Ilaria Alpi era una giornalista fotoreporter del TG3, assunta con una borsa di studio per lavorare alla Rai, dopo aver ottenuto collaborazioni giornalistiche dal Cairo grazie alla sua conoscenza dell’arabo e della lingua inglese e francese. La prima volta in Somalia per Ilaria Alpi fu nel 1992, per seguire la missione di Pace Restore Hope alla quale prese parte pure l’Italia, che, negli anni ‘80, intratteneva rapporti ambigui con Barre. A partire da questa inchiesta, la Alpi, insieme al suo collega Miran Hrovatin, si resero conto che qualcosa non tornava. Portando avanti l’indagine, infatti, i giornalisti cominciarono, poco a poco, a svelare un segreto fin troppo scomodo, un segreto che, di lì a poco, li avrebbe condotti alla morte. 

Il fatto

I due reporter scoprirono un possibile traffico di armi e rifiuti tossici provenienti dagli Stati Uniti diretto in Somalia, che, tra l’altro, vedeva anche la complicità delle autorità istituzionali nonché dei servizi segreti italiani. Lo scopo di questo traffico era uno scambio di rifiuti tossici per beneficiare del possesso di armi da parte dei gruppi politici locali. Un traffico di cui beneficiavano in molti e che, sicuramente, avrebbe causato non pochi problemi se fosse venuto tutto a galla, tanto che già nel Novembre precedente la morte della Alpi e Hrovatin, sarebbe stato uccisi, per motivi del tutto oscuri, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, l’informatore della stessa reporter per quanto riguardava le indagini sul traffico illecito. 

 I due giornalisti, continuando le indagini, scoprirono, inoltre, che questo presunto traffico avveniva attraverso l’utilizzo di dei pescherecci divenuti, illecitamente, proprietà personale di un italo-somalo dopo la caduta di Barre. A questo punto, le indagini lasciavano poco spazio al dubbio. Avvicinandosi sempre più alla verità, la posizione che i due reporter stavano assumendo stava diventando troppo scomoda, troppo pericolosa, e la tensione culminò in tragedia. Il 20 Marzo 1994, la Alpi e Hrovatin si apprestavano a tornare all’ambasciata di Mogadiscio, quando vennero attirati in un’imboscata nei pressi dell’Ambasciata stessa e poco lontano dall’hotel Hamana, nella quale furono uccisi con un colpo di pistola ciascuno alla nuca, in perfetto stile esecuzione. 

Le indagini che vennero condotte sull’omicidio dei due giornalisti furono confuse, e si conclusero, archiviando il caso, con l’arresto di Hashi Omar Assan, condannato a 26 anni. Un arresto che, tuttavia, non convince i molti che lo ritengono innocente, un capro espiatorio per tenere calme delle acque altrimenti troppo pericolose. 

Che cosa succede?

La madre di Ilaria Alpi, Luciana Alpi, non si è mai arresa, neanche in punto di morte. Nonostante 24 anni di silenzio, ha sempre cercato giustizia, chiarezza per la morte della figlia, la cui unica colpa era quella di aver “curiosato troppo”. La cosa più grave è il silenzio, l’omertà che avvolge il caso di questa ragazza e del suo collega, che a soli 33 anni e 45 anni sono stati uccisi senza pietà. Senza parlare del coinvolgimento di una persona possibilmente innocente che sconta una pena di cui probabilmente non ha colpa.