Domani, al teatro antico di Siracusa, debuttano le Baccanti di Euripide, firmate da Carlus Padrissa

Le Baccanti sono arrivate in città, a Siracusa, dove sosteranno, nel fervore del loro delirio, fino al 20 agosto! Da una collaborazione con La Fura dels Baus, l’INDA si prepara a dar nuova vita all’ultima tragedia superstite del teatro attico.
L’INDA debutta domani con la tragedia della follia
Da domani, 4 luglio 2021, andrà in scena, per i mesi di luglio e agosto, l’anapestico furore delle Baccanti. Quest’anno l’ultima tragedia attribuita a Euripide è affidata alle sapienti mani di Carlus Padrissa.
Una fortunata collaborazione con La Fura dels Baus, prestigiosa compagnia teatrale di fama internazionale, è garanzia di uno spettacolo che non dimenticheremo facilmente. Famosa per i suoi spettacoli d’avanguardia, la compagnia spagnola, insieme ad astri nascenti del panorama attoriale italiano, ci propone una pièce audace ma filologicamente corretta.
Una delle scelte più ardite, che leggiamo dal sito dell’INDA, riguarda il protagonista del dramma, Dioniso. Il dio dell’ebbrezza e del teatro ha un volto femminile, come sembra suggerirci proprio il testo della tragedia, tradotto per l’occasione da Guido Paduano. Sarà, infatti, Lucia Lavia a interpretare Dioniso, giunto a Tebe, deciso a vendicarsi di Penteo (Ivan Graziano). Ma di cosa parla la tragedia?

Le Baccanti raccontano un feroce delirio di vendetta
Ripassiamo velocemente la sinossi. Dioniso arriva dall’Oriente, con un seguito di baccanti asiatiche, fino a Tebe, la città di Semele, sua madre. Semele è figlia del re Cadmo, che, ormai anziano, ha lasciato il governo al nipote Penteo, cugino di Dioniso. Dioniso giunge, dunque, ma la sua famiglia materna non riconosce né lui né il suo culto. Ed è qui che inizia la vendetta del figlio di Zeus.
Le donne tebane, invasate dal dio, fuggono sul monte Citerone a celebrarne i riti, mentre il vecchio re Cadmo e l’indovino Tiresia, pur nel pieno possesso delle loro facoltà mentali, si adeguano alla contingenza, armati di sapienza popolare. Solo Penteo rifiuta caparbiamente il culto estatico e sovversivo del cugino. Decide di combattere il dio. Ma Dioniso, dopo vari scambi di battute argute, ironiche, facendosi beffe della reazionaria razionalità di Penteo, riuscirà a sedurlo.
Penteo è persuaso infine a seguire Dioniso sui monti, in abiti femminili. Sul Citerone, però, Penteo è vittima del delirio di sua madre, Agave. Questa, infatti, ancora invasata dal dio, scambia il figlio per un leone montano e lo uccide a mani nude, secondo l’uso delle baccanti. Durante l’esodo della tragedia è proprio Agave a mettere un punto all’atmosfera di insostenibile leggerezza estatica portata dal dio, riconoscendo suo figlio e accettando il suo triste esilio.

Aristotele ha deciso il destino delle “Baccanti”?
Le Baccanti di Euripide rappresentano ai nostri occhi un unicum affascinante e teatralmente vicino al gusto contemporaneo. A differenza delle tragedie tanto amate da Aristotele per la loro semplicità, la tragedia che di fatto chiude il secolo del dramma attico riflette il carattere bizzarro e fuori dal comune del suo coro.
Infatti, a differenza di quanto accade da qualsiasi altra tragedia superstite, all’inizio il dramma ha più i tratti grotteschi e comici della commedia che le tinte fosche della tragedia. Nell’Edipo re (prediletta da Aristotele) il coro di anziani si lamenta sin dall’inizio per l’insorgere dell’epidemia di peste. Nelle Baccanti, invece, l’atmosfera di delirante freschezza portata dalle esotiche seguaci di Dioniso e il continue battute, fanno sorridere gli spettatori.
L’ambientazione distesa e quasi divertente, crea una vorticosa climax di dolore man mano che ci avviciniamo verso l’epilogo del dramma, con l’efferata esecuzione di Penteo. Questa “inaspettata” inversione a U emotiva sembra disorientare lo spettatore, che vive una catarsi a metà, sospesa tra la perdita di simpatia per Dioniso e l’impossibilità di identificarsi totalmente nel fanatico Penteo.
Dal momento che la maggior parte delle tragedie sopravvissute risponde a una selezione avvenuta in epoca bizantina, in cui il dettato aristotelico era rispettato e orientava i gusti dei commentatori, non sapremo mai quante “Baccanti” abbiamo perso. Ma da domani sarà possibile vederle tornare in vita sull’antico palco di Siracusa!