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V per Vittorio Alfieri e per Vendetta, in lotta contro la tirannide

Passato, presente e futuro nel segno della lotta per la libertà. Con audaci avanguardisti come Vittorio Alfieri ed il suo eroismo tragico, la distopia di “V per Vendetta” e la controversa battaglia virtuale di Anonymous e WikiLeaks. 

La maschera di Guy Fawkes come simbolo del collettivo Anonymous; fonte: sicurezza.net

“Sic semper tyrannis”: queste le parole pronunciate, secondo la tradizione, da Marco Giunio Bruto durante il cesaricidio. Questo il motto, figurato e non, di quattro esperienze profondamente eterogenee. Quella di Vittorio Alfieri, drammaturgo settecentesco, con la sua strenua attività in nome della libertà. Quella di “V per Vendetta”, pellicola del 2005 basata sull’omonima graphic novel. Quelle di Anonymous e WikiLeaks, col suo fondatore Julian Assange, immerse in una aspra e controversa lotta a favore della democrazia.

Alfieri l’anarchico, tra libertà morale e Rivoluzione francese

Un autore della tradizione italiana fortemente legato alla difesa della libertà è sicuramente Vittorio Alfieri. Conte astigiano, egli è stato un prolifico drammaturgo, attivo nella seconda metà del Settecento. La sua è una figura singolare, che funge da raccordo nostrano tra Illuminismo e Romanticismo, opposta strenuamente ad ogni forma di tirannide e limitazione della liberà. La libertà difesa è un’utopistica libertà morale, e non solo una banale libertà politica, che è da considerare quasi come un sottoinsieme della prima. Questa visione si coniuga con la creazione di un’entità mitica come quella dell’eroe tragico, fortemente individualista, vera e propria anticipazione della poetica romantica. Già nel 1777, a ventotto anni, Alfieri compone un trattato politico in difesa della libertà, il “Della tirannide”. Nell’opera l’analisi è sì politico-storica, con esempi passati e presenti, ma sottintende comunque un più alto e puro ideale. Innanzitutto, Alfieri traccia un semplice parallelo tra tirannide, di epoca greca, e monarchia: entrambe le forme di governo lasciano spazio infatti alla limitazione dei diritti ed al controllo illimitato del potere. Da considerare in quest’ottica sono però anche le forme meno autoritarie, estendibili quasi al concetto stesso di organizzazione statale. Sostanzialmente Alfieri si configura dunque come un anarchico ante litteram, avverso a qualsiasi forma di prevaricazione sociale, sia essa compiuta anche da un governo democratico. Egli naturalmente non giunge all’estrema utopia di una società senza controllo statale, ma caldeggia una generale sollevazione popolare, dei cuori e dei corpi, nei confronti dell’autoritarismo. Giunge infatti ad augurarsi un paradossale inasprimento della tirannide, in grado di svegliare definitivamente le masse dalla loro sottomissione passiva. Ma è in questo contesto, interpretabile sia in modo utopico che distopico, che si inserisce un forte individualismo. È l’eroe solo che deve ergersi ad esempio per il “vulgo”, anche a costo della vita.

Busto dedicato a Vittorio Alfieri; fonte: gazzettadasti.it

In tal senso si configura il titanismo eroico, una vera e propria ricerca di enorme grandezza, inevitabilmente frustrata dalla limitatezza umana. Qui si inserisce la forma classica della tragedia: tragedia come ineluttabile consapevolezza della propria impotenza e tragedia come fatale cammino verso la morte. Nelle opere alfieriane infatti il lieto fine è tutt’altro che una costante: la vicenda drammatica dell’eroe trova infatti spesso la sua conclusione sia nel tirannicidio che nella morte. E proprio il sacrificio in nome della libertà è “virtù in sommo grado”, perché “nel difenderla e nel morire non vi può essere maggior gloria”. Oltre alla produzione prosaica, di riflessione politica, e drammaturgica, fa capolino poi nella vita di Alfieri un evento sconvolgente: la Rivoluzione francese. Trasferitosi a Parigi, il Conte assiste infatti in prima persona all’epocale sollevazione. Ma ad un’iniziale appoggio seguirà una cocente delusione ed un’amara condanna. Se infatti l’origine popolare e i nobili ideali della prima fase della Rivoluzione, quella bastigliesca, erano per certi versi la concretizzazione delle tesi del “Della tirannide”, lo stesso non si può dire della terribile evoluzione del Terrore giacobino. Ciò si tradusse, in campo filosofico-letterario, in un sostanziale allontanamento di Alfieri dalle idee di Voltaire e Rousseau, rei di essere stati presi a modello dalle compagini rivoluzionarie, e con un avvicinamento a Montesquieu e alla sua divisione dei poteri. L’avversione alla deludente esperienza d’oltralpe sfocerà poi nella composizione del “Misogallo” (che letteralmente è traducibile in “colui che odia i francesi”), opera satirica mista, sia in prosa che in rima. Nel componimento si assiste ad una sorprendente rivalutazione del sovrano Luigi XVI, soprattutto dal punto di vista umano, a fronte di una dura reprimenda nei confronti di Robespierre, responsabile dell’involuzione. Non mancano critiche nei confronti del resto d’Europa, con un Alfieri sia controrivoluzionario, nel caso specifico francese, che rivoluzionario, in senso lato. Da questa considerazione traspare il profondo individualismo, eroicamente tragico e a tratti disilluso, che ha segnato l’attività di Vittorio Alfieri, un tenace difensore della libertà, politica e soprattutto morale.

