The Miseducation of Cameron Post : Analisi dell’omosessualità dall’Antica Grecia alla società moderna

Sei giunta, ti bramavo, hai dato ristoro alla mia anima bruciante di desiderio” (Saffo)

L’amore come forma di educazione

L’omosessualità, ossia l’amore verso un individuo dello stesso sesso, è senz’ombra di dubbio uno dei temi più recenti e più importanti della nostra generazione, un tema che da sempre è oggetto di studio, di esplorazione, purtroppo soggetto a critiche e pregiudizi. Un tema al quale sono legate le sfumature più belle e violente della nostra società, un tema al cui, talvolta, si mescola l’ignoranza, il conservatorismo, il cambiamento, la violenza, l’amore, la lotta sociale ed, ultimamente, un lieve miglioramento in termini di “accettazione”. Fortunatamente, però, c’è stata un età in cui l’amore tra due uomini o due donne non solo era assolutamente accettabile, era anche considerato onorevole e doveroso. Si parla di una società e di un epoca per molti aspetti più sviluppata rispetto alla nostra, dove il concetto di omosessualità veniva percepito in maniera del tutto differente poiché svolgeva una funzione altamente educativa. La Grecia antica, si sa, era costituita da poleis, la struttura sociale occupava un posto di rilievo nella vita di tutti i giorni e le regole per essere dei bravi cittadini stavano molto a cuore a tutti gli individui che venivano, per queste ragioni, educati al valori e alle virtù morali. Una delle forme di educazione più usuali era quello di stabilire rapporti tra persone dello stesso sesso: la pederastia, un termine che indica relazioni tra un uomo in età adulta (erastès ) ed un ragazzo, spesso in età puberale (eròmenos) i due termini, traducibili come “amante” ed “amato”, fanno riferimento a quello che doveva essere un rapporto sensuale basato sulla differenza dei ruoli. L’amante, essendo un adulto, era colui che esercitava il ruolo di “maestro” una sorta di guida il cui compito era quello di insegnare le virtù di forza, bellezza, coraggio e sapienza al giovane amato, che svolgendo un ruolo prettamente passivo, doveva sottostare alle regole del primo, tutto al fine di diventare un bravo cittadino. La pederastia è riconosciuta della letteratura e dalla filosofia del tempo se non dall’iconografia (la prova più accreditata sull’esistenza dell’omosessualità all’interno della società greca) . Platone stesso, famosissimo filosofo greco, in opere come Il Simposio tratta il tema della pederastia e, proprio a tal proposito scriveva “Io non conosco maggiore benedizione per un giovane che sta iniziando il percorso della vita che l’aver un amante virtuoso… né parenti, né onore, né ricchezza, né alcun altro motivo è in grado di impiantare così bene [i semi della virtù] come l’amore… E se vi fosse solo un modo di escogitare che uno stato o un esercito potessero essere costituiti da coppie di amanti con i loro amori, sarebbero questi i migliori governatori della propria città, astenendosi da ogni disonore emulandosi l’un l’altro in onore; ed è poco esagerato dire che quando si trovassero a combatte da ogni lato, avrebbero di certo vinto/conquistato il mondo intero“. In parole più semplici, Platone afferma come l’erastès sia il miglior amico di un giovane poiché quest’ultimo sarà in grado di iniziarlo al valori più virili e alle regole della buona società. 

Pederastia : Il Simposio di Platone

Non bisogna, però, interpretare questo tipo di rapporti come storie di amore passionale, puro o intenso, visto che, nella maggior parte dei casi, la pederastia veniva accettata solo come rito d’iniziazione. All’amante veniva riservato il compito di corteggiare il giovane ragazzo il quale doveva, inizialmente, mostrarsi schivo e distante proprio per verificare la validità del corteggiamento. Se l’amante avesse smesso di cercarlo si sarebbe rivelato un rapporto vano, basato solo sull’amore fisico e per questo privo di significato, se invece il corteggiamento raggiungeva risultati positivi i due uomini stabilivano una relazione conclusasi solo al raggiungimento dell’età adulta del fanciullo (20/21 anni). Il Simposio di Platone è ritenuta l’opera di maggiore successo sul tema dell’omosessualità nonostante l’opinione contrastante del filosofo che distingue due tipi d’amore predominanti: l’amore celeste e l’amore fisico ossia l’amore che rende l’animo onorevole e quello grossolano. I protagonisti dell’opera, ambientata in un banchetto, sono uomini illustri che discutono sul tema dell’Eros, l’ultimo ad intervenire è Socrate, il personaggio che più si contraddistingue per grazia e saggezza. Socrate viene descritto come l’amante di Alcibiade, un giovane in preda all’ebrezza e al delirio amoroso, il quale narra dei suo tentativi di seduzione nei confronti del suo innamorato (Socrate) che seppur ricambia i suoi sentimento,gli resiste. Il motivo per cui Socrate avrebbe rifiutato la relazione sembrerebbe legato al “gioco della tentazione” profondamente respinta poiché basata solo ed esclusivamente sulla fisicità. Per Platone, quindi, si parla di amore solo se questo è basato sul raggiungimento di virtù e valori e non sulla passione carnale ed è per lo stesso motivo che la sessualità in termini passionali era limitata per proteggere la la “dignità del fanciullo”. L’affetto pederastico poteva essere dimostrato attraverso baci, carezze, corteggiamenti vari ma per quanto riguarda l’erotismo, essendo una sfumatura molto presente nella civiltà greca, si preferiva di gran lunga un attività non penetrativa ma inetrcrurale . Anche Aristotele si mostra a favore della pederastia purché sia a fini educativi, spiegando come venisse usata come metodo di controllo sulla popolazione e al tal proposito un’altro personaggio del Simposio platonico, Pausania, parla di come il rapporto tra amante ed amato fosse basato sull’obbedienza e fosse dunque propedeutico alla creazione di una comunità dove ogni individuo impara a rispettare ed allo stesso tempo a soddisfare i bisogni dell’altro traendone, in cambio, insegnamenti importanti.

