Come è avvenuta la più grande spaccatura nella cristianità.

Il Grande Scisma (scisma d’Oriente per i cattolici e scisma dei latini per gli ortodossi), è un avvenimento importantissimo sia per la storia della Chiesa e del Cristianesimo, che per il mondo stesso. Per la prima volta infatti la Chiesa dell’impero romano non era più unita e la Cristianità veniva divisa in due, spezzando di fatto la religione di stato entrata in vigore nel 380 d.C. Ecco (in breve), perché oggi parliamo di cattolici e di ortodossi.
Chiese già distanti
Già prima del 1054 le due Chiese non erano unite come al tempo dell’impero romano. C’era una profonda differenza culturale tra i due mondi, causata dall’essere parte rispettivamente dell’impero romano d’oriente e d’occidente: il primo era legato al mondo greco, mentre il secondo a quello romano. La lingua dominante dell’Occidente era infatti il latino, mentre a Costantinopoli il greco era la lingua d’uso comune, tanto che nel palazzo imperiale si comunicava in greco e, nei secoli successivi, si pensava e scriveva solo in greco. La teologia e la filosofia iniziarono a distaccarsi, sempre a causa dei diversi influssi culturali che permeavano le due società delle due Chiese: da un parte la cultura latina, imbarbarita anche dalle invasioni; dall’altra quella greca, più ricercata e che vedeva rafforzarsi le tradizioni e i riti della Chiesa delle origini (che ricordiamo, è nata in Medio Oriente).Tale differenza si fece sempre più profonda nel corso dell’VIII secolo quando i Papi, cercando un appoggio che permettesse di staccarsi da Costantinopoli, prima chiamarono i re Franchi per difendersi dai longobardi e poi rinnovarono l’Impero d’Occidente incoronando Carlo Magno (in questo modo il Papa diventava l’autorità che legittimava il potere imperiale, perché era lui che poneva la corona sul capo, ed inoltre non si faceva più riferimento all’imperatore ad Oriente, perché il vero sovrano ora era ad occidente).

Il primato petrino
Fino al Concilio di Calcedonia del 451, la Chiesa cristiana riconosceva la posizione principale di tre vescovi, conosciuti come patriarchi, i quali avevano autorità sugli altri vescovi della loro circoscrizione: il vescovo di Roma, d’Alessandria e di Antiochia. Con il concilio si aggiungono a questi tre, i patriarcati di Gerusalemme e di Costantinopoli, dando vita al sistema conosciuto come pentarchia. Il Papa nei primi secoli della cristianità non godeva della posizione rilevante di oggi, era primus inter pares, cioè primo tra i pari, era un patriarca come gli altri 4 a cui veniva riconosciuto però uno status morale in qualche modo maggiore, per via di risiedere nella capitale dell’impero romano e per essere il successore di San Pietro (cosa riconosciuta dai Padri della Chiesa ma non dagli altri patriarchi: i patriarchi erano concordi ad attribuire maggiori onori al Papa ma solo in virtù della sua residenza) .Questa sua posizione nei primi secoli non influiva comunque in modo pratico, in quanto il vescovo di Roma non aveva nessun potere sugli altri patriarchi, né alcun diritto di veto. Ben presto però il Papa iniziò a reclamare questo suo “primato”, dando come prova il passo del Vangelo di Luca dove Gesù dice a Pietro “su di te costruirò la mia Chiesa” e “tu pasci le mie pecore”: segno per cui Pietro (e i suoi successori) sarebbero stati designati come Vicari di Cristo sulla Terra.
Oltre alla questione del primato di Pietro, i motivi che scatenarono il Grande Scisma includevano : l’inserimento del Filioque nel Credo niceno da parte della Chiesa latina (il passo per cui nel credo si legge “Credo nello Spirito Santo, […] che procede dal Padre e dal Figlio [Filioque, appunto], e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato”, che sembrava introducesse una “doppia paternità” dello Spirito); la perdita di influenza dei patriarchi di Antiochia, di Gerusalemme e di Alessandria conseguente alla crescita dell’Islam, fatto che portò a vedere la Chiesa come un dualismo Roma- Costantinopoli; alcuni riti occidentali (come quello del pane azzimo nell’Eucarestia) che secondo Costantinopoli si distaccavano dalla Chiesa originaria.
Il Grande Scisma
Nel 1043 Michele I Cerulario diventa patriarca di Costantinopoli e inizia subito una campagna contro la Chiesa di Roma, rea appunto di essersi discostata troppo dalla retta via. Nel 1054 papa Leone IX inviò a Costantinopoli Umberto di Silva Candida, suo consigliere, per tentare di risolvere questa situazione critica, ma la visita terminò nel peggior modo: il 16 luglio 1054, il cardinale depositò sull’altare di Santa Sofia una bolla di scomunica contro il patriarca e i suoi sostenitori, designandoli come simoniaci ed eretici: atto che però venne inteso come scomunica di tutta la Chiesa bizantina. A questo atto Cerulario rispose in modo analogo ritenendo doveroso scomunicare Umberto e gli altri legati papali, cosa che fece appena otto giorni dopo, il 24 luglio. Le Chiese, inoltre, attraverso i loro rappresentanti ufficiali, si anatemizzarono l’una l’altra: si separarono così la Chiesa cattolica (dal greco, universale) e la Chiesa ortodossa (dal greco, che segue la retta dottrina), ognuna delle quali rivendica per sé il titolo di “Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica” e di custode dell’Ortodossia cristiana.
Gli storici hanno però sollevato alcuni dubbi sullo scisma: l’aspetto giuridico, che ha un suo valore, sembra non essere così chiaro. Infatti, papa Leone IX, quando fu scritta e proclamata la bolla di scomunica da Umberto da Silva Candida, era già morto e, alla morte di un Papa, automaticamente vengono sospese tutte le deleghe da lui concesse. La scomunica non avrebbe quindi valore giuridico, ragione per cui Cerulario, non scomunicò papa Leone, ma soltanto i legati. Inoltre, nessun Concilio considerato generale od ecumenico da una delle due Chiese ha mai scomunicato l’altra. Tuttavia, sebbene la comunione non fosse definitivamente e completamente spezzata fino all’invasione ottomana di Costantinopoli nel 1453 (con conseguente caduta dell’impero d’Oriente), la frattura non si è più risanata.