“Voglio mangiare il tuo pancreas”: ecco come la malattia può diventare poesia

Il remake live action è approdato nelle sale italiane, riscuotendo un discreto successo, non alla pari della versione anime.

I live action sono all’ordine del giorno negli ultimi tempi, soprattutto se si va a guardare l’operato della Disney. In questo caso, però, non si parla di un film occidentale, ma di un riadattamento di un anime, ovvero un cartona animato giapponese. Anche la produzione e il cast del film proviene dal paese del Sol Levante. La storia rimane pressoché la stessa, cambiando solo l’impatto emotivo che degli attori in carne ed ossa possono avere sul pubblico. Se già il film d’animazione aveva commosso molti spettatori, è certo che anche la versione live action farà lo stesso. L’insuccesso è dovuto probabilmente al fatto che coloro che guardano gli anime, sono poco propensi a vedere prodotti di altro tipo.

La malattia e il pancreas

Il titolo dell’opera risulta sicuramente buffo e spiazzante. La stessa frase viene pronunciata all’interno del film, risultando altrettanto spiazzante. La storia è incentrata sulla malattia di una giovane studentessa, che per caso perde il suo diario e incontra un suo compagno di classe in ospedale. Da lì in poi, i due cominciano a frequentarsi più spesso, sebbene all’inizio non ci sia la volontà da parte del ragazzo. Andando poi a mangiare frattaglie, la ragazza narra che in tempi antichi si pensava che mangiando le interiora si potesse curare la parte di corpo interessata. Mangiando quindi del pancreas, si potrebbe curare il proprio pancreas. Questa infatti è la malattia della ragazza.
Inizialmente si crede che la malattia sia a uno stadio terminale, ma poi in realtà c’è una ripresa, forse dovuta proprio a questo nascente rapporto di amicizia. Per non spoilerare ulteriormente, non ci inoltriamo verso il finale spiazzante.

Poesia e dolore

La poesia è a volte assimilata a momenti di dolore o tristezza. In questo caso specifico, la poeticità viene resa dalla malattia e dal pseudo-cannibalismo. La frase spiazzante rimane bene impressa nella mente degli spettatori. La poeticità vive proprio in questo. La frase spiazzante diventa poesia, perché l’intento di chi lo dice è poetico. La metafora, spiegata sopra, vuole illustrare la volontà della malata di guarire e la volontà chi la ama di volerla vedere stare bene. “Voglio mangiare il tuo pancreas” non vuole quindi avere un significato letterale, ma vuole significare un gesto di amore e di speranza nei confronti di una persona malata. Il dolore che si prova nel vedere una persona amata morire lentamente e poi vedersela strappare via di punto in bianco, può portare ad un’evoluzione interiore. Quello che vediamo nel protagonista maschile è proprio questa evoluzione. Esiste un cambiamento impercettibile che si insinua di giorno in giorno. Questo stesso dolore e alcune di queste reazioni possono vedersi anche in Montale.

Le Occasioni

In questa raccolta, Montale affronta il tema della malattia e della perdita attraverso un linguaggio ermetico e simbolico. Trasforma il dolore in memoria poetica. Poesie come “Ti libero la fronte dai ghiaccioli” evocano la fragilità della persona amata e il tentativo del poeta di alleviarne la sofferenza, riflettendo sull’esistenza e il destino. La malattia, mai descritta in modo esplicito, diventa metafora di una condizione umana segnata dall’assenza e dall’incomunicabilità, temi centrali nella poetica montaliana. Questi stessi temi e riflessioni sono presenti nel film “Voglio mangiare il tuo pancreas”, in cui la protagonista malata incarna la stessa tensione tra vita e morte. Come Montale idealizza Clizia, rendendola eterna attraverso la poesia, anche il protagonista del film conserva il ricordo della ragazza perduta, dimostrando come la memoria e l’arte siano strumenti per affrontare la perdita e dare significato al dolore. Entrambe le opere ci invitano a riflettere sulla bellezza effimera della vita e sull’importanza delle connessioni umane nel lasciare un segno che sopravvive oltre l’assenza.

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