La serie cult “Shameless” ci invita a riflettere sulla poverty porn television

Undici stagioni, dodici episodi ciascuna: Shameless è diventata una serie tv leggendaria in tutto e per tutto, soprattutto per come rappresenta la povertà.Sboccata, senza filtri, maleducata: in una parola, vera. Shameless è la fotocopia vivente di uno status, di uno stato mentale, di una condizione di vita. I sobborghi di Chicago fungono da sfondo alle pazze vicende della numerosissima famiglia Gallagher, da sempre invischiata in un’esistenza sicuramente non delle più rosee. Tra povertà, promiscuità, tradimenti e reati vari, i protagonisti cercano di farsi strada in un mondo che non è stato costruito per loro. E si vede.

Shameless: la trama dietro il fenomeno

La serie segue la vita della famiglia Gallagher in diversi anni. I protagonisti sono i membri del nucleo familiare e i loro numerosi amici. I Gallagher sono innumerevoli: partendo dal padre Frank, alcolizzato e tossicodipendente, e dalla madre Monica, bipolare, si arriva ai vari figli e figlie, con parecchi anni di differenza fra di loro. Fiona, la figlia maggiore, è una ragazza responsabile e determinata, che si prende cura di tutti i suoi fratelli minori al posto dei genitori. Poi c’è Lip, un ragazzo estremamente intelligente ma prono alle dipendenze; dopo di lui, sta Ian, militare in carriera. Infine, la prole più giovane: Debbie, ragazzina molto tenera e materna, Carl, sociopatico con tendenze aggressive, e Liam, infante.

Il ritratto della povertà

Come è stato detto, la famiglia Gallagher non vive esattamente nell’oro. Le loro condizioni di vita sono sotto la soglia di povertà e, infatti, percepiscono un sussidio statale. Frank, il padre, è disoccupato, povero e solo (Monica abbandona la famiglia), con svariati figli minorenni a carico: per questo ha diritto a un aiuto economico da parte dello Stato. Nonostante la situazione di indigenza della famiglia, però, Frank spende i soldi in alcool e droghe, lasciando i propri figli senza un centesimo. Loro si arrangiano con lavoretti vari: Fiona fa la cassiera, poi l’impiegata, poi la barista, Lip dà ripetizioni, Ian fa il commesso e Debbie fa la babysitter. E anche dopo tutte queste fatiche, i sei fratelli faticano a pagare la bolletta della luce, ma Frank non se ne preoccupa minimamente. Le uniche occasioni in cui pensa ai soldi è quando minacciano di togliergli il sussidio (di disoccupazione, di infortunio, di disabilità,…).

La poverty porn tv

Tracey Jensen è una sociologa che nel 2013 si è occupata, fra i tanti temi, anche di quello della povertà e della sua rappresentazione. Sono gli anni della politica dell’austerità: gli Stati e gli organismi sovrastatali sono andati incontro a un processo di taglio della spesa pubblica. Ciò ha danneggiato il welfare State, ossia il sistema che assegna sussidi a chi ne ha bisogno e che ridistribuisce i rischi sociali fra la popolazione. Sempre meno persone possono godere di un aiuto da parte della nazione e, soprattutto, sono sempre meno coloro che lo meritano, secondo la visione comune della società. Si fa strada nella mentalità comune la figura dello skiver, ossia quella persona povera che percepisce sussidi statali, ma che è visto come un abietto non meritevole di riceverli. E’ spesso delineato come un fannullone, etnicamente connotato e con una fedina penale non proprio immacolata. E’ rappresentato come l’unico responsabile della sua condizione di indigenza, dovuta alla sua ignoranza, alla sua irresponsabilità e menefreghismo. Se l’è cercata, secondo molti, quindi tanto vale lasciarlo lì, nella fossa che si è creato da solo con le sue azioni (e non azioni): il sussidio è inutile, dato che non potrà e non vorrà mai uscirne. Infatti, spesso viene visto anche come pigro e inetto. Frank Gallagher è esattamente come appena descritto, ma questo non deve fomentare un fenomeno di generalizzazione.

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