Analizzando il brano “La verità” di Brunori, scopriamo quanto è contenuto Luzi all’interno di esso.

“La verità” è un brano di Brunori Sas, uscito nel 2017, in cui il tema ricorrente è una sorta di nostalgia arrendevole. Vi è un ricordo costante di quello che si era e che si voleva, confrontato con una realtà attuale che non rispecchia in alcun modo quei vecchi desideri. In questo senso, accompagnato dalla voce di Brunori e uno strumentale semplice ma efficace, ci si ritrova una poetica di Luzi, dell’ultima sua fase. Infatti la nostalgia della gioventù è uno dei temi principali del terzo e ultimo momento creativo del poeta, ma non solo.
La verità
Il brano di Brunori sembra parlare a tu per tu con l’ascoltatore, ma che in realtà vuole forse parlare a se stesso. Inizia con una serie incalzante di suggerimenti all’ascoltatore, ricordandogli che ormai la monotonia lo ha reso schiavo e che non è più eccitante e divertente la sua vita. Ricorda inoltre che da giovane, o comunque in passato, c’erano speranze e c’erano desideri, anche forse un po’ troppo folli, ma che rendevano la vita valevole di essere vissuta. Ora invece, tutto è calcolato al dettaglio, ma toglie il sapore pure al cioccolato.
“Te ne sei accorto, sìChe tutto questo rischio calcolatoToglie il sapore pure al cioccolatoE non ti basta più.
[…]
Te ne sei accorto o noChe non c’hai più le palle per rischiareDi diventare quello che ti pareE non ci credi più”
Tutto questo serve a Brunori per guidare l’ascoltatore verso la verità (come da titolo). Una verità abbastanza atroce, che nessuno vorrebbe accettare. Un po’ funesta, ma infine vera. Si tratta di una paura genuina e naturale per l’essere umano: l’idea di scomparire. Ma non si tratta solo dell’oblio. Brunori ci suggerisce che non è solo la paura della scomparsa dell’io, ma anche della scomparsa di tutte quelle cose attorno a noi che ci sono care, che inevitabilmente scompariranno nel tempo. Ed è per questo che ci aggrappiamo ad esse, creando una routine sempre più identica a se stessa, inesorabilmente ciclica. Si tratta di un auto-sabotaggio consapevole. Una volontà di non stare bene per paura di stare peggio.

Mario Luzi
Mario Luzi è stato uno dei più grandi poeti del secolo scorso, partecipando alla letteratura italiana non solo da scrittore, ma anche come critico e traduttore. Ha avuto quindi una vita di intensa letteratura.
Ai più è probabilmente conosciuto per la raccolta “Nel magma”, diventato molto celebre per l’introspezione molto critica, attraverso scene di vita quotidiana. Particolarità di Luzi è la capacità di mettersi in discussione, senza filtri e analizzandosi in maniera puntigliosa e senza risparmiarsi mai. In questo senso, la sua sensibilità può essere di notevole ispirazione, perché la poesia vuole proprio questo: mettere se stessi in tutti i testi e sapersi raccontare in maniera sincera.
La sua poetica si compone di tre fasi principali, tutti delineati da un “io” sia personaggio sia narratore. La prima fase è influenzata dagli ultimi movimenti ermetici fiorentini. La seconda fase è la fase che ha dato al poeta il suo prestigio. Si tratta del momento in cui pubblica “Nel magma”, dove il poeta non è più da solo nei componimenti, ma è in costante dialogo, o con qualcuno (di solito personaggi femminili) oppure con il paesaggio. I dialoghi, introspettivi, e la descrizione dell’ambiente circostante creano un’atmosfera di forte inquietudine, atta a far emergere l’autocritica del poeta.
La terza fase è una fase più nostalgica. L’autore ricorda i momenti della sua adolescenza e si lascia un po’ andare sapendo che quei tempi non sono più recuperabili. Consapevole di questo completa la sua opera di auto-identificazione, fino a scrivere dell’inizio, ma anche della fine della sua vita.
Quella barchetta ferma in mezzo al mare
Un riferimento alla poesia di Luzi nel brano di Brunori è l’immagine della barca. Così si intitolava la prima raccolta di Mario Luzi, pubblicata nel 1935. All’interno di essa è contenuta la poesia “Alla vita”, che in qualche verso ricorda la canzone del cantautore.
“Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che procede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;[…]
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d’aspettare l’avvenire.”
Una visione, questa, che si avvicina molto all’idea del brano di Brunori, in cui il tema caldo è lo scorrere della vita che porta le persone a crearsi una realtà che sta stretta, ma che meglio è delle loro paure. Ma c’è anche il paragone con la gioventù, quando le paure erano altre e c’era molta più spensieratezza e voglia di futuro (non pensato in questo modo).
Ma la versione definitiva di Luzi nostalgico si trova probabilmente ne “La passione”, in particolare nel testo “Padre mio”, nel quale rivolgendosi effettivamente a qualcuno in alto, ricorda la sua vita da essere umano, in procinto di non esserlo più. Si chiede allora quanto sia stato umano e terrestre, perché tanto lui ha amato esserlo. Dice Luzi che nonostante la vita sulla Terra sia piena di contraddizioni, alla fine si è affezionato a tutte quelle cose. Gli crea un senso di fastidio l’idea di doverle abbandonarle, così come Brunori ci spiega che questa nostra paura in realtà è dovuta proprio al senso di oblio che pervade ogni cosa.
“Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.”