Vediamo come il film “Norimberga” riporta un fatto reale sul grande schermo

Il film “Norimberga” porta al cinema il processo avvenuto nella realtà, un processo fondamentale per molti aspetti. 

Il processo di Norimberga cambiò il diritto internazionale, per molti versi possiamo dire che addirittura lo creò; scopriamo quello che il film mette in evidenza e come lo mostra al grande pubblico.

“Norimberga”, di James Vanderbilt

“Norimberga” è un film uscito nelle sale cinema proprio negli ultimi giorni del 2025; è stato diretto, sceneggiato e co-prodotto da James Vanderbilt. Vediamo attori del calibro di Rami Malek e Russell Crowe, nei panni rispettivamente dello psichiatra Douglas Kelley e del Reichsmarschall Hermann Göring. Nella scena iniziale vediamo Göring che si consegna alle forze dell’ordine insieme alla sua famiglia, successivamente il giudice Robert Jackson decide di montare un processo e cambiare così tutto il diritto internazionale. Viene chiamato lo psichiatra Douglas Kelley per fare un’analisi dei detenuti e cercare di scoprire più informazioni possibili; il primo a ricevere la visita di questo dottore è proprio Göring. Vediamo nascere un’amicizia tra i due, infatti Kelley inizia a fare visite a Göring da solo, fa anche da intermediario tra lui e la sua famiglia attraverso delle lettere. Göring si dimostra anche disposto a collaborare con le autorità per dimostrare che Rudolf Hess faceva solo finta di aver perso la memoria e in realtà sapeva benissimo chi era, per dirlo porta l’esempio di quando era appena arrivato in carcere e vedendo Göring compie il saluto nazista. I prigionieri in tutto sono 24, ma tra questi Robert Ley si suicida impiccandosi nella sua cella. Kelley prendeva appunti per il processo, ma anche per scrivere un libro tutto suo e diventare qualcuno; purtroppo una sera fa l’errore di fidarsi di una giornalista, la quale riporta molte informazioni private nel suo articolo e Kelley viene congedato. Lo psichiatra però non si arrende, sa che serve il suo aiuto per vincere il processo, allora si presenta al giudice Jackson con gli appunti che servivano per il libro. Grazie all’aiuto del dottore, gli americani riescono a far parlare Göring di argomenti che cercava di evitare, perché fino ad allora si era dichiarato estraneo ai fatti dei campi di concentramento, riuscendo sempre a cambiare argomento. Il processo termina e gli imputati vengono tutti condannati a morte, ma Göring la sera prima riesce a rubare una fiala di veleno e si suicida. Kelley torna in America e pubblica il suo libro, ma dai titoli di coda che ci rivelano la fine della storia vera di quei personaggi vediamo che questo libro non ebbe fortuna. Adesso vediamo il processo di Norimberga.

Il processo di Norimberga

Partiamo subito col dire che con questo nome intendiamo il processo che ci fu in questa città dal 20 novembre 1945 all’1 ottobre 1946; riguardò 24 alti gerarchi nazisti. Ricordiamo questo processo anche per il modo solenne in cui fu gestito, infatti mette in ombra gli altri 12 processi svolti successivamente a Norimberga, ma anche tutti gli altri processi che ci furono in giro per il mondo. Norimberga rifonda il diritto internazionale perché nuove categorie concettuali vengono pensate e ci sono nuovi crimini messi in campo, ma anche perché alcune questioni già presenti nelle normative passate vengono riformulate e modificate. Il giudice americano Taylor dice che le sanzioni scaturite da Norimberga avrebbero fornito ai posteri una schiera di standard del diritto. Alcuni dei processati in questo processo sono: Hans Frank (governatore della Polonia), Göring (che abbiamo visto nel film e che si suicidò prima della pena di morte), Ribbentrop (colui che firmò il patto con la Russia prima dell’invasione della Polonia), Fritz Sauckel (plenipotenziario del Reich per l’impiego della manodopera), Albert Speer (architetto di Hitler). I crimini che saranno giudicati in questo processo sono: crimini contro la pace (qualunque azione volta alla rottura della pace), crimini di guerra (maltrattamenti contro i prigionieri, incendiare villaggi solo per spargere terrore, l’impiego non volontario di persone), crimini contro l’umanità (atti che si rivolgono contro la popolazione civile e che non sono direttamente collegati ad atti bellici, come l’uccisione, la deportazione o la schiavizzazione di civili per motivi politici, razziali o religiosi). Adesso però torniamo indietro nel tempo e vediamo com’era il diritto internazionale precedentemente.

Il diritto inernazionale prima del 1945

Fino a prima di questo grande processo di Norimberga il diritto internazionale era stato stabilito da due convenzioni importanti: quella di Ginevra e quella dell’Aja. Queste convenzioni spiegano il trattamento da tenere nei confronti dei prigionieri, cioè i crimini di guerra. Un uomo può andare in guerra e morire, ma ha il diritto di essere trattato in modo rispettoso anche in qualità di prigioniero. I prigionieri avevano diritto a ricevere cure, di non essere maltrattati e di poter lavorare nel paese in cui erano tenuti prigionieri; per quanto riguarda gli ufficiali di rango più elevato, meritavano un trattamento migliore, al pari degli ufficiali dell’esercito del paese che li teneva prigionieri. Un altro diritto che si dava ad un paese occupato era quello di resistere nel momento in cui il paese occupante avesse leso il diritto internazionale. In questo momento, ancora, non era un crimine fucilare gli ostaggi però; i tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale avevano affondato la nave passeggeri americana Lusitania, ed era concesso dal diritto internazionale perché questo vietava solo l’affondamento delle navi ospedaliere. Pensiamo al genocidio degli armeni, questo era legale perché i paesi non potevano intervenire in questioni che riguardavano la politica interna di un altro paese. La situazione da quel momento è cambiata molto, ad oggi grazie a Norimberga gli ostaggi hanno più diritti e si cerca di evitare situazioni spiacevoli, anche se negli ultimi tempi il diritto internazionale non sembra riuscirci.

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