Influenza, Europa nella morsa della super-variante K. Stagione precoce e intensa.

I medici di famiglia dichiarano 700mila persone a letto anche con covid. La situazione resta comunque da monitorare.
La campagna
La campagna vaccinale antinfluenzale e anti-Covid procede con risultati incoraggianti, ma non è il momento di rallentare, l’ultimo dato disponibile (sistema di sorveglianza RespiVirNet) ci dice infatti che sono circa 700.000 gli italiani finiti a letto a causa di virus respiratori, con un totale dall’inizio della sorveglianza di circa 4 milioni di casi”. A parlare è Tommasa Maio, responsabile nazionale Area Vaccini della Fimmg, che oltre a commentare i dati su influenza e Covid segnala anche un potenziale campanello d’allarme: “Sempre il sistema di sorveglianza ci dice che nel flusso ospedaliero (quindi i pazienti piu’ gravi), i più colpiti per SARS-CoV-2 e influenza sono nella fascia di eta’ over 65”.

La super-variante K
Nelle ultime settimane c’è attenzione alla variante K del ceppo H3N2 che si sta dimostrando molto insidiosa e diffusiva. Maio, sottolinea però che la fiducia nelle vaccinazioni sta risalendo e che molte persone si stanno proteggendo prima e più dello scorso anno, soprattutto tra fragili e soggetti a rischio. Nonostante in molte regioni le coperture stiano facendo toccare punte record rispetto agli anni precedenti, restano margini importanti di miglioramento: tra gli over 65 la copertura è ancora distante dagli obiettivi raccomandati, e l’invito è a intensificare gli sforzi prima del picco stagionale.

La gestione delle pandemie
La gestione delle pandemie nel corso della storia ha subito un’evoluzione radicale, passando da risposte basate sulla superstizione e sull’isolamento rudimentale a strategie scientifiche coordinate a livello globale. Durante la Peste Nera del XIV secolo, l’assenza di conoscenze microbiologiche portò all’istituzione delle prime forme di “quarantena” a Ragusa e Venezia, basate puramente sull’osservazione empirica del contagio. Con il progresso della medicina tra il XVIII e il XIX secolo, l’introduzione dei vaccini (a partire da quello contro il vaiolo di Jenner) e la scoperta dei germi hanno permesso di spostare il focus dalla mera segregazione dei malati alla prevenzione attiva e all’immunizzazione di massa. Nel XX secolo, la gestione dell’influenza “Spagnola” del 1918 ha evidenziato l’importanza delle misure non farmacologiche, come l’uso delle mascherine e il distanziamento sociale, ma ha anche mostrato i limiti di una comunicazione frammentata in tempi di guerra.