L’arresto di Imamoglu è l’evento che scatena le proteste in Turchia

Si è appena conclusa la settimana più agitata degli ultimi dieci anni della storia turca 

bandiera rossa in cima all'edificio in cemento marrone durante il giorno

Qualche giorno prima delle votazioni di domenica, è stato arrestato il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, considerato il principale oppositore di Erdogan

Le manifestazioni

Quasi dodici anni dopo le più importanti rivolte di massa della storia turca contro il governo di Recep Tayyip Erdogan, allora primo ministro, i cittadini di Istanbul sono scesi di nuovo in piazza per manifestare contro la detenzione di Ekrem Imamoglu, sindaco della città sul Bosforo, ora in un carcere di massima sicurezza. Davanti al municipio di Istanbul hanno avuto luogo le prime proteste mercoledì 19 marzo, per poi diffondersi a macchia d’olio in tutto il Paese con una partecipazione tanto ampia quanto numerosi sono stati gli arresti tra i manifestanti: infatti nonostante l’atteggiamento nella grande maggioranza dei casi pacifico con la quale i cittadini si sono presentati alle proteste, sono state 1133 le persone fermate per sospetto di attività illegali, soprattutto sono stati messi in custodia nove tra giornalisti, reporter e fotoreporter turchi che stavano seguendo le manifestazioni degli ultimi giorni. Contromisure ancora più repressive sono state prese sabato 22 marzo, quando la polizia ha utilizzato spray al peperoncino, idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla e l’ufficio del governatore di Istanbul ha annunciato l’estensione del divieto di manifestare fino al 26 marzo, proibizione in linea con il regime di Erdogan, considerato non un esempio di democrazia. 

Le cause dell’arresto

La prassi di neutralizzare gli oppositori sabotando la loro carriera politica con accuse spesso giustificate come “politicamente fondate” è stata vissuta dallo stesso Erdogan sulla propria pelle nel 1998, quando ancora si poteva definire un democratico-moderato, e con molta probabilità la sta riproponendo oggi contro l’unico personaggio all’interno della scena politica turca in grado di rappresentare una reale minaccia. Contro Ekrem Imamoglu sono attive 90 indagini amministrative o penali, alcune decisamente pretestuose, oltre alle nuove accuse che gli sono state rivolte questi ultimi giorni: in teoria il sindaco di Istanbul è accusato di costituzione e gestione di un’organizzazione criminale, accettazione di tangenti, estorsione, registrazione illegale di dati personali e manipolazione di offerte nell’ambito dell’indagine finanziaria, in pratica far parte del partito dell’opposizione, il CHP, essere un politico abile a fare alleanze, carismatico e, ufficialmente da domenica, designato candidato alle elezioni del 2028 con 15 milioni di voti non gioca a suo favore contro un leader autoritario. 

Simboli

Se Erdogan condanna le manifestazioni per il rilascio di Imamoglu accusando l’opposizione di contribuire a creare “un’atmosfera di tensione e caos”, diversamente si esprime il sindaco della città turca verso i suoi sostenitori invitandoli a non perdere la speranza e assicurando che verrà eliminato questo “colpo di stato verso la democrazia”. La vicenda di Imamoglu è l’emblema della “lotta per la dignità della Nazione”, come sostiene la moglie del sindaco arrestato Dilek Kaya Imamoglu, insieme alla foto virale in rete del giovane ragazzo o della ragazza che legge “il contratto sociale di Rousseau”, testo simbolo della rivendicazione della sovranità del popolo, seduta a gambe incrociate davanti ai veicoli dell’antiterrorismo, che rappresenta quella generazione di ventenni cresciuti conoscendo solo il regime di Erdogan e che è scesa in piazza per chiedere il rispetto dello stato di diritto, della separazione dei poteri e della democrazia.

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