Le tensioni tra la Russia e l’Ucraina sono tutt’altro che appena emerse, ma negli ultimi mesi hanno conosciuto una nuova e preoccupante impennata.

Dalla guerra iniziata nel 2014 agli sviluppi odierni, nel panorama internazionale si torna a percepire la preoccupazione per un conflitto imminente. Ripercorriamo le fasi storiche che hanno caratterizzato la relazione, e la contrapposizione, tra i due paesi.
Gli antefatti della guerra
Con guerra russo-ucraina si fa riferimento al conflitto avviatosi nel 2014, che vede la contrapposizione di Russia e Ucraina per quanto riguarda la posizione del Donbass e della Crimea. L’Ucraina è divenuta indipendente nel 1991, a seguito della dissoluzione dell’URSS, ma la Russia ha continuato a considerarla un territorio sotto la propria influenza. Rapidamente, i due stati rivelarono i loro cruciali punti di disaccordo. Tra questi, le frizioni relative alla risorsa del gas e la formazione dell’Ucraina, insieme a Moldova, Georgia e Azerbaijan, del gruppo GUAM Organizzazione per la democrazia e lo sviluppo economico, che fu percepito con grande contrarietà da parte della Russia. Non meno rilevante fu l’orientamento collaborazionista dell’Ucraina nei confronti della NATO, che ha acceso un sentito timore da parte di Putin che il paese potesse entrare a farne parte. Nel 2013, di fronte alle tendenze occidentaliste ucraine, la Russia affermò che se lo Stato avesse siglato un’intesa commerciale agevolata con l’Unione Europea si sarebbero verificate serie conseguenze, principalmente dal punto di vista finanziario. Nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013 si svolsero le manifestazioni di Euromaidan, a seguito della sospensione dell’accordo di associazione che prevedeva la realizzazione di una zona di libero scambio tra Ucraina e Unione Europea. Nel 2014 scoppiò la rivoluzione ucraina, che registrò svariati episodi di violenza a Kiev ed ebbe come prodotto l’allontanamento dell’allora Presidente Viktor Fedorovyč Janukovyč. Nel febbraio del 2014, la città di Sebastopoli vide lo svolgimento di manifestazioni filo-russe, che furono seguite dall’arrivo di truppe russe senza insegne (dette Omini verdi), che riuscirono ad assumere il controllo del Consiglio Supremo della Crimea e garantirono l’insediamento del governo filo-russo di Sergej Valer’evič Aksёnov. Successivamente, la divisione subnazionale ucraina della Crimea si dichiarò autonoma il 6 marzo dello stesso anno, affermando di voler fondare lo Stato sovrano della Repubblica di Crimea. L’11 marzo il Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea e il Consiglio comunale di Sebastopoli firmarono la Dichiarazione d’indipendenza della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli.
La guerra Russia-Ucraina: Crimea e Donbass
Il conflitto tra Russia e Ucraina venne inaugurato dall’occupazione militare russa della Crimea a seguito della richiesta di quest’ultima di intervenire. Il 16 marzo venne organizzato un apposito referendum che registrò quasi la totalità delle espressioni di voto a favore del riconoscimento del paese come soggetto federale della Federazione Russa. Sebbene tale meccanismo non abbia ottenuto un effettivo riconoscimento dal panorama internazionale, due giorni più tardi venne ufficialmente firmata l’adesione formale alla Russia. Seguirono poi violenti scontri, che provocarono vittime tra i manifestanti di ambedue gli schieramenti (filo-russi e filo-ucraini) e fra le stesse forze armate delle due fazioni. L’annessione della Crimea alla Russia è stata aspramente criticata dall’Ucraina, che fu appoggiata da svariati Stati, in quanto fu considerata una violazione del diritto internazionale e delle precedenti intese intraprese tra Russia e Ucraina in materia di salvaguardia dell’integrità nazionale dei propri territori. Nel marzo del 2014 si verificarono manifestazioni favorevoli alla Russia anche nella regione ucraina del Donbass. Il 6 aprile successivo, alcuni manifestanti armati si appropriarono dei palazzi governativi delle regioni di Donec’k, Luhans’k e Charkiv. I separatisti filorussi si scontrarono con l’esercito regolare, ma riuscirono a ottenere il controllo di alcune zone territoriali, dichiarando l’indipendenza della Repubblica Popolare di Lugansk e della Repubblica Popolare di Doneck. Tale conflitto è in corso ancora oggi e dal suo avvio ha provocato più di 13.000 vittime.
E adesso?
Negli ultimi mesi il panorama internazionale ha conosciuto un’ulteriore escalation nelle relazioni tra i due paesi. Tra i vari punti nevralgici, il principale si riferisce alle relazioni tra Ucraina e NATO, fortemente osteggiate dal Presidente russo Putin, il quale ha già schierato le proprie forze armate lungo il confine tra i due stati. La minaccia consiste nell’attacco militare e nell’invasione qualora il vicino decida di entrare a far parte di tale organizzazione. L’avvio di un ulteriore conflitto causerebbe un enorme perdita sia in termine di vite umane, sia in merito economico, causando pesanti ripercussioni a livello globale sull’approvvigionamento di materie prime quali il grano e fonti energetiche come il gas. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha affermato che qualora la Russia intenda attuare un’invasione, tutta la NATO sarà pronta a reagire rapidamente. Sulla stessa linea, il cancelliere tedesco Olaf Sholz ha definito la presenza militare russa al confine ucraino come minaccia per la sicurezza europea nella sua totalità. Il 7 febbraio 2022, anche il Presidente francese Emmanuel Macron si è espresso su tale questione, recandosi a Mosca per avere un colloquio diretto con Vladimir Putin, durante il quale ha sottolineato la necessità di lavorare per evitare qualsiasi escalation.