La storia del capo tribù indiano per antonomasia

Il 15 dicembre 1890 moriva Toro Seduto, condottiero nativo americano, entrato nella memoria popolare per la battaglia di Little Bighorn contro il generale Custer.
chi era Toro Seduto?
Toro Seduto (in inglese Sitting Bull) nacque nel 1831 col nome provvisorio, come era in uso, di Tasso Saltante, nella zona del fiume Grand River, in Nord Dakota. Nacque nella tribù degli Hunkpapa (ossia Popolo Accampato a capo del Cerchio), tribù del ceppo linguistico dei Lakota Sioux. All’età di 14 anni, Toro Seduto partecipò a una spedizione di guerra dove si trovò ad affrontare i guerrieri Crow (altra tribù di indigeni) e in questa occasione riuscì a raggiungere uno dei guerrieri durante la loro ritirata e a batterlo mentre cavalcava: per questo si guadagnò una penna di aquila bianca, simbolo di una prima azione coraggiosa e, nello stesso tempo, assunse il nome del padre, Tatanka Yotanka, cioè “Toro Seduto” (il padre cambiò nome in “Toro Saltante”). Toro Seduto divenne un sant’uomo (o uomo saggio ) Sioux durante i suoi primi vent’anni. Le sue responsabilità come sant’uomo inclusero la comprensione dei rituali, dei complessi religiosi e delle credenze della sua tribù; gli fu inoltre riconosciuto il potere di portare infiniti benefici alla sua gente. Toro Seduto conobbe anche tecniche di guarigione con erbe medicinali, sebbene non fosse un uomo di medicina. A causa del suo status di uomo saggio, Toro Seduto era un membro della Buffalo Society, una società legata alla caccia del bisonte. Per quanto riguarda la famiglia non abbiamo informazioni precise, sappiamo solo che si sposò una prima volta nel 1851 ma la moglie non sopravvisse al parto del suo primo figlio e che in seguito si risposò più volte.

la battaglia di little Bighorn
A seguito di alcune violazioni dei trattati tra il governo e i nativi americani, la situazione era degenerata: l’esercito spesso massacrava indiani con motivazioni futili o con pretesti fittizi e le tribù indigene non mancavano di attaccare gli emigranti che arrivavano a tiro. Nel 1871 Toro Seduto attaccò la linea ferroviaria del Pacifico Settentrionale, cercando di riconquistare alcune terre. La resistenza Sioux fu molto dura e nel 1872 i sopravvissuti bianchi furono salvati dalle truppe federali, ma non fu più possibile completare questa strada ferrata. Fu possibile però rinvenire alcuni giacimenti auriferi presso le Black Hills. Una spedizione militare, condotta nel 1874 dal Tenente colonnello Custer, lasciò Fort Lincoln per poter esplorare la zona e cercare un’ubicazione appropriata per un forte militare; la spedizione di Custer ispezionò il territorio sorvegliata dai guerrieri ma senza essere attaccata, e il governo aprì una base vicino alle Black Hills, incurante del fatto che esse fossero territorio Sioux, dando vita a dei malumori crescenti negli indigeni. Nel novembre 1875, il governo ordinò di eliminare tutti i Lakota qualora si fossero rivoltati contro i bianchi; l’ostilità dei Sioux crebbe al punto che il 1º febbraio 1876 Toro Seduto e altri capi Sioux dichiararono guerra.
Il 25 giugno 1876 il Settimo Cavalleggeri di Custer attaccò alcune tribù native sul loro campo, presso il fiume Little Bighorn, dove prevedevano una facile vittoria sui “pellerossa”. L’esercito statunitense ignorò fin da principio che nella battaglia erano schierati più di 3.500 guerrieri di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Fiele, alleati coi Cheyenne. L’attacco dei nativi fu deciso e i soldati statunitensi vennero inesorabilmente sconfitti e Custer fu costretto a far ripiegare le poche truppe rimaste. Le tribù condussero poi un contrattacco contro i soldati su una cresta vicina, annichilendo ulteriormente i soldati; secondo la tradizione, Custer sarebbe stato tra gli ultimi ad essere ucciso.
Toro Seduto partecipò di persona alla battaglia solo nelle prime fasi, ma poi lasciò che i giovani andassero in battaglia per conquistarsi le penne. Alla morte di Custer, i Sioux fecero capire al governo statunitense di aver comunque rispettato i trattati ma il governo decise di intraprendere nuove irruzioni nelle loro terre, costringendo molti nativi ad arrendersi. Toro Seduto rifiutò la resa e nel 1877 si trasferì con la sua tribù nello Saskatchewan, in Canada, dove rimase in esilio per molti anni ai piedi della Wood Mountain, rifiutando il perdono presidenziale e l’opportunità di ritornare.
la morte e il suo lascito
Fame e malanni forzarono Toro Seduto, la sua famiglia e quasi 200 suoi seguaci, a tornare negli Stati Uniti, dove fu costretto ad arrendersi nel 1881. In seguito lui e suo figlio Piede di Corvo, furono arrestati ma il governo concesse loro l’amnistia e furono trasferiti nella Riserva indiana di Standing Rock (dove la tribù vive tutt’oggi), insieme con altri 185 Sioux. La pace però non era sancita, infatti gli ufficiali dell’esercito ritenevano che il capo degli Hunkpapa avrebbe usato la sua presenza per richiamare alcune popolazioni alleate per liberarlo. Di conseguenza, un militare suggerì di trasferire lui ed i suoi seguaci a Fort Randall, per tenerli come prigionieri di guerra. Dopo 20 mesi e diverse richieste fu finalmente permesso a Toro Seduto di ritornare a Standing Rock insieme ai suoi uomini, nel maggio 1883. Temendo però che egli progettasse ancora di fuggire dalla Riserva, le autorità dell’Agenzia Indiana decisero di arrestarlo con alcuni suoi uomini. Il 15 dicembre 1890 quindi, al sorgere del sole, la polizia entrò nella riserva con lo scopo di catturare il capo indiano e da lì scaturisce uno scontro che culmina con la morte di Toro Seduto e suo figlio Piede di Corvo, assassinati a colpi di pistola da alcuni componenti del commando incaricato della cattura.
Toro Seduto è oggi uno dei più famosi capi indiani, la sua popolarità è molto aumentata negli anni facendolo diventare, oltre che un simbolo della lotta dei nativi contro i soprusi del governo federale, anche una vera e propria icona pop: sono stati prodotti film in cui compare il suo personaggio, francobolli e persino una statua nel parco danese di Legoland. Sitting Bull rimane però un uomo che rappresenta valori antichi, di una tradizione diversa rispetto a quella occidentale, legati alla natura e al vivere in armonia con essa. Questo è ciò che disse in merito alla colonizzazione dell’ovest da parte dei “bianchi”:
“quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”