Il coraggio della resilienza: ”I Segreti” e Leopardi ci insegnano ad andare avanti nonostante tutto

A tutti noi è capitato nella vita, forse anche più di una volta o due, di non sentirsi abbastanza forti, impotenti di fronte a situazioni fuori dal nostro controllo, incapaci di tener testa alle nostre stesse emozioni. In momenti del genere la scelta più ovvia, e la più semplice sotto molti punti di vista, sembrerebbe la resa. Eppure, in uno modo o nell’altro, l’essere umano è capace di trovare dentro di se una forza che non sapeva di possedere, tale da permettergli di combattere per la vita.

La vita ci riserva ogni giorno mille sorprese. Purtroppo l’accezione positiva che viene data a questo termine non sempre rispecchia la realtà dei fatti. Giorno per giorno ognuno di noi è testimone e partecipe di momenti felici ed allegri, ogni giorno ci innamoriamo, ridiamo, trascorriamo del tempo con le persone che amiamo, balliamo, cantiamo e facciamo tutto ciò che ci fa stare bene. Eppure questi momenti sembrano durare sempre troppo poco, non diamo peso alla gioia che la vita può offrirci, al tempo che ci è donato e a quanto quest’ultimo sia prezioso. Mille momenti felici soccombono di fronte ad un evento doloroso, una perdita o una delusione, ad un tratto, quel mondo che sembra così colorato e brillante, si trasforma in un buco nero pronto a risucchiarci se solo abbassiamo la guardia.

Per quanto l’essere umano si sforzi di apparire ineluttabile ed indistruttibile, il dolore in qualche modo riesce a piegare anche il più forte di noi, la sofferenza è un nemico imparziale, si scaglia contro tutti senza pietà né remore.

Piegare è il verbo corretto. Per quanto il dolore provi, delle volte incessantemente, ad spazzare via ogni traccia di speranza in noi, qualcosa spinge l’essere umano a rialzarsi, ad aggrapparsi alla vita nonostante questa sembri insopportabile. Ma come riesce l’uomo a dimostrare tanta forza?

Resilienza

Cos’è la resilienza? Cosa significa questa parola che spesso vediamo tatuata, ma che mai ci fermiamo ad analizzare? Senza soffermarmi su fredde definizioni, mi limiterò a dire che con il termine resilienza diamo un nome a quella capacità tipica dell’essere umano di sopportare più di quanto lo stesso creda, la volontà di stare meglio dopo aver toccato il fondo.

Infiniti sono i fattori che possono influenzare la nostra vita e provocarci dolore e sofferenza: la fine di un amore, la delusione di un’aspettativa, l’infrangersi di un sogno, la perdita, il lutto. Circostanze da cui non si può fuggire, situazioni che non lasciano scampo e ci travolgono inaspettatamente, cogliendoci di sorpresa e indifesi, impauriti al sol pensiero di non essere in grado di affrontare le crudeli sfide che troppe volte la vita ci presenta. Alcuni individui soccombono di fronte al dolore dell’affrontarle, altri, senza un’evidente spiegazione, riescono in qualche modo a rialzarsi, a riprendere in mano la propria vita, a farne un capolavoro di coraggio e determinazione.

La volontà di vivere, il desiderio di auto-conservazione, è un sentimento insito nell’uomo, istinto innato che alimenta la resilienza. Ciò non significa che quest’ultima non possa essere ampliata e migliorata nel corso dell’esistenza di ciascuno di noi. Un lavoro su se stessi duro e faticoso, al fine di potenziare e coltivare una risorsa a dir poco fondamentale.

Per fare ciò, per ritrovare in noi stessi quella volontà recondita di aggrapparsi alla vita con le unghie e con i denti, non posso fare a meno che pensare a Leopardi e alla sua tenace Ginestra.

”La Ginestra” di Leopardi

Giacomo Leopardi nella poesia “La Ginestra o il fiore del deserto” rappresenta in maniera emblematica, profonda e viscerale, tutto ciò che il termine ”resilienza” cerca di trasmetterci.

Delle volte dimentichiamo che ogni elemento della natura ci rispecchia, troppo spesso la vita che ci circonda passa inosservata di fronte a sguardi superficiali. In quest’opera Leopardi, invece, trasporta la nostra totale e completa attenzione su una pianta che riesce a sopravvivere, maturare e crescere anche negli ecosistemi più ostili e svantaggiosi. La ginestra, appunto, cresce sulle pendici dei vulcani, tra rovi e macerie. Ma nonostante la lava che distrugge, brucia e desertifica tutto ciò le la circonda, la ginestra, continua a crescere e rinascere senza mai abbandonare il suo lucente e brillante color giallo e l’intenso profumo.

La ginestra rappresenta un monito per ognuno di noi, un esempio da seguire ed emulare, la capacità di adattarsi e piegarsi ad ogni tipo di situazione, sopportandola e superandola, resistendo, adattandosi e lottando contro tutto ciò che ogni giorno ci mette alla prova, contro ogni sofferenza che nella vita ci troveremo mai ad affrontare, costruendo con le nostre mani uno scudo in grado di proteggerci da schegge e proiettili di dolore che minacciano la nostra felicità.

Un messaggio di speranza quello che vuole trasmetterci Leopardi attraverso questo componimento, la fiducia di poter trovare un barlume di luce nelle tenebre più profonde, un’eco solidale in un mare d’immenso silenzio, la capacità di aggrapparsi alla vita anche nelle situazioni più disperate, la volontà di vedere la bellezza nello strazio e attraverso lo sconforto.

”E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni”

”Come fai tu” de ”I Segreti”

Leopardi descrive la ginestra come ”fiore del deserto”, un’immagine sicuramente suggestiva ed affascinante, un fiore così bello e pieno di vita che riesce, in qualche modo, a crescere in mezzo alle rovine. Una scena che mi riporta alla mente il testo di una delle mie canzoni preferite, con la differenza che al posto di un bellissimo fiore, ”I Segreti”, ci parlano di una meravigliosa, ma infinitamente triste, ragazza.

”Ti riconosco perché sei quella che sta sempre al sole
E cerca un po’ una tregua in questo andare”

”Come fai tu” è un racconto di lotta e resistenza continua, la storia di una ragazza che rappresenta ognuno di noi, la narrazione malinconica della nostra vita tra alti e bassi, piaggia e risate, esperienze e sconforto. ”I Segreti” mettono a nudo la nostra giovinezza, le ferite che molto spesso la caratterizzano, la perdita di qualcuno che amiamo e lo smarrimento di noi stessi, l’incapacità o, ancor peggio, la paura di esprimersi e permettersi di essere chi si è, con la speranza un giorno di scoprire noi stessi.

Una canzone che incarna l’inquietudine che avvolge la nostra vita come una fitta nebbia, la paura dell’indefinito e la sensazione di vuoto che caratterizza l’età giovanile, nell’attesa di arrivare ad un semplice conclusione gentilmente fornitaci da Italo Calvino:

”A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”

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