Le teorie sul rapporto tra natura e uomo sono presenti oggi quanto lo erano in passato, Marx ne è un esempio.

Ieri su “Il Fatto Quotidiano” è uscito un articolo sulle inadempienze della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, denunciando quanto fosse necessaria una discussione sull’economia come prevenzione. Temi che si avvicinano all’ideologia di Marx sul capitalismo, vediamo come.
Clima e sviluppo
“Tutti parlano di clima, nessuno di come cambiare il sistema economico basato sulla crescita”, questo è il titolo dell’articolo che, come si capisce, sposta l’attenzione dalla questione climatica degli ultimi giorni, portandola piuttosto sul contenimento del riscaldamento globale dal punto di vista economico. Il modello di crescita capitalistico basato sulla produzione ha senza dubbio avuto un effetto negativo sulle dinamiche ambientali. L’autore, Luca Masi, si preoccupa di mettere sul piatto la questione dello scarto tangibile ed economico come fattori da revisionare o almeno mitigare, per averne un conseguente esito positivo sull’ambiente. Non tratta solamente il consumo di beni concreti, ma soprattutto di redistribuzione di liquidità, risorse e diritti, che nonostante le iniziali resistenze, permetterebbe una crescita sostenibile. Opinione rafforzata dallo studio condotto da Tim Jackson, professore di sviluppo sostenibile dell’università del Surrey, il quale nel suo volume “Prosperity Without Growth: Foundations for the Economy of Tomorrow”, suggerisce di abbandonare la produzione di massa per quella di servizi quali insegnamento e assistenza sanitaria. Del resto, lo stesso John Maynard Keynes nel 1930 era dell’idea che:
“L’amore dei soldi come possesso sarà visto per quello che è: una disgustosa ossessione”.

Il rapporto tra natura e uomo
La storia della natura e quella dell’uomo sono strettamente correlate e non possono essere scissi in nessuna analisi storica che si rispetti. Piero Bevilacqua definisce l’ambiente come:
“un soggetto indispensabile e protagonista, la controparte imprescindibile dell’agire sociale nel processo di produzione della ricchezza“.
L’uomo quindi agisce sulla natura per ragioni anche economiche, in cui parte centrale della questione le hanno le risorse naturali, che siano petrolio, acqua, legna o qualsiasi tipo di minerale. Ed è grazie a queste se le civiltà hanno potuto svilupparsi relazionandosi con esse con criteri diversi a seconda delle necessità o del livello tecnologico di un determinato contesto storico. Ma andando oltre alla pura connessione economica, John Bellamy Foster, autore del libro “Marx’s ecology”, si spinge verso un rapporto molto più profondo e radicato:
“L’uomo vive nella natura, cioè la natura è il suo corpo, ed egli deve mantenere un dialogo continuo con essa se non vuole perire. Dire che la vita fisica e mentale dell’uomo è legata alla natura significa che la natura è legata a se stessa, poiché l’uomo è parte della natura.”

Ambiente e capitale nell’ideologia di Marx
L’ecologia di Marx è formata da una serie sparsa di intuizione ma che sono parte fondante della riflessione teorica sul capitalismo, del resto il suo concetto di materialismo storico era tutt’altro che meccanicistico, ma si basava su un rapporto dialettico tra natura e uomo. Questa interazione si unisce all’economia in un suo articolo uscito nel 1842 e intitolato “Dibattito sulla legge contro i ladri di legna”, in cui analizza l’alienazione della natura imposta a gruppi sociali marginali da parte dello Stato capitalista. In sostanza, veniva trasformata la legna da valore d’uso a valore di scambio, attraverso l’attribuzione di un prezzo di mercato a ciò che prima era solo opera della relazione diretta tra natura e uomo.
Secondo Marx, l’origine dell’alienazione va individuata nella trasformazione del rapporto con la terra, e con la natura in genere, diventata adesso come pura merce di scambio. Il processo produttivo capitalista spaccò il rapporto di scambio energetico tra società e ambiente, analizzato da Marx prendendo in considerazione l’agricoltura, pratica all’epoca ancora prevalente tra i settori economici. Ebbene, nel terzo volume del “Capitale”, osserva come ogni aumento di produttività nel breve periodo costituisse una progressiva distruzione delle fonti stesse della fertilità nel lungo periodo. Insomma, il processo di produzione di ricchezza porta allo stesso tempo ad un altro processo, ma stavolta distruttivo, si tratta di un sistema chiuso a somma zero nel quale le idee di crescita sostenibile di Jackson sembrano inserirsi come una delle possibili soluzioni alla questione.