V per Vendetta: contro il totalitarismo, tra distopia e terribili ricordi

Una declinazione contemporanea dell’individualismo eroico di Alfieri è senza dubbio la pellicola “V per Vendetta“, del 2005. Diretta da James McTeigue, è l’adattamento cinematografico dell’omonima graphic novel di Alan Moore, illustrata da David Lloydd, e sceneggiata per l’occasione dalle sorelle Wachowski. La vicenda è ambientata in un Gran Bretagna distopica tra 2019 e ’20, mutata a causa di conflitto fittizio. Il clima ricorda molto, e sicuramente vi si ispira, il celebre romanzo “1984”, di George Orwell. Nello scenario britannico è infatti emerso un partito nazionalista, il Fuoco Norreno, che ha preso il potere attraverso una serie di atti terroristici, sistematicamente attribuiti agli avversati, quasi richiamando le tecniche stragiste della “notte della Repubblica” italiana. Raggiunto il potere, il leader Adam Sutler è stato nominato Alto Cancelliere, con un ovvio parallelismo con l’esperienza nazionalsocialista. L’instaurarsi di un regime totalitario, simile alle atroci esperienze del Novecento, ben impresse anche nella memoria di Orwell, comprende l’azione di una spietata polizia segreta e l’attività propagandistica de “la Voce di Londra”, un fidato anchorman. L’onnicomprensivo controllo, ferreo e mortifero per ogni eterodossia, altro non è che la trasposizione del minaccioso “Grande Fratello” orwelliano, che tutto vede e tutto controlla. In questo distopico contesto si inserisce la figura di un vero e proprio eroe alfieriano: V, senza nome e senza volto. Il misterioso uomo cela infatti la propria identità utilizzando la maschera di Guy Fawkes, il celebre artefice della sventata congiura delle polveri del 1605. Professandosi anarchico, egli compie un tortuoso cammino verso la vendetta personale: era stato infatti usato come cavia dal regime in un campo di concentramento, dal quale era sfuggito completamente ustionato. Sulla sua strada V incontra la giovane Evey Hammond (impersonata da Natalie Portman), orfana per colpa del Fuoco Norreno: li unisce un profondo odio nei confronti dei dispotici governanti.

Immagine dal film “V per Vendetta”, 2005; fonte: talkymedia.it

Dopo un’iniziale azione terroristica il 5 novembre del 2019 (anniversario della congiura cattolica di Guy Fawkes), le strade di V e Evey si incrociano, tra alti e bassi, per circa un anno. Tra i due nasce una forte connessione sentimentale, cementata dalla volontà di rivalsa nei confronti del regime. V inizia a pianificare la più grande delle azioni dimostrative: la distruzione del Parlamento britannico, programmata per il 5 novembre 2020. L’anarchico mascherato però non si accontenta, e riesce, in un agguato, ad eliminare sia l’Alto Cancelliere che il suo vice. Rimane però mortalmente ferito, e spira tra le braccia dell’amata Evey, che non può far altro che innescare le cariche. Quella stessa notte, i cittadini londinesi si risvegliano finalmente dal tepore, e sfilano indossando la maschera di Guy Fawkes, la maschera di V. Crollata finalmente l’era totalitaria, sorge l’alba di una nuova stagione di speranza. Proprio come il migliore degli eroi tragici di Alfieri, V ha condotto la sua eroica azione in modo individuale, in nome sia di una vendetta personale che di un più alto ideale di libertà. Ed il suo epilogo è perfettamente alfieriano, tra il tanto agognato tirannicidio ed il tragico sacrificio. La sua interpretazione anarco-individualista è profondamente legata, oltre al desiderio di vendetta, alla difesa della libertà, minacciata dalla peggiore delle malattie, il totalitarismo. Come un novello Gaetano Bresci, anarchico che uccise Umberto I, scagliandosi contro l’autoritarismo regio, V compie il suo cesaricidio eliminando i gerarchi che avevano portato ad una deriva che Alfieri mai si sarebbe immaginato, quella totalitaria.

