Questa canzone ha tutte le caratteristiche della poesia di Leopardi? Vediamo perché è importante

Perché questo testo di Mogol ha tutte le caratteristiche delle poesie leopardiane? E perché è così importante oggi?

L’ultima serata di Sanremo si appresta. I candidati dei premi della critica sono molto discussi quest’anno. Meglio Brunori Sas o Simone Cristicchi? Ma cosa rende un testo davvero bello? Proviamo a capirlo con l’analisi di uno dei più grandi brani della nostra tradizione musicale.

COSA C’ENTRA LEOPARDI?

Così come la mano di un artista, ci sono modi per riconoscere la mano di uno scrittore. Tutte le poesie di Leopardi precedenti ai canti pisano-recanatesi hanno caratteristiche in comune. Gli studiosi che le hanno individuate hanno riscontrato una leggerezza comune, ad esempio, a “La sera del dì di festa”, a “La vita solitaria” che poi si è riversata nella bellezza e musicalità della prosa leopardiana. A poco più di un secolo di distanza, nel 1972, esce “Il mio canto libero”. Il singolo che dà il nome all’album è un successo enorme, il primo LP di Battisti a superare il milione di copie. E questo lanciò il suo successo, dato che non molti sanno che all’inizio Battisti non era per niente apprezzato e anche i suoi colleghi non lo riconoscevano come un grande talento. Com’è risaputo, il testo interpretato da Battisti è scritto da Mogol, che all’indomani dell’incontro trai due ha già fama di paroliere maturo. Analizzarlo a confronto con un’esperienza poetica così lontana significa cercare la chiave nella forza espressiva della parola attraverso esempi alti di uso nella nostra lingua.

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LE CARATTERISTICHE DELLA POESIA LEOPARDIANA

Per capire meglio le virtù poetiche del brano, prendiamo come confronto l”Infinito”, che è a maggior ragione il componimento più famoso di Leopardi, perché incarna insieme tutte le sue caratteristiche peculiari.

  • L’uso di superlativi: “altissimo” e “purissime” qui nel brano, “profondissima” nell’Infinito.
  • Parole plurisillabiche: con più di tre sillabe, qui abbiamo “prigioniero”, “immensità”, “sentimento”, “anelito”, tutte di quattro sillabe, ed “indifferente” e “immacolato” di cinque.
  • Suoni aperti o che danno un’idea di apertura: si pensi alla presenza di “a” per ben quattro volte in un solo verso come “e si innalza altissimo e va” ma anche alla ”e” aperta di “tiepido” o alla “o” aperta di “vuole”. Nella grammatica i suoni aperti e chiusi sembrano solo confusi da individuare ma nel canto esprimono il loro potenziale.
  • Plurali di concetti astratti, anche quelli fanno la differenza: la grandezza evocata da “nuove sensazioni/ giovani emozioni” è maggiore di “nuova sensazione” e “giovane emozione”.
  • Un lessico ben preciso: Leopardi aveva individuato una lista di parole piacevoli perché evocano l’infinito. Il solo richiamo di queste parole porta la mente a contemplare l’infinità di cui non è capace in quanto piccola e limitata. Il meglio a cui può aspirare è l’illusione ricreata dall’arte, secondo il suo esempio come una melodia, che però se stona ci riporta con i piedi per terra. Qui abbiamo il richiamo al “limite”, l’immensità che si “apre”, e già dal titolo il “canto” che è libero. La parola canto qui è una curiosa coincidenza, perché è stato Leopardi a volere che la raccolta di tutte le sue poesie si chiamasse “Canti”, con allusione a una forma di poesia chiamata nello Zibaldone “delle origini”, insomma quello che dovevano essere stati i canti omerici.

CARATTERISTICHE BONUS

Mogol ha detto di non avere realmente fantasia, e allora prende spunto dalla vita vissuta, in questo caso la sua separazione dalla prima moglie e la sua seconda relazione. Il testo non è quindi piatto ma ha una dimensione temporale (anche l’Infinto, dove un passato nostalgico è sigillato subito dal “fu”). Mogol distingue un presente e un futuro prospero ed una “veste dei fantasmi del passato”. Questa tensione tra nuovo e vecchio è una tensione tipica negli Idilli, che dimostra la forte dicotomia tra una tranquillità ideale e dei turbamenti che premono sull’anima. “Il mio canto libero” non è un testo tranquillo. Tornando a Sanremo, qualcuno ricorderà della cover dei Coma Cose nel 2021. Il brano è rimasto uno dei più apprezzati anche dopo la scomparsa di Battisti, ed oggi potrebbe avere ancora qualcosa da dirci. Come abbiamo visto, la sua complessità è la sua bellezza e non sta tanto nella portata del tema (l’anima che si libera, praticamente è questo) ma nella sua scrittura. Alla luce di questo, abbiamo capito dalle polemiche di questi giorni come sia Brunori che Cristicchi con i loro brani in gara hanno parlato di un tema importante, indiscutibile, imprescindibile (e strappalacrime)… Ma quindi chi ha usato meglio la parola? Chi ha scritto il testo migliore?

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