Viaggio in un passato dimenticato: inversione della nostra prospettiva attuale.

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Se oggi l’Italia è uno dei principali Paesi d’arrivo per migliaia di migranti, in passato non è sempre stato così. Sebbene la nostra penisola sia sempre stata teatro di continui flussi migratori interni o esterni, questi ultimi non sono stati sempre in entrata.
Partenze e arrivi
Le crisi economiche e le guerre che negli ultimi due secoli hanno interessato l’Europa e il mondo intero, hanno portato ben 30 milioni di italiani a lasciare la propria terra per dirigersi oltre confine alla ricerca di un futuro migliore. Paesi di arrivo: Canada, Stati Uniti, Australia, Brasile, Argentina, Venezuela, Germania, Belgio e Francia. Nonostante negli ultimi anni ci si è diretti maggiormente verso Stati europei, all’inizio del secolo scorso il sogno americano aveva fatto ballare migliaia di cuori di poveri contadini. Il viaggio transoceanico tanto lungo quanto costoso che divideva queste persone dalle loro ambizioni non era sempre accessibile a tutti. Per questo ci si imbarcava di nascosto, speranzosi di non essere scoperti a frugare nella grande dispensa di bordo nel cuore della notte.

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Il film
È proprio questo che fa da sfondo all’ultimo film di Gabriele Salvatores, “Napoli – New York”, sua ventunesima pellicola nata dalle menti brillanti di Federico Fellini e Tullio Pinelli e tratta da una storia vera. Una storia che ripercorre le orme di due bambini, Carmine (Antonio Guerra) e Celestina (Dea Lanzaro), che nel Secondo dopoguerra lasciano clandestinamente Napoli su una nave americana. In un viaggio movimentato, disperato quanto speranzoso i due escono allo scoperto abbastanza presto, ma è ormai troppo tardi per invertire la rotta e tornare a Napoli. Grazie all’aiuto del Commissario di bordo, Domenico Garofalo (Pierfrancesco Favino) e del cuoco (Omar Benson Miller), Carmine e Celestina arrivano a “Nuova York”.
Luci e ombre
Le vicende narrate erano state messe nero su bianco più di settant’anni fa per poi essere dimenticate tra pile di vecchie scartoffie. È strano notare quanto attuale sia questa storia, questa speranza, quest’ambizione di fare di più, di avere di più. E no, qui si non si tratta di qualcosa di prettamente materiale, di un qualcosa di superficiale. Si tratta di lavoro, dignità, rispetto e libertà. Salvatores racconta una storia drammaticamente commovente come se fosse una favola, un racconto a lieto fine in cui il bene tramonta sempre sul male, sulle avversità che la vita presenta. Un racconto a colori che in realtà nasconde un bianco e nero ben definito, ma addolcito dall’innocenza dei due bambini protagonisti. Un bianco e nero che parla di onestà e delinquenza, speranze e illusioni, amore fraterno e violenza domestica. Un bianco e nero che parla di noi, di quello che eravamo. Un bianco e nero che ci ricorda che se oggi ci troviamo in una posizione privilegiata in cui siamo noi ad accogliere, a decidere il futuro degli altri, in passato eravamo noi a mettere in mani straniere il nostro destino.