La legge di Merz viene bocciata dal Bundestag: le politiche anti-immigrazione

Non solo la Germania, ma anche Italia e USA attuano misure contro l’immigrazione

Bandiera nazionale tedesca al Palazzo del Governo del Bundestag a Berlino

L’alleanza di Merz con l’Afd causa la caduta della legge contro l’immigrazione e lede la figura del candidato Cancelliere.

La discussione

Sono state necessarie tre ore di discussione in Parlamento e 349 voti a sfavore, contro i 338 favorevoli e 5 astenuti, per respingere la legge anti-immigrazione proposta dal candidato cancelliere e leader della Cdu Friedrich Merz. A determinare la sconfitta ha contribuito sicuramente la durezza delle norme riguardanti il regime migratorio, percepite come eccessive da alcuni parlamentari, ma anche la rottura di un “tabù”, come definito da Scholtz, consolidato da anni nella classe politica tedesca: non cercare una maggioranza con l’estrema destra, in questo caso l’Afd di Alice Weidel. Messo in difficoltà dall’intervento di Angela Merkel in cui ha dichiarato di ritenere “sbagliata” un’alleanza che l’ultradestra, Merz si è trovato contro anche l’ Spd e i Verdi, che non ritengono legali alcune misure introdotte dalla legge e non concepiscono l’apertura all’Afd. 

Cosa prevedeva la legge

Dopo l’aggressione con un coltello da parte di un cittadino afghano avvenuto in un parco di Aschaffenburg in Baviera e l’attentato per mano di un cittadino dell’ Arabia Saudita ai mercatini di Natale di Magdeburgo, l’ondata d’indignazione è stata tradotta nelle misure restrittive presentate nella legge di Merz, che avrebbe stravolto il modo in cui la Germania ha sempre gestito le frontiere. Il piano si sarebbe sviluppato in cinque punti incentrati su respingimenti dei migranti con la domanda d’asilo in sospeso, detenzione per chi doveva essere espulso, stanziamento di maggiori risorse per il contrasto all’immigrazione, controlli serrati sulle frontiere e su migranti considerati pericolosi. Inoltre il testo conferiva alle forze di polizia ulteriori poteri e attivato il blocco dei ricongiungimenti familiari per coloro che avessero ottenuto il diritto di protezione. L’attuazione di questi provvedimenti probabilmente non avrebbe più permesso alla Germania di essere il paese che ospita il maggior numero di migranti in Europa, ma sarebbe stato il primo passo verso una politica simile a quella dell’Ungheria, che accoglie un numero di migranti approssimabile allo zero.

Le migrazioni

I flussi migratori sono la prova che l’essere umano non ha mai perso davvero alcuni aspetti del nomadismo, tipico dei popoli indoeuropei: infatti in qualsiasi secolo si sono verificate migrazioni, a volte composte da popoli in fuga da terre divenute inospitali per motivi politici, ambientali, religiosi o economici. La necessità che spinge queste persone a spostarsi non sempre viene compresa dai Paesi, che contrastano l’immigrazione invece di regolarla e gestirla, quasi come se si sentissero minacciati dall’avvento di una qualche invasione barbarica. Tra le misure che rispecchiano questo approccio si potrebbero menzionare i centri migranti in Albania, promossi dal governo Meloni ma sospesi dai giudici della Corte d’Appello di Roma e osteggiati dal Tavolo asilo e immigrazione definendoli parte di una “procedura illegittima per l’assenza di tutele”. Immagini di migranti in catene diretti in un jet militare per essere espulsi derivano dagli Stati Uniti, dove il neo (ri)eletto Presidente Donald Trump non ha certo mantenuto segreta la sua ostilità contro chi entra illegalmente negli USA. In realtà gli uomini e le donne che oggi sono costretti ad abbandonare la loro patria, non sono interessati a particolari appropriazioni territoriali o alla rivendicazione di luoghi a loro appartenenti secoli fa, ma probabilmente sono alla ricerca di un futuro migliore nella speranza di incontrare politiche pronte ad intenderlo.

 

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