C’è una cosa che Jane Austen sapeva fare benissimo, oltre a scrivere storie d’amore che fanno battere il cuore: smascherare i furbetti.

Nel romanzo più importante dell’autrice ovvero, Orgoglio e Pregiudizio, tra i personaggi più interessanti spicca George Wickham, il tipico uomo di bell’aspetto, modi affabili e parlantina sciolta, che sa come far cadere nel suo gioco le giovani donne ingenue. Il suo scopo? Vivere una vita comoda, possibilmente senza lavorare, grazie alla dote di qualcuna un po’ troppo romantica. Oggi i Wickham si muovono tra app di incontri, social e promesse da film, Ma Austen ha dato alle sue lettrici del 19° secolo e del 21° un piccolo manuale su come riconoscerlo e evitarlo.
L’inganno perfetto: chi è davvero George Wickham?
Se Pride and Prejudice fosse una serie TV, George Wickham sarebbe il classico personaggio che all’inizio sembra un principe azzurro e poi si rivela un disastro totale. Quando appare nel romanzo, ha tutte le carte in regola per essere adorato: giovane ufficiale dell’esercito, affascinante, gentile e con una storia triste alle spalle (perché un po’ di vittimismo fa sempre colpo). Racconta a Elizabeth Bennet di essere stato trattato ingiustamente da Darcy, sfruttando il pregiudizio iniziale della ragazza nei confronti del ricco gentiluomo. Elizabeth gli crede—e chima poi scopre la verità: Wickham è un bugiardo, un manipolatore e un opportunista che ha tentato persino di sedurre la sorella di Darcy per accaparrarsi la sua eredità.
Alla fine, la sua vera natura viene a galla quando scappa con Lydia Bennet, la più giovane e sprovveduta delle sorelle, senza alcuna intenzione di sposarla. Il problema? Ai tempi, una fuga del genere significava rovina sociale, e l’unico modo per salvare la situazione era un matrimonio riparatore. Ovviamente, Wickham accetta, ma solo dopo aver ricevuto del denaro da Darcy. Insomma, il romanticismo non c’entra proprio nulla.
Austen, con il suo solito sarcasmo, ci mostra quanto possano essere ingannevoli le apparenze: Wickham sembra perfetto, ma è solo un opportunista in divisa.

I Wickham moderni: tra social, cene pagate e promesse da favola
Cambiano le epoche, cambiano i mezzi, ma i “malesseri” sentimentali restano sempre gli stessi. Wickham cercava una donna con una buona dote, i suoi omologhi moderni cercano… beh, un po’ di tutto: soldi, status, comodità. E spesso si muovono con schemi simili:
Il fascino iniziale: sempre gentili, brillanti, pieni di complimenti e gesti romantici. Sembrano usciti da un libro d’amore.
La storia triste: hanno sempre un passato difficile, un torto subito, qualcosa che li rende “sensibili” e degni di essere aiutati.
L’incoerenza tra parole e azioni: parlano di grandi progetti, ma alla fine chi paga il conto sei tu.
La fuga finale: quando le cose si complicano o le aspettative cambiano, spariscono senza troppe spiegazioni.
Austen, più di due secoli fa, ci aveva già avvertiti: il vero valore di una persona non sta nelle belle parole o negli sguardi languidi, ma nei fatti.

Perché Pride and Prejudice è ancora il manuale definitivo?
Oltre alla sua capacità di raccontare le dinamiche sociali dell’epoca, Pride and Prejudice è semplicemente un capolavoro assoluto. Il ritmo perfetto, i dialoghi brillanti, la costruzione dei personaggi: tutto contribuisce a renderlo un romanzo che non invecchia mai.
Elizabeth Bennet è una protagonista moderna per la sua epoca: intelligente, indipendente e con un forte senso di dignità. A differenza di Lydia, non si lascia ingannare dalle apparenze e capisce che l’amore vero non si basa su parole vuote, ma su rispetto e azioni concrete.
E poi c’è Darcy. Che dire di lui? Se Wickham rappresenta il classico “bello e dannato” che alla fine si rivela un disastro, Darcy è l’esempio di come un uomo possa essere riservato, un po’ orgoglioso, ma allo stesso tempo profondamente leale e giusto. È lui che salva la reputazione di Lydia, è lui che ama Elizabeth senza cercare di cambiarla, ed è lui che dimostra, con i fatti, il suo valore.
Forse è proprio questo che rende il romanzo così attuale: Pride and Prejudice non parla solo di amore, ma di come riconoscere chi merita il nostro tempo e chi no.

Grazie, Jane!
Se Jane Austen fosse viva oggi, probabilmente avrebbe un blog (o un profilo Twitter micidiale) pieno di osservazioni taglienti sui “Wickham 2.0”. Ma la verità è che ci ha già dato tutti gli strumenti per riconoscerli, basta leggere le sue pagine con attenzione.
Alla fine, l’insegnamento è chiaro: non basta un sorriso affascinante per essere una brava persona. E se qualcuno ci sembra troppo perfetto, forse è il caso di fermarsi un attimo e chiedersi: è davvero un Darcy, o è solo un altro Wickham ben vestito?