Il Superuovo

Un cavallo umano, troppo umano

Un cavallo umano, troppo umano

Sono tante le ragioni per cui guardare la serie Bojack Horseman è una pessima e un’ottima idea. Bojack è un cavallo antropomorfo, eppure è un uomo. Bojack è un uomo, non perché cammina su due gambe, parla e ha rapporti sociali, ma perché rappresenta l’uomo. Un certo tipo di uomo, potremmo sostenere. Proprio questa è una delle buone ragioni per cui seguire la serie è un’ottima idea: ti fa sentire una persona migliore.

Perché anche se hai fallito l’ultimo esame, non hai rispettato una scadenza o hai dato buca ad un amico, non sarai mai quel tipo di uomo, non sarai mai Bojack. E così tronfio e rassicurato puoi criticare le sue azioni e la sua infima moralità. Eppure nessuno, alla fine di quei venti- trenta minuti, può dirsi sereno. Quell’uomo con la testa di cavallo, riflette le nostre paure più inconsce. La paura di sbagliare e non poter più tornare indietro, di sentirsi orribili e non trovare un rimedio.

Certo, non cadere nell’alcool, nella droga e nei deliri di potenza della società hollywoodiana potrebbe fare da prevenzione. Ma nel nostro piccolo, sentiamo tutti il pericolo di cadere nell’abisso rappresentato da Bojack.

In realtà, il protagonista della serie è un personaggio estremamente moralista, riconosce bene i propri errori e quelli degli altri, ma trova il modo di giustificarsi attraverso una critica superficiale della società. Un meccanismo che spesso viene utilizzato nella vita reale. La fonte dei nostri errori sono i nostri genitori (nel caso di Bojack, persone prive di empatia e incapaci di dimostrare affetto), la società corrotta (quella di Hollywoo ne è l’amplificazione), le relazioni flebili e sconnesse che intratteniamo con le persone sbagliate.

Anche noi, come Bojack, riconosciamo queste condizioni e ammettiamo che influenzino il nostro agire, ma fino a giustificarlo, come se fosse l’inevitabile conseguenza di ciò che ci circonda. Eppure osservando il cavallo compiere le peggiori nefandezze, lo biasimiamo e ci allontaniamo da lui. Biasimiamo un personaggio di fantasia, ma perdoniamo sempre noi stessi.

Siamo sicuri che la colpa sia sempre degli altri? Non possiamo fare nulla per modificare il nostro modo di rispondere a questi input? Non basta neppure ammettere di sbagliare, ciò che conta non sono davvero le motivazioni, ma le conseguenze. Il cavallo è la personificazione di ciò. Ciò che conta sono le conseguenze, su noi stessi e sugli altri. Dunque occorre lavorare sulle motivazioni in funzione di questo fattore.

Questa seria ha l’incredibile potenzialità di mettere a nudo gli aspetti più viscidi e ipocriti dell’agire umano. Se riuscissimo a fare di Bojack la riproduzione del nostro Inconscio malato e del nostro Super-Io orgoglioso, forse riusciremmo anche a mostrare a noi stessi il nostro Io più realistico, svuotato da tutte le coperture e gli schermi che vi costruiamo attorno.

Bojack è un “pezzo di merda” e lo sa. Noi non lo siamo o lo siamo ma non lo sappiamo?

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