Siamo persone o personaggi? Pirandello e Roberto Andò ci raccontano ”La Stranezza”

Vita e teatro, realtà e finzione, volti e maschere. Molte volte mi fermo a pensare: siamo consapevoli di star interpretando soltanto un ruolo? 

Un palcoscenico questa vita, un teatro a tutti gli effetti: quinte, sipari, regia e un pubblico, elementi che sono presenti e condizionano le nostre vite, senza quasi rendercene conto.

Eppure, in qualche modo, nella frenesia di una vita che sembra sempre andare troppo veloce, tanto che quasi ci ritroviamo ad avere paura di rimanere indietro, dimenticati e abbandonati, tra trucchi e inganni, con uno scatto repentino cambiamo le nostre maschere. Un istinto involontario ed immediato, quello di cambiare, di mimetizzarsi nell’ambiente in cui ci troviamo: siamo amici, amanti, genitori o figli, studenti e insegnati. Qualsiasi cosa che possa farci sentire utili e con un senso sulla scena della nostra esistenza.

La nostra vita che non diventa, ma nasce come un teatro. Così come, nel corso del tempo, lo stesso teatro ha cominciato a rendersi conto della comicità e drammaticità della vita stessa, una farsa reale, tanto da fondersi con le nostre esistenza, dando vita così al ”metateatro”.

Il metateatro

La capacità di mettere in scena la vita, la possibilità di traslare in atti la verità di esistenze comiche, avvenimenti tragici, esperienze vere, ma, allo stesso tempo estremamente teatrali. Ecco cos’è il ”metateatro”: il procedimento attraverso il quale il teatro riesce a mettere in scena se stesso, arrivando a farci provare una straordinaria sensazione di ”teatro nel teatro”, raccontando verità nascoste alla luce del sole.

Tanti sono gli esempi di sperimentazioni metateatrali nel corso dei secoli, prima ancora di giungere alla drammaturgia contemporanea: alcune opere della commedia classica di Plauto e Aristofane mostrano forme meravigliose e ben espresse di ”teatro nel teatro”. Una cultura che sarà poi successivamente ripresa da Shakespeare con il suo ”Amleto” e da molte delle rappresentazioni scenografiche di Goldoni.

Moltissimi sono gli autori che nel corso del tempo hanno scelto di utilizzare la tecnica del metateatro e le sue caratteristiche, la possibilità di mischiare arte e vita, scena ed esistenza arriva alla sua realizzazione più completa nel novecento con il teatro di Pirandello, sul quale mi soffermerò più tardi. Adesso voglio parlare di un film che mi ha particolarmente colpita, che ci mette di fronte al personaggio appena citato e che, in maniera diretta ed inaspettata è riuscito a catapultarmi nel mondo nel teatro come mai prima ero riuscita a fare.

”La Stranezza” di Roberto Andò

Un film dai risvolti inaspettati e di una profondità quasi apparentemente nascosta, ”La Stranezza” di Roberto Andò, si rivela suggestivo e sorprendente sotto molti punti di vista.

La vicenda si basa sulla vita dei protagonisti, Nofrio e Bastiano, interpretatati magistralmente dai nostri amatissimi Ficarra e Picone, in versione becchini del paese appassionati di teatro ed impegnatissimi nel tirare su una compagnia teatrale amatoriale, con lo scopo in mettere in scena finalmente la loro tragicommedia: ”La trincea del rimorso, ovvero Cicciareddu e Pietruzzu”.

Ci troviamo in Sicilia, per la precisione a Girgenti, nel 1920. I nostri protagonisti conducono la loro vita in maniera semplice e umile, tra un morto da seppellire e le pittoresche prove della loro tentata tragedia. Una svolta nella vicenda arriva con la comparsa di un nuovo personaggio in paese, un uomo serio ed austero arrivato da Roma. Soltanto in un secondo tempo Nofrio e Bastiamo scopriranno di aver fatto la conoscenza del solo e unico Luigi Pirandello, interpretato in modo superlativo da Toni Servillo.

Ho in mente una stranezza, è diventata quasi un’ossessione

Da quest’ultima prende il titolo il film. ”La Stranezza” altro non è che una sorta di febbre malinconica, angosciante e visionaria a cui il nostro autore agrigentino è sottoposto e che lo costringe a fare i conti con i fantasmi della propria vita, ma soprattutto con i suoi personaggi, a cui da udienza durante la notte.

Non starò qui a raccontare la trama di un film che merita assolutamente di essere visto. Voglio soffermarmi però sul dettaglio della ”Stranezza”, su quanto la l’anima di un autore possa essere tormentata dai fantasmi delle sue opere, e quanto i personaggi nati dalla fantasia, molte volte, siamo più vivi delle persone. Esattamente come ci mostra questo film nella sua parte conclusiva.

”Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello

Per molti versi ”La stranezza” ci racconta un’ipotetica genesi del dramma di Pirandello, narrandoci la costruzione del processo metateatrale in modo unico e a dir poco emblematico. Ed è proprio negli ultimi minuti del film che , secondo me, si rivela l’essenza della pellicola stessa.

Pirandello infatti mette per la prima volta in scena una delle sue più importanti tragedie: ”Sei personaggi in cerca d’autore”. Allora la rappresentazione fu un completo disastro, come magistralmente espresso dalle lacrime di fallimento trattenute da Servillo, oggi una delle opere più profonde e apprezzate di Pirandello.

L’antefatto dell’opera vede l’irrompere all’interno di un teatro, nel quale si stanno svolgendo le prove di un’ulteriore commedia, di questi sei personaggi. Personaggi persi, alla ricerca disperata di un demiurgo, un padre, uno scopo nella loro esistenza. Un vero e proprio exploit del ”teatro nel teatro”, attraverso il quale Pirandello riesce a provocare un profondo senso angoscia e malinconia nello spettatore che si trova di fronte ad una situazione incredibile e straordinaria, quella del non riuscire a capire dove e quando si apra e concluda la scena.

 

Un’opera fenomenale quella di Pirandello, capace di catapultare lo spettatore nella sua mente, in un susseguirsi di invenzione e follia, scena e vita, realtà e finzione, esattamente come dice Leonardo Sciascia, a cui il film ”La Stranezza” è dedicato:

”In Pirandello c’è una specie di invenzione del teatro, egli inventa, cioè nel senso più proprio trova, il teatro nella vita, nell’impetuoso scorrere di tragedia e commedia”

 

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