Cos’è la rabbia: ecco l’idea di Seneca e il suo ruolo in “Inside Out”

Accade spesso che le nostre giornate vengano alimentate da sentimenti o emozioni negative come la rabbia, l’ansia e altri stati d’animo concomitanti… Ecco due rappresentazioni opposte tra loro.

Cos’è la rabbia? Come riconoscerla e gestirla al meglioLa rabbia ha un certo peso sia nel nostro essere che nel nostro vivere. Condiziona lo status emotivo e, indubbiamente, lo lede. Tra le varie rappresentazioni che sono state date durante i secoli e dai diversi ambiti oggi ne vedremo due molto diverse tra di loro: quella data da Seneca e quella che possiamo trovare in un cartone animato tanto amato, Inside Out.

 

Filosofia, medicina e letteratura

Cercare di dare una risposta a questa domanda non è forse compito della letteratura, tantomeno del cartone sopra citato. Si dovrebbe approfondire meglio il tema facendo riferimento a testi di psicologia o esperti nel settore. Bisogna ricordare però, che la psicologia, come disciplina e scienza, non ha proprio una formazione antichissima e che osservazioni di questo tipo venivano prima fatte dai filosofi e, di conseguenza, era compito della filosofia prendersi cura dell’uomo sotto questo aspetto. Bisogna anche aggiungere che non c’erano allora spartizioni precise tra ciò che oggi è medicina, psicologia, filosofia etc, ma che spesso filosofia e “medicina” si incrociavano anche in letteratura, creando delle vere e proprie tangenze.

Non esisteva, quindi, un vero e proprio spartiacque. Basta pensare a Cavalcanti, che in una delle sue poesie “Donna me prega” parla dell’amore definendolo un male, un accidente. La descrizione del male provato da Cavalcanti a causa dell’amore era chiaramente un male emotivo, che, forse, si ripercuoteva anche a livello fisico. Ciò non toglie però che questo amore patologico di cui parla Cavalcanti – e anche altri poeti – è stato più volte curato, come se si trattasse di una vera e propria malattia.

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Fatta questa osservazione, utile solo a rendere chiaro un panorama lontano dal nostro, ma che non coincide con gli anni in cui scrisse Seneca, possiamo capire come cambi il modo di vedere e di intendere le cose attraverso il tempo e i secoli, per quanto l’uomo, fondamentalmente, sia quasi sempre lo stesso.

Spostandoci ancora più indietro, utilizziamo come punto di riferimento Seneca. Si tratta di uno scrittore portante della letteratura latina, il quale ha contribuito non solo a livello letterario -con la scrittura di tragedie per esempio, come l’Agamennone- ma anche a livello filosofico, sfiorandone poi tanti altri. Oggi faremo capo a uno dei Dialogi di Seneca. Occorre dire che questa parola potrebbe trarre in inganno, poiché si potrebbe pensare ad una forma dialogica delle opere, ma non è così.

Il Dialogo cui faremo riferimento è il De Ira. Come si evince già dal titolo – in italiano Sulla Ira- il tema centrale sarà questo. All’interno di questo scritto Seneca si concentra sulla rabbia, sulle ripercussioni che questa ha sull’uomo e cerca anche di impartire delle condizioni per la gestione. L’opera è dedicata al fratello Novato ed è diviso in tre libri. A parer di Seneca l’ira è la più funesta delle passioni, quella che logora l’animo, quella che non appartiene all’uomo virtuoso -perché l’uomo virtuoso non si dovrebbe mai adirare- perché priva l’animo di ogni controllo razionale. Diventa così, una sorta di malattia comune, tanto da poter essere definita una malattia sociale.

Ma quali sono i rimedi per l’ira secondo Seneca?

Innanzitutto l’ira non deve essere assecondata: non bisogna farsi trascinare dalla collera, tantomeno commettere errori. Inoltre, bisogna non darle spazio. Se l’ira ci costringe a determinate maniere e modi, dobbiamo fare l’opposto di quello che ci suggerisce. Ovviamente, come in ogni sua opera, Seneca propone anche dei modelli da seguire e non seguire, che possono essere utili nel rintracciare quei comportamenti che devono e possono essere assecondati e quelli che invece devono essere allontanati.

Cosa insegna Inside Out?

Inside Out è un film d’animazione prodotto dai Pixar Animation Studios, in co-produzione con Walt Disney Pictures, e distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Pictures. Il film ha come personaggio Riley, una bambina di undici anni del Minnesota, nella cui testa si snodano tutti i fatti che vengono raccontati. I suoi sentimenti e le sue emozioni prendono forma e vengono personificati. Abbiamo rabbia, gioia, tristezza, disgusto. Sono loro a guidarla attraverso il suo viaggio nel mondo e in questo specifico caso, Rabbia ha come compito quello di assicurarsi che Riley non subisca ingiustizie e, di conseguenza, cercare di difenderla, nonostante tutto. Rabbia è bassa, ovviamente rossa e spara fiamme dalla testa. I concetti che vengono espressi in questo film animato sono diversi e tutti molto utili e, soprattutto, possono essere utilizzati come spunto di riflessione. In questo caso la parte che forse più ci interessa è la cooperazione. E’ solo grazie alla presenza complessiva di tutti gli stati d’animo che Riley sta bene. Forse, etichettare anche in maniera precoce la rabbia nella sua sola essenza negativa non è proprio corretto. Se dosata e calibrata, magari, non è poi così nociva.

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