Anonymous e WikiLeaks contro la tirannide mascherata da democrazia

Caso profondamente diverso è quello virtuale. Con l’iper-digitalizzazione della società infatti il terreno di scontro, almeno in parte, si è spostato dalle piazze alla Rete, con il flusso continuo di dati come una ghiotta occasione. È questo il caso di Anonymous, collettivo di hacktivists (crasi tra hacker e activists) nato nel 2003, famoso per le sue gesta informatiche. Celebri sono state numerose “occupazioni” virtuali, in quello che possiamo quasi definire un Sessantotto informatizzato. Vittime degli attacchi sono spesso state organizzazioni governative, con USA e Italia particolarmente colpite, o determinati settori della società colpevoli di qualche misfatto. L’organizzazione, che agisce sia in maniera coordinata che individuale, si schiera in particolar modo contro la violenza, e in generale contro l’estremismo, spesso destrorso. Diversi sono stati gli attacchi al Ku Klux Klan, con Anonymous che ha comunque prontamente dichiarato di essere intervenuta non a causa degli ideali xenofobi, ma per delle minacce di aggressione. In Italia vale citare l’attacco al Sindacato Autonomo di Polizia dopo l’assoluzione dei presunti responsabili dell’omicidio Cucchi. Bollare l’organizzazione come tendente a sinistra, considerati gli obbiettivi colpiti, sarebbe però riduttivo ed errato: nel 2012 sono stati infatti attaccati centinaia di siti israeliani, dopo un’efferata offensiva militare contro i palestinesi. Sempre del 2012 è il blocco del sito ufficiale del Vaticano, contestato per il suo conservatorismo discriminante e per i deprecabili casi di pedofilia. Questa serie di attacchi, sicuramente eversivi ed illegali, mostrano un’ideologia di fondo non priva di contraddizioni. Se infatti più che a sinistra verrebbe da collocare il collettivo negli ambienti anarchici, le azioni si manifestano come una sostanziale sollevazione contro le forme di autoritarismo moderno. Autoritarismo che, a detta non solo degli hacktivists, è spesso individuabile anche nelle più aperte democrazie occidentali, da decenni simbolo della liberazione dalle catene di regni, autoritarismi e totalitarismi. Quanto ci sia però di legittimo, al di là della semplice infrazione delle leggi, nell’azione di Anonymous, è un tema scottante: interpretare gli attacchi informatici come delle semplici forme di protesta pacifica sarebbe forse riduttivo, esasperarli come una sorta di coercizione informatica sarebbe esagerato.

Julian Assange; fonte: limesonline.com

Altro fenomeno virtuale al centro di parecchio controversie è stato sicuramente WikiLeaks. Nato nel 2006 come un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, il sito si pone come obbiettivo il portare “alla luce comportamenti non etici di governi e aziende”. Per quanto nobile possa essere idealmente la causa, torbidi sono i contorni anche di questa vicenda. L’organizzazione, fondata tra gli altri da Julian Assange, raccoglie infatti documenti segreti in forma anonima, e li pubblica sul proprio sito. L’oscurità delle fonti di per sé sarebbe un elemento negativo, soprattutto dal punto di vista dell’autenticità, ma le piccate reazioni dei soggetti coinvolti, governi o diplomatici che siano, sono sostanzialmente un’implicita conferma della veridicità del materiale: perché scaldarsi tanto per delle fantasiose panzane? Nel corso degli anni WikiLeaks ha pubblicato informazioni sui più disparati temi: dal caso di Guantanamo alla guerra in Afghanistan, dalle corrispondenze private tra i diplomatici a materiale top secret della CIA. Le più potenti istituzioni sono state colpite dall’attività dell’organizzazione, tra spionaggio virtuale e misteriosi informatori, che ha gettato luce su alcune delle pagine più oscure del recente passato. La missione etica e democratica di Assange è stata, non a caso, sostenuta da Anonymous: è del 2010 la campagna di attacchi a siti (come Amazon, PayPal e Visa) che si erano schierati apertamente contro WikiLeaks, ma non contro altre organizzazioni dell’estrema destra. Quanto ci sia di alfieriano nell’azione combinata di Anonymous e WikiLeaks non è ben chiaro, ma la battaglia in nome della libertà è aperta, e combattuta con metodi non sempre ortodossi. Non si giungerà all’estremo sacrificio per questi paladini del Web, che tutto sono tranne che privi di scheletri nell’armadio. Ma la liberà vale il loro impegno e la loro dedizione, e lo sa bene Julian Assange, ora incarcerato in Regno Unito dopo aver passato sette anni confinato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Forse non è più il tempo degli eroi tragici alla Alfieri. Forse è il tempo di un’anonima sommossa virtuale, con le facce coperte dalla sorridente maschera di V e Guy Fawkes.

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