Nell’immenso mondo della letteratura, tra gli autori da riscoprire c’è Vasco Pratolini, autore fiorentino del neorealismo.

Quello della letteratura è un mondo talmente vasto che forse non basterebbe una vita per esplorarlo tutto. Così, inevitabilmente, per il curriculare studio tra i banchi di scuola è necessario effettuare una selezione di autori e opere. Tante sono le voci che seppur meriterebbero un ascolto, non riescono ad averlo per ragioni di tempo e di programmazioni scolastiche. Tra queste c’è quella di Vasco Pratolini, autore della letteratura italiana del neorealismo.
Vasco Pratolini
Vasco Pratolini nasce a Firenze il 19 ottobre 1913 e a soli cinque anni conosce presto quanto amara possa essere la realtà. Rimasto orfano, non può fare altro che lasciare gli studi e cominciare a svolgere lavori diversi. La scrittura però lo affascina e riesce a coinvolgerlo ugualmente. Se le sue prime occupazioni, da piccolo, sono l’attività di garzone in bottega, di cameriere e di tipografo, Pratolini riesce tuttavia ad ottenere una collaborazione con periodici quali “Letteratura”. Nel 1938 fonda lui stesso una rivista, insieme al poeta Alfonso Gatto, ma occupandosi di contenuti socialmente impegnati questa verrà soppressa dalla censura fascista. I romanzi che una volta trasferitosi a Roma scriverà lo rendono a noi oggi un autentico esponente del neorealismo, orientamento della cultura italiana di quegli anni.
Il neorealismo
Quello del Neorealismo è un variegato orientamento della cultura italiana, che nel Novecento avverte l’esigenza di rappresentare la concreta condizione dell’uomo contemporaneo. È impossibile stabilire una data di inizio: le opere che rientrano in tale orientamento si possono collocare tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta del Novecento (ma già nel 1929 Alberto Moravia pubblicava Gli indifferenti). Tra i nomi più rappresentativi del Neorealismo c’è quello di Elio Vittorini, la cui poetica è basata sull’elaborazione di un nuovo linguaggio, caratterizzato da concretezze, comunicatività e crudezza. Le stesse innovazioni si trovano nei romanzi di Vasco Pratolini, e principale fonte per questi autori è indubbiamente il realismo di Verga. Operai, lotta al fascismo, guerra: agli eroi dei grandi castelli, nella letteratura di Pratolini, si sostituiscono i piccoli operai di quartiere.
Il Quartiere
“Il Quartiere” è, tra le opere di Vasco Pratolini, un chiaro esempio di scritto neorealista. Realizzato nel 1944, il romanzo è ambientato in un quartiere popolare di Firenze – il celebre quartiere di Santa Croce – e lo racconta mediante gli occhi un gruppo di ragazzi che vivono la prima giovinezza e tutto ciò che da questa deriva. Si tratta di un romanzo corale, perchè tra i diversi ragazzi protagonisti lo spazio è distribuito in modo simile e non c’è una figura che emerge più di un’altra.
“I nostri sogni sono stati così uguali che per formare diverse le nostre storie abbiamo dovuto dividerci le occasioni, come da fanciulli si prendeva ciascuno una qualità diversa di gelato per assaggiarle tutte.”
Se si volesse trovare un filo conduttore del romanzo, questo sarebbe l’amore. Un amore che è quello dei giovani, che forse lo provano per la prima volta e che è vissuto in maniera diversa da personaggi diversi. Il quartiere cambia, nel corso del romanzo, ma c’è una cosa che non muta ed è il profondo legame tra chi lo ha vissuto: il vero quartiere, sembra, non è fatto dalle abitazioni, che per mano dei fascisti possono cessare di esistere da un momento all’altro, ma dalle persone che lo vivono.
“Eravamo creature comuni. Ci bastava un gesto per sollevarci collera o amore.”