Il film di Marco Bellocchio ci riporta alle pagine buie della storia italiana contemporanea..

Dopo più di quarant’anni dalla tragedia del rapimento di Aldo Moro non ancora tutti i nodi giungono al pettine. Ecco come questi nodi irrisolti hanno ispirato il regista Marco Bellocchio.
“ESTERNO NOTTE”: LE DIETROLOGIE DEL CASO MORO
Il film “Esterno Notte”, uscito il 18 maggio 2022 e distribuito come serie tv su Rai 1 tra il 14 e il 17 novembre dello stesso anno, ci mostra quanto questo evento segna ancora la coscienza del paese, mettendo in evidenza tanti elementi non chiari che riguardano i 55 giorni di prigionia del presidente della Democrazia Cristiana. Nel 1978, egli rappresentava una figura fondamentale dello scenario politico italiano, autore della svolta a sinistra (nota come “compromesso storico”) della DC verso il Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Questa manovra avrebbe permesso al PCI, nel suo momento di massimo appoggio politico, di partecipare alla vita governativa del paese; nello scenario internazionale della Guerra Fredda avrebbe rappresentato un unicum nella storia contemporanea, e forse ciò avrebbe ostacolato qualche parte importante dello scenario politico. Da una parte i più conservatori della DC, con forte influenza americana. Dall’altra i comunisti più radicali che vedevano il partito di riferimento corrotto dalla classe dirigente. Quanto hanno influito sul “caso Moro”? Una domanda ancora oggi molto dibattuta e che costruisce delle dietrologie non del tutto chiarite.
Caliamoci allora nel contesto storico degli anni ‘70, per comprendere in che cornice si attuano i fatti narrati in “Esterno Notte” e quali furono le risposte dei partiti di maggioranza.

GLI ANNI DI PIOMBO
Con l’espressione “anni di piombo” si identifica quel periodo che comprende la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘80, caratterizzato da crisi, moti rivoluzionari e reazionari di carattere terroristico-politico. Durante questi anni, sorgono numerosi gruppi armati estremisti, autori di rapimenti e stragi, come la strage di piazza Fontana nel 1969. Le matrici ideologiche di tali gruppi permettono una differenziazione del fenomeno terroristico in “terrorismo nero” di stampo neofascista e “terrorismo rosso” d’ispirazione comunista rivoluzionaria.
Per quanto riguarda il terrorismo nero, fanno parte organizzazioni come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. L’azione nera puntava, attraverso la cosiddetta “strategia della tensione”, a spostare l’asse sociale del paese verso l’autoritarismo, rovesciando l’assetto democratico e contrastando l’ascesa della sinistra.
Dall’altra parte, il terrorismo rosso, formato da gruppi come le Brigate Rosse (BR), Lotta Continua e i Gruppi d’Azione Partigiana (GAP), costituiscono la sinistra extraparlamentare che vede nell’insurrezione armata l’unica via per rovesciare il sistema capitalista, in Italia rappresentato dal governo quasi permanente della DC.
LA RISPOSTA DELLE ISTITUZIONI: DC E PCI
Di fronte a questa situazione, lo stato non rimase immobile. La necessità di risposta era evidente e si affiancava ad un ulteriori temi, che col caso Moro divennero ancora più evidenti, come il mantenere intatto l’assetto costituzionale e il non-riconoscere politicamente questi gruppi extraparlamentari (“linea della fermezza”).
Il partito di governo, la DC, riconobbe subito il pericolo eversivo, sia nero che rosso. L’interpretazione democristiana degli venne descritta come teoria degli “opposti estremismi”, cioè la presenza di due radici ideologiche opposte che puntano a ribaltare il sistema democratico. Dunque, la risposta dello stato doveva avvenire dentro i muri della costituzione ed evitando misure d’emergenza (vennero proposte misure come lo stato di guerra o la pena di morte).
Infine, per quanto riguarda il PCI, permaneva il nodo irrisolto del rapporto tra riformismo-massimalismo. Il PCI di Enrico Berlinguer, che già negli anni ‘70 stava abbandonando le posizioni massimaliste a favore dello stato democratico, lasciava spazio aperto al proliferare dei gruppi extraparlamentari rossi che, in un certo senso, si sentivano traditi. Tuttavia, le trame eversive dell’estrema destra vennero immediatamente interpretate come una risposta allo spostamento a sinistra della società italiana, ricordando il grande consenso elettorale che i comunisti ottennero tra il ‘68 ed il ‘76. Anche in questo caso, l’intenzione del partito era una risposta costituzionale e democratica.