Nella notte più oscura dell’anno, il solstizio di inverno, gli iraniani cacciano vie le tenebre con la lettura del Divan di Hafez.

È facile, durante le festività natalizie e di capodanno, trascurare festività coeve a questo periodo in altre parti del mondo. In Iran durante il solsitizio di inverno le persone si riuniscono e festeggiano insieme, in segno di buon augurio, la notte più lunga dell’anno e, così, la vittoria della luce sulle tenebre (festa che nel nostro sistema festivo coincide con il Natale, festa di origine pagana del Sol invictus). L’aspetto più interessante, tuttavia, è che è tradizione riunirsi in famiglia e leggere le poesie del poeta Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāz, poeta che presenta somiglianza con il sommo poeta, Dante Alighieri.
Yalda, la notte più oscura dell’anno, ma anche la più amata.
La festa di Yaldā (شب یلدا, Shab-e Yalda) è una tradizione millenaria che celebra il solstizio d’inverno, il momento dell’anno in cui la notte è la più lunga e il giorno più corto. In Iran, questa festa segna simbolicamente il trionfo della luce sull’oscurità, in quanto a partire dal 21 dicembre la durata della luce solare inizia a crescere di nuovo. Yaldā è un’occasione per riunirsi con la famiglia e gli amici, per passare del tempo insieme, condividere cibo, frutta (specialmente melograni e angurie) e per leggere poesie, in particolare quelle del grande poeta persiano Hafez.
è un evento ricco di simbolismi e tradizioni che unisce le famiglie e celebra la vittoria della luce sulle tenebre. Prima dell’arrivo di questa ricorrenza, le case vengono pulite e decorate con cura, utilizzando luci e candele come simbolo di speranza e rinnovamento. Uno degli elementi centrali della celebrazione è la tavola di Yaldā, conosciuta come Sofreh-ye Yaldā, che viene adornata con alimenti simbolici rappresentativi di prosperità, salute e abbondanza. Tra questi spiccano i melograni, il cui colore rosso richiama il sole e simboleggia fertilità e abbondanza; le angurie, simbolo di vitalità e freschezza; e la frutta secca e le noci, che rappresentano benessere e ricchezza. Non mancano i dolci tradizionali, come il baklava e i dolci a base di zucca, e i semi di zucca, considerati portafortuna.
Il cibo riveste un ruolo fondamentale durante Yaldā, divenendo un simbolo di prosperità per l’anno a venire. Durante la notte, parenti e amici si riuniscono per consumare in abbondanza melograni, angurie, noci e frutta secca, mentre si raccontano storie, si recitano poesie e si condividono momenti di gioia. Tra le tradizioni più amate vi è la lettura dei ghazal di Hafez, il grande poeta persiano. Aprendo il suo libro in modo casuale, si interpreta il primo verso trovato come un messaggio o un presagio per il futuro. Questo momento, carico di significato, è spesso accompagnato dalla condivisione di tè e dolci.
Yaldā è anche un’occasione per la socialità e per il racconto di storie e leggende popolari, spesso incentrate su temi di speranza e rinascita. Famiglie e amici si riuniscono nelle case per trascorrere insieme la lunga notte, restando svegli fino all’alba. L’arrivo della luce segna il culmine della festa, simboleggiando il ritorno del sole e l’inizio di un nuovo ciclo, carico di speranza e rinnovamento.
Durante la celebrazione, è usanza scambiarsi piccoli regali, come frutta secca, dolci o libri di poesie, accompagnati da auguri di prosperità, salute e felicità. La festa di Yaldā non è soltanto una celebrazione legata al solstizio d’inverno, ma anche un momento di riflessione spirituale e di connessione con la natura e i suoi cicli. Attraverso le sue tradizioni, Yaldā trasmette un messaggio universale di rinnovamento e di vittoria della luce sulle tenebre, celebrando la vita e il legame tra gli esseri umani e il mondo che li circonda.

Hafez, il sommo poeta iraniano.
Hafez di Shiraz (1315-1390) è una delle figure letterarie più venerate in Iran e nella letteratura persiana. La sua opera poetica si distingue per la profondità, la bellezza stilistica e la spiritualità. Con le sue poesie, Hafez ha affrontato temi universali come l’amore, il vino, la natura e la ricerca della verità. La sua figura è diventata simbolo di saggezza e riflessione profonda, tanto che le sue poesie sono spesso lette durante Yaldā, un modo per chiedere consigli divini o risposte alle proprie domande esistenziali.
Hafez ha una capacità unica di combinare il mistero, la spiritualità e il romanticismo nei suoi versi. Il suo stile è una fusione di lirismo e simbolismo, dove la realtà e l’astrazione si intrecciano. La sua poesia è intrisa di una bellezza che trascende il tempo, unendo filosofia, religione e amore in una visione complessa della vita.
L’amore è uno dei temi cardine dell’opera di Hafez, ma la sua visione dell’amore è ambigua e sfaccettata. L’amore di Hafez non è solo quello romantico e terrene; è anche un amore che trascende, un amore mistico, che porta l’anima verso il divino. In molte sue poesie, l’amato o l’amata è rappresentato come un simbolo della bellezza ideale e dell’unione spirituale. L’amore di Hafez non è mai statico, ma in continuo divenire, simboleggiando la ricerca dell’anima verso un amore più alto e perfetto.
Un esempio significativo di Hafez è il seguente verso:
“Se vuoi conoscere il segreto del cuore, devi amare la bellezza del mondo,
Ma non limitarti a guardare, devi penetrare con lo sguardo nell’anima.”
Questo passaggio mostra come l’amore, per Hafez, è un mezzo per raggiungere una comprensione più profonda del mondo e di se stessi. L’amato o l’amante non è solo una figura terrena, ma un riflesso di una bellezza universale.

