Arte ed empatia: ecco gli ingredienti in grado di trasformare una vacanza in un’occasione

Può una vacanza diventare “lavoro”? Direi proprio di sì, vediamo insieme come.

Molte opere d’arte, che siano musiche,  film, quadri, libri o poesie, non nascono da un’accurata programmazione, ma sono spesso il frutto di tante fortuite situazioni impreviste unite a una buona dose di creatività, serendipità e abilità dell’artista. Questo è il caso dell’avventura di Gemitaiz, Mace e M. Marini.

L’ispirazione non va in vacanza

L’arte è da sempre uno strumento chiave nella comprensione dell’altro. La musica, la fotografia e i significati che queste sono in grado di veicolare danno spesso vita a un’incisività e a una risonanza emotiva che difficilmente potremmo evocare col solo utilizzo della parola fine a se stessa. Un’esempio emblematico di quanto affermato è costituito dall’esperienza di Gemitaiz, Mace e M. Marini (fotografo e regista) che, pronti a partire per un viaggio di piacere in Monzambico, repubblica dell’Africa orientale in via di sviluppo, decisero di portare con loro tutta l’attrezzatura necessaria per registrare un pezzo, perchè come disse Gemitaiz “metti caso che..”.  Appena giunti a destinazione si accorsero che, nonostante la grave condizione di povertà presente in quei luoghi, vi era “un grande fervore artistico” a tal punto che quella che era iniziata come una rilassante vacanza al mare si trasformò nella realizzazione di un singolare progetto artistico che ha dato vita a una doppia traccia musicale “Bianco/Gospel” , uscita nell’estate 2020, cui un anno dopo è seguito il documentario “Quello che resta” e infine al recente libro fotografico “Gosto”.

Empatia: cos’è? a che serve?

E l’empatia che c’entra? Innanzitutto capiamo meglio cosa vuol dire questa parola. Col termine empatia si intende la capacità di comprendere lo stato d’animo dell’altro, di immedesimarsi nella situazione in cui l’altro si trova e capire come possa sentirsi, di “mettersi nei panni dell’altro”. La possibilità di fare ciò, di riuscire a comprendere in maniera fondamentalmente automatica qualcosa di così profondo e intenso come emozioni e stati d’animo è, non solo qualcosa di bellissimo, ma anche una fondamentale risorsa umana. Tanto che alcuni dei più gravi disturbi mentali sono proprio caratterizzati da una mancanza di empatia, come per esempio il disturbo antisociale di personalità. È doveroso, inoltre, porre all’attenzione del lettore che tale capacità non è solo qualcosa di puramente astratto, ma esistono anche dei possibili correlati neurali al fenomeno dell’empatia. Esatto, stiamo parlando proprio di loro, i grandi protagonisti che dominano la scena degli studi neuroscientifici da più di vent’anni, i neuroni specchio. Ovvero, quei particolari neuroni che si attivano automaticamente sia quando svolgiamo un’azione che ha un fine specifico che quando osserviamo un’altra persona compiere un’azione del genere e che potrebbero essere fondamentali nella spiegazione dell’empatia, anche se ancora oggi non esistono pareri scientifici uniformi sull’argomento.

Empatia, Arte e Altruismo

Adesso che conosciamo un po’ meglio il significato di questa parola siamo in grado di immaginare come l’empatia possa aver giocato un ruolo chiave nella nascita di questo progetto artistico. Non solo l’empatia tra gli artisti e la gente del posto potrebbe essere stata necessaria per innescare l’idea di base, ma è stata sicuramente la spinta che ha portato Gemitaiz, Mace e M. Marini a fare la nobile scelta di devolvere i guadagni di tracce musicale, documentario e libro alla ONG “COOPI” che si mobilita per contrastare la povertà in diversi Paesi, tra cui anche il Mozambico.

“Siamo tutti uguali
  tutti come te”

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