto, è fondamentale indicare che cosa si intende per “famiglia naturale”. Si tratta sicuramente di un costrutto sociale, tipico dell’occidente, anche se proprio in Italia vi è un concetto fondante. Con questa definizione si va a sottolineare la naturalità della creazione della famiglia, considerando quindi la procreazione come fondamento su cui creare il nucleo familiare. In natura, infatti, l’unione di un individuo maschile e uno femminile porta alla generazione della prole. Il tutto forma la famiglia. Diversa è invece la “famiglia legittima”, ovvero la famiglia fondata sul matrimonio. Può essere quindi di sostanziale differenza, in quanto le coppie conviventi, genitori single o famiglie omogenitoriali vengono escluse da una o dall’altra categoria. Il dibattito che si sta creando su queste definizioni è focale in questo momento storico, poiché si negano dei diritti a coloro che potrebbero averli. La parte più difficile è normare la famiglia, dato che tutto ciò che si conosce come famiglia è dettato da un costrutto sociale fortemente radicato e, per questo, difficile da smuovere. Eppure, esistono anche altri costrutti sociali, che formano famiglie di tipo diverso rispetto a quello che concepiamo in Italia e in occidente.

La famiglia Nuer

I Nuer sono una popolazione del Sudan meridionale. La loro cultura è stata ampiamente studiata dall’antropologo Edward Evan Evans-Pritchard. La loro costruzione di famiglia è simile a quella che concepiamo noi, se consideriamo la patrilinearità. Infatti, anche in Italia si ha la concezione che la discendenza avvenga da parte di padre, considerando che si prende il cognome di quel lato di famiglia. Questo è un aspetto che ultimamente sta trovando resistenze, ma che più diffusamente è ancora così concepito. La caratteristica fondamentalmente diversa nella concezione di famiglia presso gli Nuer è l’importanza del bestiame. Attraverso il pagamento della dote in buoi, ad esempio, un uomo acquisisce i diritti sui figli della moglie. In questo contesto, anche una donna può assumere un ruolo maschile simbolico: se sterile o priva di fratelli, può “sposare” un’altra donna e, pagando lei stessa la dote, diventare il padre legale dei figli generati dalla moglie con un uomo scelto. La famiglia Nuer, quindi, è un’istituzione flessibile ma rigidamente strutturata attorno a regole di discendenza e possesso del bestiame.

Poliandria fraterna del Tibet

Fino a pochissimo tempo fa (anche se in alcune zone persiste), in alcune parti rurali del Tibet, esisteva la poliandria fraterna. Questo tipo di famiglia consiste nel matrimonio poliandrico, ovvero un matrimonio in cui la stessa donna ha più mariti. Succedeva, infatti, che tutti i fratelli della stessa famiglia sposassero la stessa donna. In questo modo, tutti i fratelli erano mariti alla pari della donna, che era moglie di tutti i fratelli. Questo tipo di matrimonio serviva per delle ragioni specifiche: in questo modo non era necessaria la divisione delle terre tra fratelli, evitando di impoverire ulteriormente le famiglie discendenti. Inoltre, considerando anche la scarsa vivibilità di tali zone, una famiglia poliandrica consente anche di generare meno figli. In famiglie di questo tipo, solitamente, il fratello maggiore aveva più potere, ma tutti contribuivano al lavoro familiare.

Questo tipo di famiglia è stato tollerato dalla religione buddista tibetana, ma con le politiche del partito comunista cinese sta sempre più scomparendo. La modernizzazione anche delle parti più rurali di tutto il mondo sta portando la concezione di famiglia in maniera più diversa. Sicuramente, però, si tratta di un adattamento familiare alle esigenze dell’habitat circostante.

Matrilinearità del popolo Na

In una regione della Cina esisteva (e in parte resiste ancora) un tipo di famiglia totalmente diversa da quello che si potrebbe immaginare (soprattutto in un contesto come la Cina). Questo tipo di famiglia, infatti, è di tipo matrilineare: i figli appartengono alla linea della madre e prendono nome dal clan di appartenenza della madre. In queste famiglia sono le donne a crescere i figli, coadiuvate da sorelle, zie, madri e fratelli. Gli uomini hanno un ruolo diverso e non fungono da padri effettivi. I matrimoni non sono veramente concepiti, ma esistono le “relazioni a camminate”. Vengono così definiti poiché gli uomini esterni alla famiglia possono far visita ad una donna durante la notte e andando via all’alba. Non vi è un rito formale e la relazione può durare una sola notte o tutta la vita. Tuttavia, non vi è obbligo di fedeltà e la donna può avere più partner durante il corso della propria vita.

L’uomo, in questo tipo di costruzione familiare, non funge da marito o da padre del proprio figlio biologico. La funzione dell’uomo è quello di zio e aiuta a crescere i figli delle proprie sorelle.
I figli, infatti, rimangono all’interno del lignaggio materno e vengono cresciuti nel contesto della famiglia della madre. Se sono maschi, una volta raggiunta l’età, potranno far visita a donne di altre famiglie; se sono femmine, una volta raggiunta l’età, potranno accettare visite da uomini esterni alla propria famiglia, senza mai stringere legami vincolanti.

1 commento su “Chiara Saraceno ci spiega perché la famiglia naturale non esiste”

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