Shameless è ormai una serie culto, che tocca con mano gli argomenti della povertà, dei sussidi statali, degli ambienti disfunzionali e del welfare.
Uscita per la prima volta nel 2011, Shameless è una fortunata serie che ha non solo la versione americana (quella più conosciuta), ma anche quella inglese. Questo contenuto parla della famiglia Gallagher, formata da un padre alcolizzato e disoccupato, da una madre assente e da sei figli. Questi sono cresciuti in una famiglia estremamente disfunzionale, nella povertà e nel ghetto di Chicago. Guardiamo come questa serie ci fa vedere il welfare State
Shameless USA
Ognuno ha sviluppato il suo carattere e i suoi problemi. Fiona, la maggiore, ha fatto da genitore a tutti gli altri, provandole tutte per sbarcare il lunario. Lip, il secondogenito, è un ragazzo molto intelligente, ma che andrà incontro a una spirale discendente di alcolismo. Ian, determinato a perseguire la carriera militare, sarà ostacolato dal suo orientamento sessuale e dalla sua diagnosi di bipolarismo. Debbie, bisognosa delle figure genitoriali assenti, diventerà una ragazza madre a soli quindici anni. Carl, scapestrato e al limite della psicopatia, farà carriera nella polizia, mentre Liam, il più piccolo, si ritroverà a crescere in un ambiente decisamente ostico.
Il welfare in Shameless USA
Come già detto, il capofamiglia Gallagher è il padre Frank. Proveniente da una famiglia emigrata dall’Irlanda, è un uomo alcolizzato, tossicodipendente e cronicamente disoccupato. Per questo riceve un sussidio di disoccupazione da parte dello Stato, che è spesso accompagnato da un sussidio di invalidità, infortunio o di pensione (a cause di sue pensate non molto legali). Nel sistema di welfare americano, però, non è così facile sopravvivere con questi aiuti. Gli interventi pubblici sono infatti minimi e sono forniti solo quando una persona è in elevato bisogno. Vige un meccanismo di copertura dei bisogni attraverso quella che viene chiamata la prova dei mezzi: si deve dimostrare di essere davvero in uno stato di necessità che non si può superare rivolgendosi alla famiglia. Lo stigma per chi richiede questi strumenti è molto. Infatti, le persone spesso credono che i bisognosi lo chiedano perché sono irresponsabili e che questi creino trappole della povertà da cui è difficile uscire.
E in Italia come funziona il welfare?
Il sistema di welfare in Italia è molto diverso da quello liberale di Stati Uniti e Regno Unito. Qui infatti vige il welfare conservatore-corporativo e familistico. Ciò significa che le prestazioni standard sono fornite automaticamente e in modo imparziale a tutti, secondo il principio di classificazione della popolazione, vengono coperti i rischi specifici per cui si è assicurati. L’uomo lavoratore è il principale autore di sostentamento e quindi principale beneficiario. Il sistema è finanziato dai contributi sociali dei cittadini. La famiglia quindi è la sfera regolativa principale; le associazioni intermedie hanno un ruolo importante nella socializzazione dei rischi, con un forte principio di sussidiarietà. Questo assetto deriva da un’esperienza dittatoriale abbastanza recente, con istituzioni democratiche recenti e ancora fragili. Spesso il welfare State è usato come un meccanismo di consenso politico per pratiche clientelari. I sostegni economici sono distribuiti in modo passivo, senza controlli sull’efficienza. Prevale però la famiglia rispetto all’interventismo statale.