Pronunciata nel 2012 da Mario Draghi, allora presidente della Banca Centrale Europea, l’espressione “Whatever it takes” ha rappresentato il motto sottostante alle operazioni di salvataggio dell’euro.

Ad ogni costo. Una frase breve e concisa, ma che ben rappresenta la determinazione di raggiungere un dato obittivo. Concentrandoci sulla sua passata carica di Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), e non sul suo attuale ruolo di Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, analizziamo il “Whatever it takes” di Mario Draghi, collegandoci così all’omonima canzone degli Imagine Dragons.
Crisi del debito sovrano europeo
La crisi finanziaria iniziata nel 2007 negli Stati Uniti d’America ha avuto degli effetti dalla valenza non individuale e circoscritta, bensì dotati di estensione mondiale. Uno dei suoi prodotti è stato difatti l’aumento del debito sovrano delle economie avanzate, un termine che sta ad indicare il debito contratto da uno Stato rispetto ad altre figure economiche estere o nazionali. Molti stati registrarono infatti un rapporto debito/Pil molto elevato, motivo per cui si è parlato proprio di crisi del debito sovrano europeo. Fare fronte al deficit di bilancio (ovvero al superamento delle uscite rispetto alle entrate che produce un bilancio negativo dello Stato) divenne sempre più complesso. Ad ogni modo, la situazione registrata non è stata la medesima per ogni Stato. Ad esempio, la Germania era definita “Paese core”, mostrava una maggiore stabilità in virtù della maggiore solidità del suo apparato economico. Differente fu per i Paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), il cui debito pubblico arrivò a toccare livelli particolarmente elevati. Segnatamente grave fu la realtà greca, e si rivelò tale quando il Primo Ministro George Papandreou affermò che gli esecutivi passati avevano messo a punto un’attività di falsificazione dei dati di bilancio dei conti pubblici del paese in modo da entrare a far parte della “Zona Euro”, una realtà che ridusse drasticamente la fiducia nei confronti della nazione e che richiese l’intervento di appositi piani di salvataggio (il primo da 110 miliardi di euro, il secondo da 130 miliardi di euro e il terzo di 86 miliardi di euro, fino ad arrivare all’ultima erogazione di prestiti dall’Unione Europea dal valore di 15 miliardi di euro).
Il “Whatever it takes” di Mario Draghi
Come già sottolineato, la situazione dei paesi periferici dell’Eurozona (i PIIGS) generò molte tensioni. Difatti, da un lato si temeva che tali Stati sfociassero nel default (ovvero, la dichiarazione di fallimento o insolvenza), provocando così una rottura della zona euro, dall’altro si definì un discreto aumento dell’euroscetticismo, che già a quel tempo caratterizzava il Regno Unito (che come sappiamo, ad oggi, non fa più parte dell’Unione Europea). Con l’espressione “Whatever it takes” si fa riferimento, più in generale, al discorso che Mario Draghi, allora Presidente della Banca Centrale Europea, tenne alla Global Investment Conference di Londra del 26 luglio 2012. Quell’ “ad ogni costo” stava a significare la volontà di adottare tutti i mezzi disponibili in seno all’Unione Europea per difendere la moneta unica. La retta via da seguire, per Draghi, non era quella di agire per vie autonome e nazionali, ma di avviare un sistema d’azione che potesse garantire “più Europa, non meno Europa”. L’impegno fu quello di attivarsi affinché non si verificassero speculazioni. Da quel momento in poi, Mario Draghi venne definito come “l’uomo che ha salvato l’euro”, e ancora oggi, a quasi dieci anni dall’utilizzo di tale nota espressione , secondo molti continua a definire una volontà di cambiamento e superamento delle difficoltà.
Tra economia e musica
Al di là del contesto economico, la frase “ad ogni costo”, o “con ogni mezzo”, affonda le proprie radici in un fervente desiderio di raggiungimento di un dato obiettivo. Applicabili in molteplici contesti della sfera umana, tali parole indicano la volontà di cambiamento rispetto allo status quo, in modo da connaturare una nuova e più auspicabile realtà. Questo è ciò che emerge anche nell’omonima canzone del gruppo Imagine Dragons, che difatti si intitola “Whatever it takes”.
“Tutto quello che serve
Portami in cima, sono pronto”
Si delinea un desiderio di rivalsa, di conquista, di rivoluzione. La situazione che si profila nel tempo presente non viene percepita positivamente, si vuole aprire un nuovo capitolo. La consapevolezza della complessità di compiere un passo di questo tipo è ben chiara e si apre così una vera e propria sfida con sé stessi.
“Faccio tutto quello che serve
Perché amo come ci si sente dopo aver spezzato le catene”
In questo passaggio si viene invece proiettati su una visione successiva. Se prima l’accento era posto sulla sfida dovuta ai potenziali ostacoli presenti lungo il cammino che porta l’individuo al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, adesso ci si concentra sulle sensazioni che si sprigionano al momento del taglio del traguardo: libertà, fierezza, adrenalina. É di cruciale importanza riuscire nel proprio intento e in questo senso, si è disposti a fare tutto quello che è necessario pur di soddisfare tale finalità.