Non tutte le ricerche vanno a buon fine: scopriamolo con l’amorosa inchiesta di Orlando e la guerra del Sacro Graal.

Che sia la coppa miracolosa dai poteri illimitati o l’amore di una donna, l’oggetto del desiderio porta ogni uomo a una ricerca senza fine. Ma fino a che punto vale la pena spingersi? Spieghiamoci meglio con opere tra loro diversissime.
La feroce guerra del Graal
Pur non godendo di un successo ampio, Fate/Zero rappresenta uno degli anime più interessanti di questi ultimi anni. Ambientata in un mondo in cui la magia esiste, viene praticata ed insegnata, la trama si sviluppa attorno alla guerra del Graal, un conflitto all’ultimo sangue tra sette maghi – detti Master – che si contendono, per l’appunto, la coppa miracolosa. Per assicurarsi il controllo del Sacro Graal questi – nella maggior parte dei casi appartenenti ad illustri famiglie di maghi, come i Thosaka o gli Einzbern – evocano in loro aiuto le anime dei grandi del passato che possano combattere al loro fianco: i Servant. Assieme al proprio Master quindi, sfidano tutti gli altri concorrenti al fine di ucciderli, in modo da poter essere i prescelti a richiamare la coppa onnipotente ed esprimere, grazie ad essa, il proprio desiderio.

Ed è così che nelle strade della città giapponese di Fuyuki appaiono i grandi eroi del passato: Alessandro Magno, Arturia Pendragon, Lancillotto, Gilgamesh, ecc. Ognuna di queste anime eroiche è evocata sotto una particolare categoria di combattente modulata sulle attitudini mostrate in vita: si va dalla categoria Saber (spadaccino) a quella di Archer (arciere) o Lancer (lanciere) e così via.
La vana ricerca di maghi ed eroi
La storia, però, oltre che soffermarsi sugli scontri tra Master con relativi Servant, narra una vicenda che è in realtà una grande metafora: la guerra e la lotta per il Graal come simbolo di una continua ed estenuante ricerca, di un desiderio troppo grande destinato a non avverarsi mai. Ciascuno dei partecipanti alla guerra cova dentro di sé un proposito: ad esempio il Master degli Einzbern, Kiritsugu Emiya, segnato da un’infanzia di dolore, vuole ottenere il Graal per giungere alla pace nel mondo; Arturia Pendragon, sua Servant, vorrebbe accedere alla coppa per tornare indietro nel tempo ed evitare alcune sue scelte che portarono alla rovina il regno di Camelot.
Non penso che sia possibile salvare chiunque. Voglio solo salvarne il più possibile. (Kiritsugu)
L’epilogo, però, è amaro per entrambi. Nelle fasi finali della guerra, Kiritsugu contende la vittoria a Kirei Kotomine , Master di Archer. Tuttavia, all’apparizione del Sacro Graal, dal contenitore fuoriesce uno strano liquido che sommerge i due: è questa la reale essenza della coppa, che tenta di realizzare solo i desideri più reconditi nascosti nel cuore dei vincitori.

Ed è così che il Graal tenta di convincere Kiritsugu ad accettare la sua nuova, profonda volontà: quella di essere solo con la propria famiglia – negli anni diventata più prioritaria del suo nobile ideale -, anche a costo di eliminare tutti gli altri sulla Terra. Compresa la situazione, quindi, il Master ordina a Saber di distruggere il Graal stesso, intuendo la pericolosità di uno strumento non preposto in realtà ad esaudire i desideri dei vincitori, ma interessato solo a nutrirsi di dolore. Ma neppure la potente Excalibur riesce a danneggiare la coppa, che, anzi, realizza il desiderio di distruzione dell’avversario, Kirei, devastando la città di Fuyuki. Accade, in parole povere, tutto il contrario di ciò che Kiritsugu avrebbe desiderato.
L’amorosa inchiesta che conduce alla pazzia
Altrettanto inutile è la ricerca condotta da Orlando, il paladino protagonista del poema ariostesco dedicato a lui ed alla sua pazzia. Nell’arco di tutta la narrazione, infatti, Orlando è tenuto lontano dai campi di battaglia proprio dall’amorosa inchiesta, dalla sua ricerca dell’oggetto amoroso – Angelica – che gli impedisce addirittura di combattere per il suo signore, Carlo Magno, nell’ambito della guerra contro gli Arabi. L’opera, che consta di 3 pubblicazioni, si apre laddove si interrompe l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo: un altro poeta passato dalla corte di Ferrara che fermò la stesura del proprio poema con la discesa di Carlo VIII – re di Francia – in Italia. Il Furioso, quindi, si apre con l’assedio di Parigi; ben presto Orlando, distratto dalla sua amorosa inchiesta, parte in cerca di Angelica. Lo strenuo inseguimento dell’uomo, però , si conclude nel peggiore dei modi: Angelica, per molto tempo lontana da lui, si innamora del moro Medoro, con cui fugge via. Orlando, sulle sue tracce da tempo, giunge nei luoghi dove si è consumato l’amore tra i due, e progressivamente prende coscienza del definitivo abbandono da parte della sua amata. Celebre è il passaggio in cui Orlando ritrova le incisioni che testimoniano il passaggio degli amanti:
[103] Angelica e Medor con cento nodi
legati insieme, e in cento lochi vede.
Quante lettere son, tanti son chiodi
coi quali Amore il cor gli punge e fiede.
Va col pensier cercando in mille modi
non creder quel ch’al suo dispetto crede:
ch’altra angelica sia, creder si sforza,
ch’abbia scritto il suo nome in quella scorza. […][111] Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto
quello infelice, e pur cercando invano
che non vi fosse quel che v’era scritto;
e sempre lo vedea più chiaro e piano:
ed ogni volta in mezzo il petto afflitto
stringersi il cor sentia con fredda mano.
Rimase al fin con gli occhi e con la mente
fissi nel sasso, al sasso indifferente.
Pian piano, quindi, il sospetto diviene certezza, mentre lo sconforto si tramuta in un folle dolore:
[112] Fu allora per uscir del sentimento
sì tutto in preda del dolor si lassa.
Credete a chi n’ha fatto esperimento,
che questo è ’l duol che tutti gli altri passa.
Caduto gli era sopra il petto il mento,
la fronte priva di baldanza e bassa;
né poté aver (che ’l duol l’occupò tanto)
alle querele voce, o umore al pianto. (Orlando Furioso, canto XXIII)
Così come i Master della guerra del Graal quindi, Orlando sacrifica tutto se stesso al raggiungimento della sua “coppa”, senza poi effettivamente poterne godere come preventivato. A ciò può seguire solo una conclusione: il più profondo e disperato dolore. Orlando, dal canto suo, si straccia per la rabbia le vesti, ed è come se dilaniasse in realtà la sua stessa persona, obliando il suo raziocinio per non soffrire più. Kiritsugu, invece, costretto per tutta la vita a lasciare i suoi affetti più cari per seguire il suo sogno di salvare quante più vite possibile, vede attorno a sè al termine della guerra solo distruzione. Tra le macerie di Fuyuki, però, cercherà la sua speranza e il suo riscatto: riuscirà infatti a salvare Shirou, un bambino che diverrà suo figlio e a cui trasmetterà il suo sogno: diventare un eroe e salvare quante più vite possibile.
