Gli anni della Guerra Fredda furono nel progresso degli Stati Uniti verso la conquista delle stelle. “The Right Stuff” racconta la storia dei sette uomini che per primi riuscirono a volare nello spazio.

Il 9 aprile 1959 sette astronauti vennero selezionati per il programma Mercury, ovvero la prima spedizione americana nello spazio che prevedeva un equipaggio. Fu la NACA (National Advisory Committe for Aereonautics) ad effettuare le prime supervisioni, per poi passare sotto il controllo della neonata NASA. Il programma pose le basi per il progetto Apollo, che nel 1968 portò il primo uomo sulla Luna. La serie televisiva “The Right Stuff”, prodotta da National Geographic per Disney+ ripercorre, nella prima stagione, le prime fasi di questa avventura.
LA TRAMA
La serie, distribuita da Disney+ nel 2020, con attualmente otto episodi da 50 minuti l’uno, vede tra i produttori anche Leonardo di Caprio. La serie ripercorre le fasi iniziali del progetto, concentrandosi, oltre sulla parte storica, sulla vita personale dei protagonisti e delle loro mogli. Protagonista della prima stagione è la rivalità tra John Glenn, interpretato dal canadese Patrick J. Adams, e Alan Shepard, nei cui panni si è calato Jake McDorman. I due non hanno niente in comune e si ritroveranno spesso in contrasto a causa delle loro opposte personalità. Il terzo protagonista della serie è Gordon Cooper, interpretato dall’attore irlandese Colin O’Donoghue. Le storie degli altri protagonisti Schirra, Grissom, Slayton e Carpenter, invece, non vengono affrontate nella prima stagione. La serie si concentra sul clima e sulla mentalità degli anni Sessanta, specialmente nei riguardi della moglie di Cooper. Lo scopo dei “Mercury Seven” è fin da subito quello di realizzarsi come eroi americani, capaci di surclassare le capacità aereospaziali raggiunte dall’Unione Sovietica durante gli anni della Guerra Fredda. La critica è stata particolarmente indifferente nei confronti della serie, considerata pressoché inutile, specialmente dopo il successo del film omonimo del 1983 e del libro. Le tematiche, affrontate ovviamente nello stile del National Geographic, sono risultate pesanti, seppur storicamente accurate e precise.

IL PROGETTO MERCURY
La definizione “Progetto Mercury” fu utilizzata per la prima volta nel novembre 1958. L’obbiettivo degli USA era quello di riuscire a far volare in orbita nello spazio una navicella contenente un equipaggio. La NASA allora si appoggiò all’Aereonautica Militare, che aveva già sviluppato dei modelli di razzo per fini militari, dovendoli però riadattare alle loro esigenze. Mentre si eseguivano i primi test in volo, dovevano essere scelti i piloti. I piloti scelti per il progetto dovevano avere specifiche abilità sia fisiche che manuali, come ad esempio l’altezza, l’età e il possesso del diploma di pilota collaudatore e l’abilitazione al pilotaggio di jet. Nel 1959 solo sette candidati su cento passarono le selezioni. I selezionati impararono ad agire in assenza di gravità mediante l’uso di una centrifuga che ne simulava l’assenza. La prima missione, denominata Atlas 1, fu un insuccesso. A causa di un errore strutturale, dovettero far esplodere il razzo e la capsula. I successivi lanci furono parziali insuccessi, finché Alan Shepard riuscì in un volo di prova all’interno del Mercury Redstone 3. Tutti i test successivi furono semplici prove balistiche, fino al Mercury Atlas 6, che nel 1963 volò intorno alla Terra.
L’IMPATTO CULTURALE
Il programma si concluse nel 1963. Quell’anno John F. Kennedy pronunciò un discorso in cui dichiarava l’intenzione di raggiungere la Luna entro il 1970. Il motivo si può ricavare nel conflitto con l’Unione Sovietica che l’America stava attraversando in quegli anni. La Guerra Fredda, così chiamata a causa della non belligeranza del conflitto, scuoteva il mondo dalla fine della Seconda Grande Guerra (1939 – 1945). Uno dei principali campi in cui le due nazioni si sfidarono fu proprio lo spazio. L’Unione Sovietica lanciò il “guanto di sfida” mandando in orbita il satellite Sputnik 1. Questo costrinse Eisenhower a prendere provvedimenti, tra cui la costituzione della NASA. Nel 1962 Yuri Gagarin umiliò gli americani compiendo un giro completo intorno alla Terra. I sette del Programma Mercury in quell’anno si stavano solo allenando per compiere l’orbita. Solo nel 1963, John Glenn, riuscì nell’impresa, dopo anni di test riusciti a metà. La missione era di vitale importanza, poiché costituiva una svolta epocale nella cosiddetta “Corsa allo Spazio”. La lotta spaziale si protrasse fino a che Neil Armstrong atterrò sulla Luna nel 1968. Nella serie Disney l’impatto mediatico e culturale è estremamente sentito. I piloti sono fin da subito elogiati come eroi. Le conferenze stampa sono continue, rivelando John Glenn come il più amabile dal pubblico. Spesse volte nella serie i protagonisti affrontano cattive situazioni con fotografi e giornalisti. Cooper, per esempio, viene tartassato, nei primi episodi, da un giornalista appostato davanti casa sua.

LA TEMATICA FEMMINILE
Seppur in poche scene, la serie affronta duramente la tematica femminile durante gli anni Sessanta. Trudy, moglie di Gordon Cooper, è cruciale nella vicenda. La donna è anche lei una pilota esperta, e desidera una sua emancipazione lavorativa. I rapporti col marito sono ai ferri corti anche per il fatto che l’uomo non comprende, o non vuole comprendere, il desiderio e la possibilità della donna di fare la differenza. A metà stagione, Trudy esprime la volontà di tornare a lavorare con un gruppo di altre colleghe, che avevano iniziato il progetto “Mercury 13”, incontrando le perplessità del marito. L’uomo, durante una conferenza stampa, affermerà, rispondendo ad una domanda sul tema: «Ci abbiamo mandato uno scimpanzé, non vedo perché prima o poi non possa andarci una donna». Le mogli di questi uomini si ritrovarono all’improvviso assediate dai media. Lo racconta Lily Koppel nel suo libro “The Astronaut Wives Club” (2013). Il ruolo di queste donne si limitò, però, solo al glamour. Simboli di moda, come quella del rossetto rosso, invece che parte integrante del sogno americano degli anni Sessanta.