La tragica morte del diciannovenne Francesco Pio Maimone ha lasciato Napoli a bocca aperta, viste anche modalità mafiose con cui è avvenuta.
Spari, sangue, un morto: questo il bilancio della tragica notte tra il 19 e il 20 marzo a Napoli. La vittima è Francesco Pio Maimone, giovane di 19 anni, ucciso a colpi d’arma da fuoco da Francesco Pio Valda, ventenne. Entrambi originari della città, i due non si conoscevano prima del dramma che li ha visti coinvolti vicino a “Da Sasà”, un chioschetto di Mergellina, zona bene di Napoli, famosa per i suoi chalet e per la sua vista sul mare.
L’accaduto
Sembrava una serata di normale movida partenopea, almeno fino alle 2.30, quando il rumore degli spari ha sconvolto la situazione. Maimone si trova in mezzo alla folla di ragazzi fuori dai locali del lungomare, in via Caracciolo, con degli amici. Qualche minuto dopo le 2, a Valda viene rovesciato un drink sulle scarpe da una persona ancora non identificata dagli inquirenti. La situazione presto degenera: i suoi fedelissimi iniziano una dura lite con gli appartenenti alla gang nemica. Valda, defilandosi dal posto, impugna una pistola e apre il fuoco sul mucchio, colpendo Maimone al petto. Inutile la corsa all’ospedale Vecchio Pellegrini, dove i medici, dopo i tentativi di rianimazione, possono solamente constatarne il decesso.

I legami con la Camorra
La Squadra Mobile di Napoli riconosce rapidamente le modalità malavitose dell’agguato al diciannovenne e inizia a battere la pista di una faida tra bande della criminalità organizzata. Maimone, incensurato e originario del quartiere di Pianura, non ha alcun collegamento con la Camorra. Lo stesso non si può dire di Valda, figlio di un affiliato al clan Cuccaro ucciso in uno scontro tra clan rivali nel 2013. Il giovane, residente nel quartiere di Barra, rompe un percorso di recupero importante nei confronti della giustizia, che sembrava essere andato a buon fine. Arrestato, ancora minorenne, insieme al fratello maggiore Luigi con l’accusa di spaccio, Valda aveva ottenuto la messa alla prova, che aveva superato con successo, portando così all’estinzione del reato. Ma non è stato abbastanza. Il legale del presunto assassino, Antonio Iavarone, che lo ha seguito anche nelle sue vicende giudiziarie passate, afferma che il ragazzo è: “Caduto nuovamente nel contesto criminale dal quale sembrava fosse uscito”.
L’epilogo della vicenda
Identificato dalle riprese delle telecamere di via Caracciolo, Valda si è reso irreperibile fino al giorno successivo alla tragedia, quando la Squadra Mobile partenopea lo ha rintracciato nell’abitazione di alcuni conoscenti nel quartiere Ponticelli. Il ventenne è stato raggiunto da un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia, che lo ritiene gravemente indiziato del reato di omicidio aggravato dalle modalità della criminalità organizzata, ed è stato arrestato lo stesso giorno. La questione della sicurezza preoccupa tutti i cittadini, soprattutto del lungomare, ormai divenuto luogo per il regolamento dei conti della Camorra. Il primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi non ci sta: “C’è la necessità di avere maggiore presidio soprattutto notturne in zone molto vive”. Riconoscendo la situazione critica del capoluogo campano, il sindaco aggiunge: “Continuo e continuerò a sollecitare, anche con il ministro degli Interni, un sempre più forte impegno sulla città”.