Scopriamo il collegamento tra la bandiera di One Piece e le manifestazioni pro Palestina

Vediamo come e per quale motivo la bandiera di One Piece viene usata nelle manifestazioni in giro per il mondo. 

Nelle manifestazioni pro Palestina avvenute in questi giorni nelle città italiane (e non solo) abbiamo visto sventolare la bandiera di One Piece; scopriamo perché viene usata e vediamo per cosa stiamo manifestando.

Il Jolly Roger nelle manifestazioni in giro per il mondo

Negli ultimi giorni abbiamo potuto vedere la bandiera di One Piece sventolare per le strade in cui si svolgevano le manifestazioni a favore della Palestina; questa però non è la prima volta in cui l’abbiamo potuta ammirare. Già durante l’estate alcuni ragazzi hanno usato questa bandiera per le proteste anti-governative di alcuni stati asiatici. La bandiera è diventata un simbolo per chiunque si voglia ribellare al potere; è già stata utilizzata per le manifestazioni in Nepal, Indonesia e Francia. Sono state fatte varie interpretazioni sul perché utilizzare questo simbolo, adesso scopriremo quella più diffusa.

Guardando il manga, l’anime o la serie animata possiamo notare che gli elementi basilari che vengono promossi sono la giustizia, la libertà e la resistenza contro i sistemi oppressivi. Nel manga il governo è un’entità che regge medizinrezeptfrei24.de il mondo in modo tirannico senza tenere conto della popolazione e schiacciando gli oppositori; invece i pirati, che nella vita reale rappresentano valori negativi, in questo caso incarnano valori positivi come solidarietà, coraggio e libertà di essere se stessi. La Gen Z (la fascia di persone nate più o meno tra il 1997 e il 2012), che si è sviluppata tra crisi climatiche, disuguaglianze economiche e conflitti, non trova modelli a cui rifarsi nella vita reale e dunque riprende modelli fantastici. Il teschio rappresentato nella bandiera è sorridente e questo rappresenta la speranza e la resistenza contro l’oppressore. Adesso scopriamo il perché delle proteste pro Palestina e come è iniziato tutto.

Come è iniziata la questione israelo-palestinese

Facciamo un passo indietro e torniamo agli ultimi medizinrezeptfrei24.de anni della Prima Guerra Mondiale. Gli inglesi cercavano una figura importante da porre a capo dell’insurrezione araba, e individuano questa figura in al-Husayn Ibn ‘Ali, ultimo degli hascemiti a governare il Hijāz; a lui viene promessa la creazione di un regno arabo alla fine della Guerra che sarebbe sorto sulle ceneri dell’Impero ottomano. Nello stesso periodo il Ministro degli Esteri britannico Arthur Balfour fa una dichiarazione nel 1917 in cui si dimostra favorevole alla presenza ebraica nella Palestina.

Finita la Prima Guerra Mondiale l’Impero ottomano cade e la zona della Palestina viene divisa in Palestina Cisgiordania e Transgiordania; successivamente la Palestina Cisgiordania diventa solo Palestina, la Palestina Transgiordania diventa solo Giordania. Si cerca di contenere la migrazione ebraica in queste zone, ma la situazione non è così semplice; data la grande disponibilità economica (dovuta agli aiuti economici), la popolazione ebraica compra terre e si espande sempre di più. Nel 1929 abbiamo la prima rivolta, perché la popolazione araba non riusciva a comprare le terre; tra il 1936-39 abbiamo un’altra rivolta. Gli inglesi ricevevano pressioni da parte della popolazione araba e da parte di quella ebraica per la situazione, quindi l’ 1 maggio 1948 dichiarano il loro mandato terminato e il 14 maggio (nemmeno due settimane dopo) viene autoproclamato lo stato di Israele. Il 15 maggio del 1948 inizia la prima guerra arabo-israeliana, che gli arabi chiamano “al-Nakba” (la catastrofe) perché gli israeliani riescono ad avere la meglio; tra il 1949 e il 1950 vengono firmati degli armistizi separati.

Nel tempo però i territori che cadono in mano ad Israele sono sempre di più e quelli che restano alle popolazioni arabe sono sempre minori e distaccati, la situazione diventa invivibile perché queste persone per muoversi e spostarsi da un territorio ad un altro devono passare in mezzo a barriere che separano i territori, muri sormontati da filo spinato. Adesso vediamo cosa sta succedendo a Gaza.

La Striscia di Gaza e lo scopo della Flotilla

La Striscia di Gaza è stata parte dell’Impero ottomano dal 1500 ai primi anni del 1900; dopo la sconfitta dell’Impero ottomano durante la Prima Guerra Mondiale e fino al 1948 resta un protettorato britannico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il protettorato fu diviso in due parti, dove sarebbero dovuti sorgere lo stato israeliano e quello palestinese; la Striscia di Gaza era parte del territorio palestinese. Nel 1967 Israele vince la guerra dei sei giorni contro Egitto, Siria e Giordania e occupa la Striscia di Gaza. Nel 1987 la popolazione palestinese si ribella e inizia l’Intifada, che porta a proteste e scioperi. Con gli accordi di Oslo del 1993 l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ottiene il governo parziale su alcune parti della Striscia di Gaza. Tra il 2000 e il 2005 abbiamo la seconda Intifada; nel 2005 il primo ministro israeliano, Ariel Sharon, stabilisce l’abbandono della Striscia. Nel 2006 Hamas vince le elezioni per il Consiglio legislativo palestinese, l’anno dopo riscontra problemi con Fatah (un’organizzazione politica) che sfociano in una guerra civile; da qui la Striscia di Gaza sarà governata da Hamas. Nel 2007 Israele fa un embargo contro Gaza, perché considera Hamas un gruppo terroristico e si giustifica dicendo di voler fermare l’arrivo di materiali pericolosi. Gli attacchi si sono succeduti poi nel tempo. Il 7 ottobre del 2023 Hamas ha attaccato Israele e quest’ultima ha reagito con un’invasione; da quel momento è iniziata la guerra che è in corso ancora oggi.

Per quanto riguarda la Flotilla, anche chiamata Global Sumud Flotilla, è una compagnia non violenta di piccole navi che ha l’obiettivo di portare generi di prima necessità a Gaza e rompere l’assedio di Israele; le navi sono più di 50 e sono partite da 44 paesi. A causa di vari ritardi sono arrivate nei pressi di Gaza l’1 ottobre e la sera stessa sono state intercettate dalle forze israeliane. Ritroviamo ovunque comunicazioni delle persone che si trovavano a bordo delle navi e che sono state prese e “controllate” dalle forze israeliane. La situazione è questa momentaneamente, ma restiamo incollati ai media per sapere come si evolverà.

1 commento su “Scopriamo il collegamento tra la bandiera di One Piece e le manifestazioni pro Palestina”

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