Anniversario di nascita di Franco Basaglia, noto pischiatra a cui si deve la famosa legge 180, che impone la chiusura dei manicomi dopo tanti anni di lotte.

Egli cercò di garantire il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo servizi di igiene mentale pubblici, messi a disposizione dei più bisognosi. A partire dal 1978 si ottennero i primi risultati.
La dura lotta
L’intenzione della famosa legge 180 del 1978 è quella di rimettere al centro i diritti del paziente, primo fra tutti quello alla vita, nonchè fondamentale e supererogatorio. Sembrerà banale considerarlo, ma nei vecchi manicomi i pazienti venivano spesso trattati con elettroshock e terapie farmacologiche decisamente invasive. La terapia non aveva più lo scopo di reintrodurre il paziente nella società, ma al contrario trasformava la sua vita in un incubo. I manicomi diventavano così veri e propri ghetti, zone di marginalità e sofferenza, in cui è assente ogni possibilità di intravedere un riscatto personale e sociale.

Vivere nei manicomi
Come disse anche Focault, nel mondo moderno l’uomo non comunica con il pazzo. Si tratta di una condizioni di estrema marginalità. Numerosi sono anche i serivizi fotografici che andrebbe la pena visionare per avere un’idea maggiormente concreta di questa durisimma realtà. Alienazione dalla società ed impossibilità di intravedetre una via d’uscita contribuiscono a creare un tunnel buio. Grazie all’attività e alla sensibilità di Basaglia però si iniziarono a muovere i primi passi. La vita e l’essenza umana del paziente cominciò ad acquisire un ruolo maggiormente centrale. Siamo anche negli anni dell’ascesa della bioetica.

La prospettiva bioetica
L’ascesa dalla bioetica nella seconda metà del novecento rappresentò certamente un punto di svolta ed un grande passo in avanti, in grado di stimolare la riflessione. Il paziente morale diviene soggetto attivo, l’unico in grado di prendere delle scelte che riguardano la propria persona. Vengono meno vitalismo e paternalismo, che la tradizione medica si portava indietro fin dai tempi del giuramento di Ippocrate. Ci si apre così ad una prospettiva di valutazione più ampia, che tende a valorizzare maggiormente il libero arbitrio del paziente morale.