“Chi diventa intimo nel cuore, rimane nel tempio dell’amato.” L’amore tra Hafez e Dante
Seppur inseriti in contesti culturali e religiosi profondamente diversi – Dante nella tradizione cristiana medievale e Hafez nel contesto islamico sufi – i loro approcci all’amore rivelano parallelismi e differenze significative;
L’amore in Dante è essenzialmente ambivalente, capace di condurre alla salvezza o alla perdizione. Nella Divina Commedia, l’amore è descritto come la forza motrice dell’universo e del cammino umano verso Dio. La figura di Beatrice ne è il simbolo supremo: una donna reale che diventa guida spirituale e tramite per l’amore divino. Beatrice incarna la trasformazione dell’amore terreno in contemplazione pura, riflesso dell’amore divino che anima il cosmo. Questa idea culmina nel celebre verso del Paradiso:
“L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXX, 143).
Questo verso sintetizza la concezione dantesca dell’amore come forza cosmica e divina. Allo stesso tempo, Dante mostra come l’amore possa essere fonte di peccato quando si allontana dal suo fine divino. Un esempio emblematico è l’episodio di Paolo e Francesca nell’Inferno, dove l’amore terreno, privo di moderazione e guidato dalla passione, conduce alla dannazione. Dante, nel “Divina Commedia”, concepisce Beatrice come una figura angelica, simbolo della salvezza spirituale, della virtù e della guida verso Dio. Beatrice non è solo un amore terreno, ma una figura che porta Dante alla realizzazione spirituale. Similmente, l’amata di Hafez, esponente della tradizione persiana e sufi, esplora l’amore in modo altrettanto profondo, ma con un approccio più sfumato e ambiguo non è semplicemente una donna, ma un simbolo di un amore ideale che trascende la dimensione terrena. Nei suoi versi, l’amore umano e quello divino si intrecciano in un gioco di specchi, dove il desiderio terreno diventa un riflesso della tensione spirituale verso l’Assoluto. In una delle sue poesie, Hafez scrive:
“Se non vedi l’amato, non lamentarti,
per la bellezza dell’amato risiede nell’amore.”
L’amore, per Hafez, è un’esperienza che trascende la dimensione fisica e terrena, diventando una via mistica per avvicinarsi a Dio. L’immagine del vino, ricorrente nella sua poesia, simboleggia questo viaggio verso la verità e la trascendenza. Pur evocando il piacere sensuale, il vino rappresenta la purificazione dell’anima e l’estasi che dissolve l’io per connettersi al divino.
Le somiglianze tra Dante e Hafez si colgono nel modo in cui entrambi vedono l’amore come forza purificatrice. Dante descrive un viaggio ascensionale attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, dove l’amore guida verso la redenzione e la conoscenza divina. In Hafez, l’amore è spesso celebrato come un’esperienza che, sebbene radicata nel mondo sensuale, permette di trascendere il materiale per raggiungere il divino.
Tuttavia, le differenze tra i due poeti sono altrettanto significative. Per Dante, l’amore è una forza cosmica e ordinatrice, che trova la sua massima espressione nell’armonia divina. Nel contesto cristiano medievale, il desiderio umano deve essere sublimato per non cadere nel peccato. Al contrario, Hafez, influenzato dal pensiero sufi, abbraccia l’ambiguità del desiderio umano, che non è visto come peccaminoso ma come un mezzo per purificare e rivelare la verità spirituale. Nei suoi versi, il desiderio non è condannato, ma celebrato come parte integrante del cammino verso l’unità con Dio.
Come scrive Hafez in un altro suo celebre verso:
“L’amore che ho nel cuore non si ferma ai confini,
è il desiderio stesso che mi porta oltre le stelle.”
E ancora: se Dante vede Beatrice come un’intercessore celeste che guida l’anima attraverso il purgatorio e il paradiso, l’amore di Hafez è più terreno e sensuale, con un’energia che esplora l’umanità attraverso l’estasi, la bellezza fisica e il piacere terreno. L’amore di Hafez non è solo un mezzo per la salvezza spirituale, ma anche un’esperienza terrena di godimento e riflessione.
Per esempio, un altro verso celebre di Hafez recita:
“Non cercare di legare la rosa al tuo cuore con il filo del rimpianto,
Poiché la bellezza non si lascia imprigionare.”
In questo verso, l’amore e la bellezza sono considerati fugaci e inafferrabili, un concetto che si può accostare alla visione dantesca di Beatrice come un ideale purissimo, ma con una visione più terrena e fluida.
