Esattamente cinquant’anni fa veniva pubblicato il singolo di maggior successo dei Beatles, nonchè una delle canzoni più celebri della storia della musica: “Hey Jude”. Per moltissimo tempo sono state azzardate le più svariate ipotesi riguardo l’identità del misterioso protagonista del brano, ma la verità è venuta a galla solo in tempi piuttosto recenti. Era un pomeriggio d’estate del 1968 e Paul McCarteney si era recato in visita dal figlio di John Lennon, Jules. Il ragazzino stava attraversando un momento difficile a causa del fallimento matrimoniale dei propri genitori. Paul racconta che mentre era in compagnia del piccolo, cercando di consolarlo, gli frullava in testa il verso “Hey Jules, don’t make it bad”. Da queste poche parole e dall’esperienza trascorsa quel pomeriggio, sarebbe nata l’intera canzone che in origine si intitolava dunque “Hey Jules”, nome successivamente cambiato in Jude per ragioni fonetiche. La vera dedica della canzone fu rivelata da Paul solamente vent’anni dopo la pubblicazione del testo, dopo che su di essa si erano generate le più svariate congetture e si era dato il via alle più svariate interpretazioni. Spesso infatti, le canzoni dei quattro ragazzi di Liverpool posseggono un significato universale, ognuno è in grado di darne una propria interpretazione che sembra calzare sempre a pennello con ogni situazione. Per questo motivo le loro canzoni continuano ad essere le colonne sonore delle vite di migliaia di ragazzi di tutto il mondo, diventando inni senza tempo.

Per tanto tempo, come già detto, ci si è chiesti di cosa parla realmente questa canzone. Aldilà delle varie interpretazioni, una cosa è certa: essa parla dell’immenso potere della musica.
Hey Jude, don’t make it bad – Hey Jude, non essere pessimista
Take a sad song and make it better – Prendi una canzone triste e falla migliore
Remember to let her under your skin – Ricorda di farla entrare attraverso la tua pelle
Then you’ll begin to make it better – Poi inizierai a farla migliore
Il protagonista sta soffrendo e Paul, per farlo stare meglio, gli dona una canzone chiedendogli in cambio solo di farla sua. Grazie ad essa egli potrà sfogarsi, potrà incanalarvi tutte le proprie emozioni negative ed a quel punto sarà in grado di farne qualcosa di bello. Questo brano parla della vita, che andrebbe vissuta con la stessa leggerezza con la quale si ascolta una canzone; nella quale, come in “Hey Jude” si dovrebbe imparare a trarre qualcosa di positivo anche dai periodi più bui.
Charles Bukowski sosteneva che il genio fosse colui che è in grado di dire cose complesse in maniera semplice. Forse la chaive del successo dei Beatles sta proprio in questo: brani come “Help”o “All you need is love” come tanti altri loro pezzi, potrebbero essere scambiati per stupide canzoncine commerciali, ma nella loro semplicità nascondono una profondità immensa grazie alla quale questi quattro ragazzi hanno conquistato il mondo. Oggi appare incredibile come degli artisti tanto intellettuali, abili e per certi versi enigmatici dominassero indiscutibilmente il panorama commerciale. Molti sostengono che essi fossero gli artisti giusti al momento giusto; è impossibile spiegare i Beatles senza gli avvenimenti degli anni sessanta ed è altrettanto difficile spiegare questo periodo senza di loro. Canzoni come “Revolution” arrivavano in un periodo in cui da tempo era in atto un cambiamento sociale, ma mettevano in chiaro alcune questioni sulle quali poi si sarebbe bastano il pensiero degli anni seguenti.
You say you want a revolution – Dici che vuoi una rivoluzione
Well, you know – Beh, sai
We all want to change the world – che tutti noi vogliamo cambiare il mondo
But when you talk about destruction – ma quando parli di distruzione
Don’t you know that you can count me out – non sai che puoi considerarmi fuori
Oggigiorno potrebbe apparire esagerato, ma versi come questi hanno forgiato il pensiero di una generazione, fino ad arrivare a noi.
In seguito John Lennon scriverà con la sua amata Yoko “Give peace a Chance”, una canzone molto semplice, un inno alla pace, nel quale viene urlato come un mantra “Tutto ciò che diciamo è dai alla pace una possibilità!”. Con questo grido cortese, con questa richiesta entusiasta di pace e di amore, viene messo in evidenza come questi due valori, che ci sembrano così irraggiungibili, siano in realtà facilmente attuabili ed estensibili a tutta l’umanità. La guerra si può sconfiggere, ci ricorda John, si tratta solo di cominciare a pensare che sia possibile farlo.
Imagine all the people living life in peace, it’s easy if you try! -Lennon

–a cura di Andrea Arrigo
Grafica di lele.vero