“Un giorno alla volta” ci spiega come affrontare il presente oltre il pessimismo

Tramite il racconto di un’insolita storia d’amore, Nicola Conversa racconta il sentimento del ritardo.

Il sentimento di sentirsi in costante ritardo rispetto al mondo che si muove sempre più velocemente è ormai diffuso. Questo pensiero circonda soprattutto gli adolescenti, così come i giovani adulti, che devono competere sempre di più. Il mondo sembra correre e lasciare indietro coloro che non riescono a stare al passo. Quando tutte le persone che ci circondano sembrano avere le redini della propria vita in mano, è scoraggiante vedersi fallire anche in sole piccole faccende. Da questo pensiero nasce l’idea di “Un giorno alla volta” di Nicola Conversa, che sfida questo sentimento, esorcizzandolo con quanto più semplice ci potesse essere: vivere giorno per giorno. Vale la pena, quindi, anche di fronti ai fallimenti, alle disillusioni, vivere un giorno alla volta. Così, in questo senso, la pellicola si contrappone alla poesia di Leopardi “A se stesso”, dove tutto indica la resa.

Ridere e piangere

La pellicola di Nicola Conversa riesce ad affrontare problemi comuni e problemi più gravi con una certa leggerezza, in grado di esorcizzare la malinconia. Tra momenti di pura comicità, susseguiti da momenti più drammatici, racconta la vita di un ragazzo che non vuole altro che innamorarsi. In questo trova parecchi scogli da superare, ma maggiormente deve superare lo scoglio della maturità. Troverà in Aria sia l’amore sia il supporto per affrontare i suoi problemi, solo per scoprire che lei, di problemi, ne ha forse di più gravi. Da lei impara l’importanza di vivere un giorno alla volta. Solo in questo modo, godendosi il presente, senza farsi sopraffare dal futuro, si ha la possibilità di vivere con più leggerezza. Non è necessario porsi già i problemi del futuro e percepirne il peso prima ancora esistano. Chiaramente, la progettualità della vita rimane importante, ma è doveroso chiedersi se sia un progetto proprio oppure un riflesso di quello che ci chiede la società e chi ci sta attorno.

A se stesso

Contrariamente alla pellicola, il pessimismo cosmico di Leopardi non consente il sollievo. Nella poesia “A se stesso”, l’autore recanatese esorta la resa alla vita. Smette del tutto di credere nell’amore e non spera neanche più. Tutto quello che rimane è la morte. Inizia quindi il disprezzo di tutto ciò che è vita, fino ad arrivare a disprezzare se stesso. Conscio del destino umano, Leopardi pensa troppo a ciò che è il futuro, perdendo l’attaccamento con il presente. In tutta la poesia viene espresso il dolore esistenziale e il vuoto interno derivati dalla consapevolezza di ciò che sarà. Il distacco non consente in alcun modo una possibilità di rivalsa, poiché tutto porterà allo stesso risultato. In tal senso, la consapevolezza del futuro blocca qualsiasi possibile azione nel presente, limitando tutto ciò che invece nel film di Conversa viene esaltato.

Accogliere il problema

In quello che ci vuole comunicare Leopardi c’è un pensiero profondo che accettiamo come vero. La verità è che per quanto ci sforziamo, alla fine il destino crudele dell’essere umano si paleserà. Questo però non deve renderci passivi alla vita, ma proprio per questo dovremmo attivarci e affrontarla giorno per giorno. La potenza del film di Nicola Conversa, oltre alla semplicità con cui affronta il problema, è che crea un coro attorno ai protagonisti. Ognuno ha dei problemi da affrontare nella vita. Tutti i personaggi sono caratterizzati da dei problemi che cercano di affrontare o sopprimere, ma che prima o poi si presenterà nuovamente. L’atteggiamento nei confronti del nostro problema è la chiave del nostro approccio alla vita.

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