Andiamo ad analizzare le tre donne illustrate in tre grandi opere e vediamo cosa le rende esempi di femme fatale.

La Marina di Fogazzaro, la Livia di Boito e la Giuditta di Klimt sono tre donne accomunate da una caratteristica, il loro essere “femme fatale”; vediamo che significa e scopriamo questa tipologia di donna attraverso due libri ed un dipinto.
La “femme fatale”
Traducendo il concetto di Femme Fatale in italiano otteniamo “donna fatale”. Cercando la definizione vediamo che ci parlano tutti di una donna misteriosa e seducente, che usa il suo fascino per ammaliare i suoi amanti e condurli spesso alla rovina; per questo risolta loro “fatale”. Quest’espressione nasce in Francia nella metà dell’ottocento per contrapporre questo tipo di donna all'”angelo del focolare”. Da questo periodo la femme fatale inizia ad essere rappresentata in racconti, poesie e dipinti. Oggi vedremo tre donne in tre opere diverse che ammaliano e poi, per un motivo o per l’altro, uccidono.
Marina in “Malombra”
Marina è la protagonista del libro “Malombra”, opera di Fogazzaro del 1881. Questo libro racconta una storia dal sapore un po’ gotico. I genitori di Marina muoiono, lei viene affidata allo zio materno, il conte Cesare d’Ormengo, e lo raggiunge nel suo palazzo in riva al lago; lei è esuberante e viziata e la convivenza in quel castello con lo zio non è per niente semplice. Un giorno succede qualcosa di strano, perché Marina rovistando in un cassetto trova un guanto, una ciocca di capelli, uno specchietto e un libro di preghiere da cui esce una lettera; spinta dalla curiosità legge la lettera e in quelle parole qualcosa la turba profondamente. La lettera era stata scritta dalla moglie del padre dello zio, Cecilia, e in quelle righe aveva scritto la sua storia; il marito rinchiuse Cecilia in quella stanza a causa della sua gelosia, perché lei aveva trovato un amante. La parte più strana della lettera era l’inizio, in cui Cecilia diceva alla persona che stava leggendo quel biglietto che probabilmente era il corpo nel quale il proprio spirito si era reincarnato. Marina pensa spesso a quella lettera dal momento in cui la trova e inizia anche a credere a quello che c’era scritto; Marina inizia a vedere nello zio l’impersonificazione del conte d’Ormengo che aveva rinchiuso Cecilia lì. Tornando alla storia principale, in quel palazzo arriva anche un giovane, Corrado Silla, che sembrava molto vicino allo zio della protagonista; nello scorrere delle pagine vediamo che il conte Cesare era molto vicino alla madre di Corrado, ma erano solo amici, e ora lui voleva supportare quel ragazzo. Marina e Corrado iniziano ad avere uno strano rapporto. Scopriamo che mentre Corrado intratteneva una corrispondenza con una donna che si firmava Cecilia, Marina intratteneva una conversazione con l’autore di un libro cui voleva fare delle critiche; il lettore man mano scoprirà che la donna con cui parlava Corrado era proprio Marina, già influenzata dalle parole della lettera e convinta di essere Cecilia, e l’uomo con cui parlava Marina era Corrado. I due ragazzi scopriranno solo successivamente l’identità dell’uno e dell’altra. Corrado decide di trasferirsi altrove e Marina col tempo assume atteggiamenti sempre più strani. Il conte Cesare successivamente muore e per il suo funerale viene chiamato anche Corrado al palazzo; nelle ultime pagine si scopre il colpevole e Marina, dopo un pranzo in cui parla di cose molto strane spara a Corrado. Nello sgomento generale, Marina corre fuori dal palazzo, prende una barchetta e rema, fino a sparire; provano a cercarla ma ormai è troppo tardi, Marina sparisce nel nulla.
Livia in “Senso. Nuove storielle vane”
Partiamo col precisare che “Senso. Nuove storielle vane” è una raccolta di diversi racconti pubblicati da Boito nel 1883; noi oggi andremo a vedere il racconto principale :”Senso”. Livia è la protagonista di questa storia, è una donna bellissima che si sposa molto giovane con un conte ricco e anziano, ed è corteggiata da numerosissimi uomini. Un giorno Livia incontra il tenente Remigio Ruz e perde la testa, nel libro leggiamo la frase “forte, bello, perverso, vile, mi piacque” . I due iniziano una storia d’amore estremamente romantica; le cose cambiano quando lui è costretto a ripartire per la guerra e le chiede molti soldi per un certificato falso in modo da restare con lei. Livia ovviamente accetta e gli dà tutti i gioielli che ha per aiutarlo; lui le risponde con una lettera fredda dicendo che quello non bastava, ma che comunque aveva venduto tutto. Livia nota qualcosa che non quadra e decide di indagare, arrivando fino alla base in cui era, Verona. Livia trova anche la casa in cui lui era e vede con i suoi occhi qualcosa che non avrebbe mai voluto scoprire; Remigio era in compagnia di una donna e insieme parlavano di quanto lui non provasse niente per Livia e la usasse solo per i soldi. Livia a quel punto, su tutte le furie per come il suo amante l’aveva trattata, prende una decisione drastica e si reca presso il generale del Comando; gli racconta del finto certificato del suo amante e gli mostra anche la lettera come prova. Remigio viene arrestato e fucilato.
Giuditta in “Giuditta I”
Giuditta è la protagonista del quadro “Giuditta I” di Klimt del 1901, oggi conservato a Vienna. Il soggetto rappresentato è la vicenda di Giuditta e Oloferne, ma con una carica erotica diversa. La storia biblica di Giuditta e Oloferne ci racconta che lei è una vedova ebrea e passa la notte con questo condottiero assiro, per poi ucciderlo nel sonno per salvare la sua terra dalla conquista. Paragonandola ad altri quadri dallo stesso soggetto vediamo Giuditta col seno scoperto e intenta a guardare lo spettatore; lo sguardo è seducente e trasmette tutto il senso della Femme fatale, ovvero ammaliare l’uomo e se è il caso può portare alla sua morte. In un angolo in basso a destra vediamo la testa di Oloferne, che passa abbastanza inosservata; la protagonista della scena è lei, disposta a tutto per i suoi scopi. Abbiamo visto queste tre figure di donne che uccidono (o fanno uccidere) un uomo per il proprio obiettivo, chi per pazzia, chi per vendetta, chi per salvare la sua gente.