Saffo : la poetessa dell’amore

L’altro lato dell’amore è quello più dolce, affettuoso che appare nei pochi scritti che sono a noi giunti dalla poetessa Saffo. Chi non ha sentito parlare almeno una volta della poetessa dell’amore? Ebbene, Saffo è un importantissimo personaggio della letteratura greca famosa sopratutto per il luogo di provenienza: l’isola di Lesbo da cui deriva il termine che descrive l’amore tra due donne. Saffo aveva una concezione peculiare dell’amore in termini di Eros, infatti lo considerava un tramite della musica, dell’arte, della poesia e sopratutto dell’educazione al culto del matrimonio. Saffo non era solo una poetessa, era moglie, madre e sacerdotessa poiché aveva fondato, sull’isola di Leso, un thìasos ossia un’associazione religiosa volta al culto della dea Afrodite. In questo ambito, Saffo diventava una sorta di maestra a cui le famiglie più abbienti di Lesbo inviavano le loro figlie affinché venissero istruite per diventare bravi mogli e madri, nel thìasos si insegnava il canto, la danza, l’eleganza, il culto di kalòn (bellezza) e la ricerca del piacere. Il ruolo di Saffo, però, sembra andare oltre il semplice insegnamento, visto che non sono pochi i frammenti in cui la poetessa scrive parole d’amore per le giovani del tiaso, o righe cariche di sofferenza nel vederle sposarsi e abbandonare l’associazione. Non è ben chiaro, però, se si tratta di un amore platonico o di un amore sensuale intanto restano i suoi epitalami canti nuziali struggenti dedicati alle sue allieve:

Vorrei davvero essere morta.

Lei mi lasciava piangendo,
e molte cose mi disse e poi questo:
“Ah, come terribilmente soffriamo,
Saffo, io contro mia voglia ti lascio!”.
E io le risposi:
“Addio, e serba memoria di me,
tu sai quanto ti amavo.

E se non sai, io voglio
che tu rammenti…
… le belle cose che facemmo insieme:
molte ghirlande di viole,
e di rose e di croco
… ti ponevi sul capo al mio fianco
e molte corone intrecciate di fiori
cingevi attorno al tenero collo

e ti ungevi d’unguento odoroso
e di profumo regale,

sopra un soffice letto
il desiderio …”

The miseducation of Cameron Post

                   Il nuovo film, probabilmente prossimo candidato all’oscar, firmato Desiree Akhavan dal titolo “The Miseducation od Cameron Post” uscito lo scorso mese è già un successo al botteghino grazie, in parte, al un cast stellare che vede come protagonista l’attrice americana Chloé Mortez . Basato sul libro di Emily Danforth, il film narra dell’infatuazione del personaggio principale Cameron per una sua coetanea, Coley, che la spinge a cercare l’amore della ragazza al ballo di fine anno, un atto destinato a cambiarle la vita. Le due ragazze sono, infatti, scoperte dal fidanzato di Cameron il quale divulga la notizia che, sfortunatamente raggiunge la famiglia, profondamente cristiana, della ragazza. Purtroppo Cameron viene mandata in una struttura, una sottospecie di ritrovo ragazzi e ragazze che hanno mostrato interesse nei confronti di persone dello stesso sesso. Il centro di “conversione” è in realtà un luogo di oppressione, dove i ragazzi subiscono violenza psicologica per avere un’orientamento sessuale diverso da quanto stabilità dal prototipo di famiglia cristiana. In quello che viene chiamato “God’s Promise” Cameron cerca l’amicizia di ragazzi dalle storie simili, in particolare stringe amicizia con Erin, Jane, Adam e Mark che esprimono, a più riprese, il forte desiderio di tornare a casa e di essere liberi di amare. Purtroppo le regole del God’s Promise sono rigide e severe, stabilite con la complicità delle famiglie, cercano di trovare risposte psicologiche all’omosessualità che viene descritta come la risposta ad un determinato bisogno causato da un trauma, una mancanza, un ostacolo. Insomma, l’amore tra due donne o due uomini viene visto necessariamente come un ” incidente di percorso” a cui si deve e si può porre rimedio. Il film termina con un tentativo di fuga dei tre ragazzi verso la salvezza, la libertà, e l’amore sconfinato quando Mark è costretto a rimandare le dimissioni a causa di una telefonata del padre, il quale avvertiva il reverendo a capo dell’associazione, il reverendo Rick, di non aver trovato alcun miglioramento nella condotta estremamente femminile del figlio. Mark, disperato, si sottopone ad un tentativo (sfortunatamente riuscito) di auto-mutilazione rischiando gravemente di morire. Il giorno dopo la notizia, distorta e largamente modificata, si diffonde tra i ragazzi ma Adam, Cameron e Jane essendo a conoscenza della vera versione dei fatti si rivolgono al reverendo cercando di scoprire se quest’ultimo è a conoscenza dei gravi danni psicologici ed emotivi provocati dal centro. Il reverendo, in lacrime, comprende le intenzioni dei tre e non ostacola, nonostante il comportamento chiaramente sospettoso dei giovani, la loro fuga che avviene la mattina stessa quando con la scusa di allontanarsi per un innocua passeggiata nel bosco, i ragazzi raggiungono l’autostrada che collega il centro al paese più vicino, promettendosi di non farvi più ritorno.

Ariana Ciraci

 

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