Di recente, la premier Meloni ha annunciato che Papa Francesco prenderà parte alla prossima riunione del G7 per “valorizzare il percorso promosso dalla Santa Sede” sull’intelligenza artificiale. Qual è il legame tra intelligenza artificiale e Logos divino?

Quest’anno all’Italia spetta la presidenza del G7 e Giorgia Meloni ha annunciato in un video messaggio che Papa Francesco prenderà parte ad un dibattito con i big seven sulle implicazioni future dell’intelligenza artificiale. Tra dubbi, finalità, questioni etiche e potenziali minacce, sicuramente l’AI ha fatto e e farà discutere molto. Il Papa potrà dare un contributo a questo dibattito? Ma, soprattutto, che implicazioni ci sono tra un’intelligenza “artificiale” e l’intelligenza “divina”? Prendiamo in considerazione il concetto di Logos nella filosofia antica e nella religione cristiana.
Il Logos eracliteo: la causa di tutto
Per approfondire questo interessante tema, dovremo sviscerare il termine greco Logos che nel corso dei secoli è stato rivestito di particolari significati filosofici. Logos significa propriamente “parola, discorso” ma può indicare anche, a seconda del contesto, “ragione, calcolo, pensiero, causa”. Il primo a parlare di logos fu Eraclito di Efeso, pensatore e filosofo di origine ionica attivo tra il VI e il V secolo. Di lui, soprannominato “l’oscuro” per la difficoltà del suo stile, possediamo diversi frammenti che testimoniano singoli aspetti del suo pensiero. In generale, possiamo affermare che per Eraclito l’universo sarebbe governato da un perenne e continuo contrasto tra elementi contrari (fuoco-acqua, terra-aria, luce-buio, vita-morte…). Ogni elemento esiste in funzione della “guerra” che combatte contro il suo contrario. Eraclito ritiene che l’armonia universale si sostanzi nell’interdipendenza di questi contrari. Egli, citato da Aristotele (De mundo 5 396b), dice:
Interezze che non sono intere, un convergente divergente, consonante dissonante, e da tutte le cose uno e da uno tutte
Questo solo frammento ben spiega la fama di skoteinos (“oscuro”) di Eraclito. Il filosofo, inoltre, individua una legge universale a cui sottostanno i contrari e che regola il flusso del mondo: è il Logos. Nella sua opera Sulla natura l’efesino attribuisce al Logos – ragione universale – un valore molto importante perché esso è chiamato a bilanciare, a disporre e a tracciare lo scontro tra elementi che ha generato il mondo. Eraclito sembra intendere il Logos come un principio che agisce per necessità e che tesse le trame sotterranee dell’universo:
[…] perché tutte le cose avvengono secondo questa ragione […]

Lo Stoicismo e il Logos come Dio
Il termine Logos assume poi grande rilevanza nella speculazione stoica. Lo Stoicismo è stato una scuola filosofica sviluppatasi ad Atene durante l’età ellenistica (323-31 a.C.) a partire dagli insegnamenti del filosofo Zenone. In seguito, la filosofia stoica (che deve il suo nome alla stoà “portico” di Atene dove aveva sede la scuola di Zenone) permeò le classi dirigenti romane: tra i principali pensatori stoici annoveriamo Seneca e Marco Aurelio.
La teologia stoica attribuisce grande valore al Logos. Ricorre, come per Eraclito, una sorta di “ragione universale” che regola, gestisce e determina il flusso del mondo. Sarà facile ora attribuire al Logos dei tratti divini ma – è bene specificare – nella dottrina stoica non troviamo caratteristiche antropomorfiche del Logos. Esso è presente nel mondo, lo impregna e lo rinnova continuamente: Cleante, nell’Inno a Zeus, rivolgendosi al dio dice:
Tu che reggi l’ordine universale che si muove tra tutte le cose, mescolato agli astri grandi e piccoli […]
Sempre Cleante aveva parlato di un logos spermatikòs ossia “seminatore”, in grado di generare vita. Il Logos, dunque, secondo la dottrina stoica compenetra in modo immanente il mondo. Il Logos per gli stoici è eterno, immutabile, ingenerato e superiore a qualsiasi altra manifestazione del reale. Noteremo come questa concezione si avvicini molto al nostro concetto di “Dio”. Secondo Zenone, infatti (Diogene Laerzio VII 88):
Il vivere secondo natura è vivere secondo virtù, cioè secondo la natura singola e la natura dell’universo, nulla operando di ciò che suole proibire la legge a tutti comune, che è identica alla retta ragione diffusa per tutto l’universo ed è identica anche a Zeus, guida e capo dell’universo.
In principio erat Verbum
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
Il prologo del vangelo di Giovanni è anche conosciuto come “Inno al Logos” perché il testo greco riporta, in sede del Verbum latino, proprio il termine Logos. Il passo evangelico è ricco di interessanti spunti lessicali e filosofici. Innanzitutto, dobbiamo sottolineare come l’evangelista mette in risalto la “Parola” di Dio e la sua funzione creatrice. La forza generatrice del Verbum Dei emerge sin dall’inizio del testo biblico: nella Genesi, infatti, il Signore crea la luce soltanto pronunciando poche parole (“Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.”). Possiamo ancora qui individuare il leitmotiv della trattazione filosofico-religiosa sul Logos, ossia la sua prerogativa “creatrice“: anche Eraclito sosteneva che “tutte le cose avvengono secondo questa ragione”. Ora, queste considerazioni di ordine teologico che presuppongono un’intelligenza divina alla base della realtà possono essere collegate alla nuova intelligenza del III millennio, quella artificiale. Se la speculazione filosofica antica ha visto uno “schema naturale” ordinato da un Logos, oggi il mondo si interroga sulla possibilità che il Pianeta sia governato da un’intelligenza non naturale. La religione cristiana, inoltre, ritiene che l’uomo – in quanto espressione dell’immagine divina – possieda una propria capacità creatrice, ma oggi l’intelligenza artificiale sembra poter soppiantare questa prerogativa umana e – in origine – divina.
Come dobbiamo rapportarci con un’intelligenza che sembra rompere lo schema che abbiamo finora conosciuto? Quali sono le opportunità e le minacce di un qualcosa in grado di creare all’infuori di sé? Che rapporti intercorreranno tra fede e intelligenza artificiale?
Solo il tempo potrà rispondere.